L’Origine del “lei”: perché usiamo il pronome di cortesia
I pronomi di cortesia “lei” e “voi” sono nati per non riferirsi in maniera diretta alla persona con cui si interloquiva, per evitare scortesie. In origine si utilizzavano gli aggettivi “vossignoria”, “vostra eccellenza”, e in Vaticano anche il Pluralis Maiestatis. Questi pronomi mantengono ancora oggi il loro ruolo di rispettosa distanza.
Origini storiche dei pronomi di cortesia
Spesso e volentieri usiamo i pronomi di cortesia, “lei” o “voi”, quando parliamo con qualcuno che non conosciamo, come segno di rispetto e buone maniere. Ma da dove arriva l’usanza del dare del “lei” e del “voi”? Da molto lontano, precisamente dai tempi della cultura cortese dell’Alto Medioevo (intorno all’XI e XII secolo), in cui il “voi” veniva usato per evitare un riferimento diretto alla persona con cui si interloquiva e con cui non si aveva familiarità o confidenza, perché in quel caso dare del “tu” sembrava scortese. Usare questo pronome permetteva infatti una certa distanza (talvolta anche deferenza) tra l’oratore e chi gli stava davanti, mantenendo così un tono formale, ed è così ancora oggi. Il “lei”, che è l’evoluzione del “voi”, è arrivato solo nel diciottesimo secolo.
Evoluzione dell’uso del “lei”
Come potrete immaginare, entrambi gli appellativi si usavano soprattuto con persone dell’alta società o autorità, come regnanti, nobili, aristocratici e figure religiose. Prima dei pronomi di cortesia, si utilizzavano aggettivi come “vossignoria”, “vostra altezza”, “vostra grazia” ed “eccellenza”. Questi titoli, ormai desueti, erano cruciali per mantenere le gerarchie sociali e il rispetto.
Con il tempo, il “lei” ha iniziato a prevalere perché più adatto per rivolgersi agli altri senza connotazioni di distanza e superiorità. Questa forma di cortesia ha permesso di ridurre le distanze tra le classi sociali, rendendo il rispetto verbale più accessibile e meno esclusivo.
Il ruolo del Pluralis Maiestatis
A quei tempi – e per molti secoli a venire – per esprimere la dignità papale e la maestosità del ruolo, il Pontefice utilizzava il Pluralis Maiestatis. Questo significava parlare di se stesso alla prima persona plurale (noi) anziché al singolare. Questo uso enfatizzava la sua autorità e il suo ruolo solenne. Tuttavia, è stato abbandonato nel secolo scorso.
Con il pontificato di Paolo VI (1963-1978), il Pluralis Maiestatis è stato sostituito da un linguaggio più semplice e diretto. Paolo VI preferì avvicinarsi ai fedeli con un tono più accessibile e meno formale. Questo cambiamento rifletteva una nuova era di comunicazione più inclusiva nella Chiesa.
Diffusione del “voi” nel Rinascimento
Con il Rinascimento il “voi” si è esteso anche a persone non aristocratiche in quasi tutte le parti d’Italia, consolidandosi con i conoscenti e gli sconosciuti con cui si aveva a che fare. Oggigiorno, a parte le zone centrali d’Italia (soprattutto quelle rurali) di Abruzzo e della Ciociaria dove il “voi” e il “lei” non si sono mai affermati, si usa il “lei” (soprattutto al Nord Italia). Solo in Sicilia è rimasto, tra gli anziani, il “vossia”, una forma contratta del pronome di cortesia “voi”.
L’evoluzione moderna del “lei”
L’uso del “lei” è una forma più moderna, sviluppatasi nel diciottesimo secolo come evoluzione del “voi”. Questa forma di cortesia ha permesso di ridurre le distanze tra le classi sociali. Il “lei” si è dimostrato adatto per rivolgersi agli altri senza la connotazione di distanza e superiorità che contraddistingue il “voi”.
Questa evoluzione è stata significativa perché ha democratizzato il rispetto verbale, rendendolo più accessibile. Usare il “lei” ha facilitato la comunicazione in contesti sia formali che informali, promuovendo un senso di uguaglianza. Questo cambiamento ha anche influenzato positivamente le relazioni sociali, permettendo un’interazione più inclusiva.
Il ritorno del “lei” nella società moderna
L’usanza del dare del lei è tornata alla ribalta a seguito del fastidio espresso dal conduttore televisivo Teo Mammuccari. È accaduto quando venne intervistato con la terza persona da Francesca Fagnani, conduttrice della nota trasmissione TV Belve. Questo episodio ha riacceso il dibattito sull’uso del lei.
Oggi, l’uso del lei è meno frequente, ma continua ad essere praticato nei contesti più formali e lavorativi. Nonostante la tendenza generale verso una comunicazione più informale, il lei mantiene il suo ruolo di segno di rispetto e buone maniere in situazioni specifiche.
Conclusione
Nel caso ve lo steste chiedendo, sì, i pronomi di cortesia esistono anche in altre lingue, soprattutto di origine latina (vous in francese, usted in castigliano e você in portoghese), ma anche nel russo, con il pronome vy. Gli inglesi sono i più democratici di tutti, in questo senso: il lei non esiste, c’è solo you, e vale per tutti senza distinzioni.
Redazione
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