Paraguay: gli Ayoreo incontattati a rischio sterminio, anche per colpa dell’industria del cuoio italiana

Survival International: «A rischio la sopravvivenza dell’ultimo popolo incontattato del Sud America sopravvissuto al di fuori dell’Amazzonia»

Gli Ayoreo-Totobiegosode del Paraguay, che precedentemente avevano bloccato l’autostrada trans-Chaco per attirare l’attenzione sull’inerzia del governo del Paraguay sulla distruzione della loro foresta. hanno chiesto alla Comisión Interamericana de Derechos Humanos  (CIDH) di salvare la loro foresta, che viene distrutta a uno dei tassi di deforestazione più alti al mondo mentre i loro parenti incontattati fuggono da un angolo all’altro di quel e resta della foresta, cercando rifugio dai bulldozer che avanzano sul loro territorio.

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Dal 1993, quando hanno presentato una richiesta formale per il titolo della loro terra, gli Ayoreo hanno cercato di proteggere la loro foresta dalla rapida espansione della frontiera agricola. Nel 2013, data la totale mancanza di volontà politica in Paraguay per far rispettare la legge e fermare la distruzione delle loro terre, gli Ayoreos hanno chiesto l’intervento della CIDH. Nel 2016, su proposta del governo del Paraguay hanno accettato di avviare negoziati formali per definire la propreietà della loro terra, ma dopo 5 anni e 42 incontri, la loro terra continua ad essere nelle mani delle imprese agroalimentari e la distruzione della loro foresta sta progredendo impunemente. Le  foto satellitari  dimostrano che gli Ayoreo attualmente vivono su un’isola circondata da monocolture forestali e allevamenti di bestiame. Di fronte a questa situazione, a giugno gli Ayoreo hanno annunciato il ritiro dai negoziati, e hanno chiesto ancora una volta alla CIDH di ordinare alle autorità paraguaiane di restituire loro la loro terra e di espellere le aziende agroalimentari che se ne sono impadronite.

Survival International spiega che «La foresta degli Ayoreo viene abbattuta per far spazio ad allevamenti di bestiame che soddisfano la domanda internazionale di carne e di cuoio. Gli studi indicano che queste esportazioni sono responsabili, per unità di peso, di più deforestazione di qualsiasi altra merce sulla terra. Il principale importatore di cuoio paraguaiano risulta essere l’Italia. E la compagnia italiana Pasubio, una delle più grandi concerie europee, è la principale acquirente di pellame paraguaiano proveniente da aree abbattute illegalmente, che viene poi destinato in gran parte al settore automobilistico. Secondo quanto documentato dal rapporto di Earthsight, nel 2018 l’Italia ha importato circa il 61% del cuoio paraguaiano. Secondo le stime del rapporto, l’italiana Pasubio, importerebbe da sola il 39% del cuoio paraguaiano. Un altro grosso acquirente italiano è il Gruppo Mastrotto. Tra le aziende automobilistiche che acquistano cuoio proveniente da allevamenti responsabili del disboscamento illegale della foresta Ayoreo, sempre secondo il rapporto di Earthsight, ci sono BMW e Jaguar Land Rover».

Sebbene la maggior parte degli Ayoreo-Totobiegosode siano stati contattati con la forza dai missionari evangelici americani della famigerata New Tribes Mission alcuni anni fa, un numero imprecisato vive tuttora incontattato nell’ultima isola verde, in continua diminuzione. All’inizio di quest’anno, un gruppo isolato è entrato in contatto con una comunità di parenti stanziali per denunciare la distruzione della foresta ed è poi tornato nel suo rifugio.

Porai Picanerai, leader Ayoreo-Totobiegosode contatto forzatamente dalla New Tribes Mission nel 1986, aveva avvertito già a giugno che «I miei parenti incontattati stanno soffrendo e sono in pericolo perché ora hanno a malapena lo spazio per vivere. Ci sono molti esterni che occupano la nostra terra e bruciano la foresta per far spazio alla produzione di carne. Dopo aver preso parte alla maggior parte dei 42 incontri, posso confermare che il governo non mantiene la sua parola, che mente e che non vuole proteggere il mio popolo né restituirci la terre dove abbiamo sempre vissuto e di cui ci siamo presi cura. Potremo convincere il governo a intervenire per il mio popolo solo rivolgendoci a organismi esterni come la Commissione».

La ricercatrice di Survival International Teresa Mayo conclude: «Gli Ayoreo-Totobiegosode hanno invocato la sospensione dei negoziati perché il governo stava solo cercando di tirarla per le lunghe, lasciando contemporaneamente campo libero alla distruzione dilagante della foresta degli Ayoreo. Lo Stato sa che per condannare a morte gli Ayoreo incontattati basta semplicemente non fare nulla e, se per il governo la soluzione al “problema” è lo sterminio di un popolo, allora stiamo parlando di genocidio».

Fonte: greenreport.it

 

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