È morto, purtroppo, il cucciolo di foca monaca avvistato in Puglia

Non è servito il pronto intervento di Ispra e della Task Force. Ma ecco cosa fare in caso di avvistamento di una foca monaca

Purtroppo non ce l’ha fatta il cucciolo femmina di foca monaca del Mediterraneo (Monachus monachus), di circa sei mesi, ritrovato e recuperato il 27 gennaio a marina di Torchiarolo, una spiaggia di Torre San Gennaro, non lontano dalla centrale Enel di Cerano, a Torchiarolo (Brindisi) da un team di esperti dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale Ispra) e del personale specializzato nell’intervento veterinario su questo gruppo di animali della stazione zoologica di Napoli, assistiti dai carabinieri forestali, dalla polizia locale di Torchiarolo e al personale Asl. Probabilmente era lo stesso animale che era stato avvistato il 25 gennaio sulla spiaggia di Frigole, in Salento

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Il cucciolo era in evidenti difficoltà, ferito, con diverse escoriazioni, era stato ritrovato accanto a uno stabilimento balneare ed era stato prontamente segnalato da una persona che passeggiava sulla spiaggia. San Gennaro, comune Torchiarolo (BR). Inizialmente, a prima vista le condizioni del cucciolo non erano apparse gravi, ma in seguito si sono rivelate critiche, è stato messo al sicuro, tenuto sotto sorveglianza medica per tutta la notte, ma è deceduto stamattina. Ispra spiega che «L’esemplare si presentava in stato emaciato, letargico (bassa reattività agli stimoli), dispnoico (difficoltà nella respirazione) anemico ed apatico. Sono stati immediatamente effettuati esami ematochimici e tamponi microbiologici, sempre alla presenza dei veterinari Asl e dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale competenti. Sono stati somministrati antibiotico di copertura ed idratazione; il cucciolo ha continuato a respirare affannosamente e, nonostante le prime cure somministrate, durante le prime ore di questa mattina, 28 gennaio, l’esemplare è deceduto. Sono state informate le Autorità sanitarie e le Forze dell’Ordine competenti; seguiranno, a breve, le indagini necroscopiche presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale. L’esemplare sarà analizzato in maniera conservativa, evitando cioè di danneggiare scheletro e pelliccia, per consentirne poi l’esposizione, per fini didattico-scientifici, al Museo di competenza sul territorio». Subito dopo il primo avvistamento del giovane esemplare, probabilmente i un animale in dispersione come usa fare questa specie, per monitorare il fenomeno e garantire un’efficace collaborazione tra le Istituzioni presenti sul territorio, è stato attivato un coordinamento tra Ispra, Arpa Puglia, Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera e Carabinieri Forestali.

La morte di questo cuccolo è una bruttissima notizia, all’Ispra spiegano che il giovane esemplare di foca monaca fa parte di una delle specie di mammiferi marini più minacciate: «La sua popolazione complessiva è stimata intorno a 700 esemplari distribuiti tra le coste del Sahara atlantico e delle isole Desertas e le principali colonie riproduttive situate in Grecia, Turchia e Cipro. Erano diversi decenni che non si avevano prove documentate di un esemplare così giovane in Italia e per questo il ritrovamento di un giovanissimo esemplare riveste particolare importanza». Ispra ricorda che «La foca monaca è una delle specie protette dalla legge italiana che ne vieta l’uccisione, la cattura, ed il disturbo. In caso di un avvistamento, va ricordato che un comportamento rispettoso delle esigenze di un animale selvatico è l’azione più adeguata da compiere per salvaguardare la fauna selvatica». Per questo l’agenzia ambientale italiana spiega cosa bisogna fare in caso di avvistamento di una foca monaca:

  • ridurre immediatamente ogni potenziale disturbo generato dalla vicinanza umana all’esemplare ed allertare immediatamente le autorità marittime competenti (Capitaneria di Porto – tel. 1530), segnalando l’evento e continuando ad osservare l’esemplare annotando il comportamento ed i dettagli fisici dell’esemplare avvistato;
  • in ambiente emerso (spiaggia o roccia) è fondamentale mantenere una distanza di sicurezza dall’esemplare per evitare di disturbarlo ed allontanarlo dal sito in cui sta riposando;
  • mantenere il massimo silenzio ed allontanarsi lentamente evitando movimenti bruschi che possano spaventare l’esemplare, fino a raggiungere una distanza di sicurezza di almeno 50 metri di raggio intorno all’esemplare;
  • evitare il contatto fisico con l’esemplare e il lancio di oggetti, fare richiami vocali o generare rumore in vicinanza di una foca che rappresentano motivo di disturbo e di stress per l’esemplare;
  • evitare di introdurre gli animali domestici nei luoghi frequentati dalle foche poiché potrebbero essere portatori di malattie per le foche e comprometterne la salute; in mare, occorre spegnere subito i motori dell’imbarcazione, mantenere il silenzio, e aspettare che l’animale continui il proprio percorso senza ostruirlo. Le foche, incuriosite, possono avvicinarsi ai natanti, ai subacquei ed alle imbarcazioni, ma in nessun caso devono essere disturbate, molestate e inseguite sia in acqua sia a terra; durante una nuotata o un’immersione, allontanarsi lentamente per non disturbare l’animale.
  • Qualora l’avvistamento dovesse verificarsi all’interno di una grotta, è importante allontanarsi in silenzio, evitando movimenti bruschi e mantenendosi vicino alle pareti senza ostruire il passaggio acquatico; non tentare di avvicinare una foca monaca con il suo cucciolo: lo stress provocato dalla vicinanza umana potrebbe provocare l’abbandono del cucciolo e mettere a rischio la sua sopravvivenza. Il disturbo al sito di riproduzione potrebbe indurre la femmina ad abbandonare quel luogo negli anni successivi.

“Ispra spiega che «L’esemplare si presentava in stato emaciato, letargico (bassa reattività agli stimoli), dispnoico (difficoltà nella respirazione) anemico ed apatico. Sono stati immediatamente effettuati esami ematochimici e tamponi microbiologici, sempre alla presenza dei veterinari Asl e dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale competenti. Sono stati somministrati antibiotico di copertura ed idratazione; il cucciolo ha continuato a respirare affannosamente e, nonostante le prime cure somministrate, durante le prime ore di questa mattina, 28 gennaio, l’esemplare è deceduto. Sono state informate le Autorità sanitarie e le Forze dell’Ordine competenti; seguiranno, a breve, le indagini necroscopiche presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale. L’esemplare sarà analizzato in maniera conservativa, evitando cioè di danneggiare scheletro e pelliccia, per consentirne poi l’esposizione, per fini didattico-scientifici, al Museo di competenza sul territorio».

Subito dopo il primo avvistamento del giovane esemplare, probabilmente un animale in dispersione come usa fare questa specie, per monitorare il fenomeno e garantire un’efficace collaborazione tra le Istituzioni presenti sul territorio, è stato attivato un coordinamento tra Ispra, Arpa Puglia, Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera e Carabinieri Forestali.

La morte di questo cuccolo è una bruttissima notizia, all’Ispra spiegano che il giovane esemplare di foca monaca fa parte di una delle specie di mammiferi marini più minacciate: «La sua popolazione complessiva è stimata intorno a 700 esemplari distribuiti tra le coste del Sahara atlantico e delle isole Desertas e le principali colonie riproduttive situate in Grecia, Turchia e Cipro. Erano diversi decenni che non si avevano prove documentate di un esemplare così giovane in Italia e per questo il ritrovamento di un giovanissimo esemplare riveste particolare importanza».

Ispra ricorda che «La foca monaca è una delle specie protette dalla legge italiana che ne vieta l’uccisione, la cattura, ed il disturbo. In caso di un avvistamento, va ricordato che un comportamento rispettoso delle esigenze di un animale selvatico è l’azione più adeguata da compiere per salvaguardare la fauna selvatica».

Per questo l’agenzia ambientale italiana spiega cosa bisogna fare in caso di avvistamento di una foca monaca:

ridurre immediatamente ogni potenziale disturbo generato dalla vicinanza umana all’esemplare ed allertare immediatamente le autorità marittime competenti (Capitaneria di Porto – tel. 1530), segnalando l’evento e continuando ad osservare l’esemplare annotando il comportamento ed i dettagli fisici dell’esemplare avvistato;   in ambiente emerso (spiaggia o roccia) è fondamentale mantenere una distanza di sicurezza dall’esemplare per evitare di disturbarlo ed allontanarlo dal sito in cui sta riposando;          mantenere il massimo silenzio ed allontanarsi lentamente evitando movimenti bruschi che possano spaventare l’esemplare, fino a raggiungere una distanza di sicurezza di almeno 50 metri di raggio intorno all’esemplare; evitare il contatto fisico con l’esemplare e il lancio di oggetti, fare richiami vocali o generare rumore in vicinanza di una foca che rappresentano motivo di disturbo e di stress per l’esemplare; evitare di introdurre gli animali domestici nei luoghi frequentati dalle foche poiché potrebbero essere portatori di malattie per le foche e comprometterne la salute; in mare, occorre spegnere subito i motori dell’imbarcazione, mantenere il silenzio, e aspettare che l’animale continui il proprio percorso senza ostruirlo. Le foche, incuriosite, possono avvicinarsi ai natanti, ai subacquei ed alle imbarcazioni, ma in nessun caso devono essere disturbate, molestate e inseguite sia in acqua sia a terra; durante una nuotata o un’immersione, allontanarsi lentamente per non disturbare l’animale. Qualora l’avvistamento dovesse verificarsi all’interno di una grotta, è importante allontanarsi in silenzio, evitando movimenti bruschi e mantenendosi vicino alle pareti senza ostruire il passaggio acquatico; non tentare di avvicinare una foca monaca con il suo cucciolo: lo stress provocato dalla vicinanza umana potrebbe provocare l’abbandono del cucciolo e mettere a rischio la sua sopravvivenza. Il disturbo al sito di riproduzione potrebbe indurre la femmina ad abbandonare quel luogo negli anni successivi.

Fonte: www.greenreport.it

Condiviso da: www.blueplanetheart.it

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