I gatti sono come i bimbi: sono affettuosi e hanno bisogno di noi per sentirsi sicuri

I gatti sono spesso accusati di essere indipendenti, egoisti ed opportunisti, ma la scienza (oltre che l’esperienza) ha dimostrato che la realtà è ben diversa. I gatti creano legami stretti con noi umani e il modo in cui si comportano in nostra presenza e assenza dimostra anche il tipo di attaccamento: ecco perché sono come i bambini.

Ingiustamente accusati di essere opportunisti, i gatti sono spesso considerati animali indipendenti che non instaurano relazioni con gli esseri umani con cui vivono. Anni di convivenza con i gatti hanno dimostrato a chiunque abbia vissuto con questi animali che la realtà è però ben diversa. A dimostrarci i legami che i gatti instaurano con i loro umani è un nuovo studio che svela anche come il profilo sicuro e insicuro di questi animali sia identificabile proprio dal modo in cui si relazionano con noi, un modo che è uguale a quello dei bambini con i loro genitori. Ecco cosa c’è da sapere.

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I gatti si relazionano con noi? Creano legami con noi? E questi legami ci possono dire se loro si sentano sicuri o insicuri? Per rispondere a queste domande, e sfatare il mito del gatto come animale schivo e anaffettivo, gli scienziati hanno effettuato alcuni test simili a quelli utilizzati per valutare l’attaccamento di cani e bambini nei confronti delle persone che si prendono cura di loro.

Per testare quanto le persone siano una ‘base sicura’ (un punto di riferimento a cui affidarsi e di cui fidarsi) e come il legame di attaccamento influenzi il comportamento dei gatti in un ambiente sconosciuto, gli scienziati hanno coinvolto alcuni binomi uomo-gatto. Durante l’esperimento, è stato chiesto alle persone di entrare in una stanza con il loro gatto, quindi un ambiente sconosciuto per l’animale, e di restarci insieme per due minuti. Successivamente i gatti sono stati lasciati da soli per due minuti, e per altri due minuti le persone sono state fatte rientrare. Questa dinamica dell’esperimento ha permesso agli scienziati di osservare i cambiamenti nel comportamento dei gatti, prima, durante e dopo il distacco dai loro proprietari.

I dati raccolti hanno dimostrato che al ritorno dei loro proprietari, dopo i due minuti di assenza, i gatti che avevano un attaccamento sicuro alla persona erano meno stressati e bilanciavano la loro attenzione tra la persona e l’ambiente circostante. Ad esempio, continuavano ad esplorare la stanza. Diversamente, i gatti che avevano un attaccamento insicuro mostravano segni di stress come contrarre la coda e leccarsi le labbra, o stare lontano dal proprietario (evitamento) o aggrapparsi a lui saltando in grembo e non muovendosi (ambivalenza)

Nello specifico, il 64,3% dei gatti si è dimostrato sicuro, identificando nel proprietario una ‘base sicura’, mentre il 35,7% dei gatti si è dimostrato insicuro, non riuscendo dunque ad identificare nel proprietario una ‘base sicura’.

I test non sono finiti qui. Ai partecipanti è stato chiesto di seguire un percorso di socializzazione per sei settimane con il loro gatto al termine del quale l’esperimento è stato ripetuto. I risultati ottenuti non hanno evidenziato alcun cambiamento nel comportamento dei gatti.

Questo cosa dimostra? “Una volta stabilito uno stile di attaccamento tra il gatto e il suo proprietario, sembra rimanere relativamente stabile nel tempo, anche dopo un intervento di educazione e socializzazione”, ha spiegato Kristyn Vitale, autrice dello studio.

L’aspetto interessante di questo studio è che gli esperti hanno scoperto come i gatti formino legami di attaccamento con gli esseri umani che sono simili a quelli dei bambini con i loro genitori, anche a livello percentuale. Ricerche passate hanno infatti dimostrato che il 65% dei bimbi sviluppa un attaccamento sicuro coi genitori.

In conclusione, i gatti, come i cani e i bambini, si legano molto a noi e ci considerano il loro punto di riferimento a cui chiedere aiuto quando hanno bisogno.

Lo studio, intitolato “Attachment bonds between domestic cats and humans”, è stato pubblicato su Current Biology.

Zeina Ayache

Fonte:scienze.fanpage.it 

 

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