Il collegamento esistenziale tra Sumeri e gli antichi egiziani.- 2° capitolo

Archeologia -A Telloh, così come a Nippur, gli archivi del tempio non sono stati ritrovati nel tempio propriamente detto, ma in un monticello periferico. A sud-est del quartiere del tempio vi era, infatti, un monticello triangolare, con un’altezza media di circa sette metri e un’area di 52.000 m². In questo luogo sono stati ritrovati numerosissimi frammenti di tavolette d’argilla, datati a metà del terzo millennio a.C. Si tratta in gran parte di tavolette matematiche, registri, archivi e documenti di carattere letterario. Inoltre, quasi proprio di fronte al tempio, è stato dissotterrato un grande palazzo, probabilmente del periodo cassita.
I vari documenti ritrovati, soprattutto del periodo persiano, hanno permesso di gettar luce sulle condizioni della città e la gestione del Paese nel periodo persiano (quinto secolo a.C.) L’intera città di Nippur sembra essere a quel tempo soltanto un appannaggio del tempio. Il tempio, infatti, era un grande latifondista e possedeva sia i poderi che le terre da pascolo. Dai vari documenti ritrovati si è potuto inoltre ricostruire le liste degli stipendi dei funzionari del tempio.
Negli strati superiori di questi monticelli è stata inoltre ritrovata una grande città ebrea, datata circa all’inizio del periodo arabo. Tuttavia, i nomi ebrei che compaiono nei documenti persiani scoperti a Nippur, indicano che l’insediamento degli ebrei in questa città deve essere datato a un periodo anteriore e la scoperta su alcune tavolette del nome del canale Kabari suggerisce che l’insediamento ebreo dell’esilio, sul canale Chebar, a cui partecipò Ezechiele, possa trovarsi da qualche parte vicino a questi luoghi, se non essere addirittura la stessa città di Nippur. Hilprecht effettivamente credeva che il Kabari corrispondesse allo Shatt-en-Zero. Della storia e delle condizioni di Nippur nel periodo arabo sappiamo ben poco dagli scavi, ma da fonti esterne sembra che la città sia stata la sede di una diocesi cristiana nel tardo dodicesimo secolo d.C.
Gli scavi a Nippur sono stati tra i primi a rivelarci la grande antichità della civiltà babilonese e, come già detto, ci restituiscono una perfetta visione dei successivi sviluppi di questa civiltà, grazie ad una occupazione continua che va dal 5000 a.C. fino al Medio Evo. Ma nonostante Nippur sia stata quasi completamente esplorata più di ogni altra città babilonese, eccetto Babilonia e Lagash, soltanto una piccola parte delle sue antiche rovine sono state esaminate nel 1909. Gli scavi a Nippur sono infatti particolarmente difficili e costosi a causa dell’inaccessibilità del sito e della pericolosità delle terre circostanti ed ancora di più a causa della massa immensa di residui sotto cui sono sepolte le rovine babilonesi più antiche.

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Drehem era un sobborgo di Nippur. Alcuni dei suoi archivi cuneiformi si trovano al museo reale di Ontario, Toronto. Negli archivi di Drehem ci sono testi economici neo-sumerici ed abbastanza tavolette cuneiformi da consentire una descrizione della sua amministrazione.

Shuruppak – ? – Ninlil (moglie di Enlil) Shuruppak (chiamata anche Curuppag) è un’antica città sumerica che originariamente si ergeva sulle rive del fiume Eufrate. Il suo nome significherebbe “il luogo della guarigione”.
Oggi le suo rovine si trovano nell’odierna Fara, situata a sud di Nippur, sulle rive dell’Eufrate in quella che oggi è Al-Qādisiyyah, nel centro-sud dell’Iraq. I primi scavi furono condotti nel 1902 dal “Deutsche Orient-Gesellschaft”. Tra i ritrovamenti più significativi vi sono rovine di case ben costruite, tavolette di argilla in cuneiforme con i registri amministrativi e liste di parole, indicanti una società fortemente sviluppata.
La città di Shuruppak era dedicata a Sud, chiamata anche Ninlil, la dea del grano. Shuruppak era infatti una città di stoccaggio e distribuzione del grano ed ebbe più sili di qualunque altra città sumerica.
L’insediamento di Shuruppak iniziò a svilupparsi nel primo periodo di Jemdet Nasr e fu abbandonato prima del tardo periodo babilonese.
Nella versione WB-62 della lista dei re sumeri sono accennati due re/capi di Shuruppak]. I nomi dei due re sono: SU.KUR.LAM, che regnò per 8 (shar) anni e suo figlio Ziusudra che regnò per 10 (shar) anni.
Shuruppak è indicata nelle leggende sumeriche come il luogo del diluvio universale, che distrusse tutta l’umanità tranne un superstite, Ziusudra appunto. A questi fu ordinato da un dio di costruire un’arca, che l’avrebbe salvato dal disastro. Dopo il diluvio l’uomo e tutti gli altri esseri viventi vennero ricreati e allo stesso Ziusudra fu donata la vita eterna. Ziusudra corrisponde alla figura di Utnapishtim nell’epopea di Gilgamesh e al Noè biblico.
All’inizio del periodo protodinastico I a Shuruppak avvenne effettivamente una grande inondazione ad opera del Tigri e dell’Eufrate, attestata attraverso ritrovamenti archeologici e datata col radiocarbonio al 2900 a.C. circa. Le ceramiche colorate che si trovano sotto lo strato dell’inondazione sono datate al periodo di Jemdet Nasr che ha immediatamente preceduto il periodo protodinastico I. L’inondazione dei due fiumi ha lasciato molti depositi a Shuruppak, Uruk e Kish.
Gli scavi più recenti di Shuruppak sono descritti in questo documento.

Marad – ? – Ninurta Marad (Sumero: Mar.da, attualmente sito di Tell Wannat es-Sadum, Iraq) era un’antica città Sumera. Marad fu costruita nei pressi dell’allora braccio occidentale del fiume Eufrate, a ovest di Nippur (moderno Iraq), circa 50 km a sudest di Kish, sul fiume Arahtu. Essa copra un’area di circa 124 ettari (50 arc) e ebbe ulna popolazione stomata di circa 5000 abitanti.
Lo ziggurat della città, E-igi-kalama fu dedicato a Ninurta , il dio della terra e dell’aratro, caddie in rovina e fu poi ricostruita da uno dei figli del Re accadico Naram-Sin, e fu messa sotto la tutela di Lugalmarada (also Lugal-Amarda). La città fu poi conquistata dagli Accadi dal loro Re Sargon

STORIA -Marad fu fondata presumibilmente all’inizio del III millennio a.C., durante il I periodo protodinastico Sumero

ARCHEOLOGIA– I primi scavi effettuati a Marad furono fatti da un team dell’Università di Al-Qadisiyyah (Iraq) nel 1990 da Naal Hannoon, e dal 2005 al 2007 continuati da Abbas Al-Hussainy.

Kish (in sumero KIŠKI, moderna Tall al-Uhaymir) è un’antica città sumera situata 12 chilometri a est di Babilonia, vicino al moderno Tel el-ehêmir, e a circa 80 chilometri a sud di Baghdad, nel governatorato di Babil (Iraq). Nacque nel V-IVmillennio a.C. dopo la formazione della prima città sumera di Eridu, che, secondo la tradizione, era ritenuta essere una creazione divina collocata alle origini stesse della formazione del mondo.
Una lista reale sumera afferma che fu la prima città ad avere dei sovrani dopo il Diluvio. La divinità protettrice della città era Zababa.
Kish fu il primo grande centro della civiltà sumerica e fra le sue mura vide la luce la prima dinastia di regnanti sumeri con cui si fa iniziare il periodo secondo protodinastico (2700-2600).
A detenere il potere politico di Kish era il re e non l’en, cioè il gran sacerdote. Proprio a testimonianza di ciò, molti regnanti successivi, anche dopo la caduta politica della città, si fregiarono dell’appellativo di Šar kiššati, cioè di Re di Kish.
Il titolo era probabilmente molto più che un vezzo dei potenti. La regione dell’Eufrate del settore di Kish, infatti, aveva un importantissimo peso strategico per tutta la Mesopotamia: chi deteneva il potere su quella zona aveva il controllo su gran parte dei canali di irrigazione che attraversavano tutta la regione.

Sippar – ? – Utu (sole) Sippar (sumerico Zimbir, significato: “città uccello”), fu una città mesopotamica dell’Antichità, di cultura prima sumerica e poi babilonese.
Era situata a metà strada fra Tigri ed Eufrate, nel punto in cui i due fiumi nel loro scorrere più si avvicinano fra loro. La sua posizione ne giustifica la sua vocazione prettamente commerciale (una specie di Samarcanda mesopotamica). Sippar era la città che gli egizi chiamavano Tephzer.

E-Kishnugal – Dumuzi Nella mitologia sumera, Dumu-zi-Abzu (equivalente al Tammuz babilonese[1]) era il dio della vegetazione che si rinnova ad ogni anno. Grazie alla vasta documentazione rinvenuta dagli archeologi, i culti legati al dio Dunuzi/Tammuz si possono ricostruire con molta precisione.
Il nome accadico/babilonese Tammuz si è mantenuto fino ai nostri giorni nelle lingue semitiche, indicando il decimo mese del calendario ebraico (giugno/luglio ca.) ed il mese di luglio del calendario Gregoriano in lingua araba
Nella lista reale sumerica Dumuzi è anche indicato come secondo sovrano della mitica I dinastia di Uruk. Nel poema del ciclo epico sumerico a lui dedicato le caratteristiche divine di Dumuzi si sovrappongono alle sue caratteristiche di sovrano (impegnato, in particolare, nello scontro tra Uruk e Aratta).
Tra le rappresentazioni di Dumuzi è particolarmente conosciuta quella del dio pastore, celebrato dagli allevatori di pecore che lo dicevano figlio di Duttur, la personificazione divina della pecora. Mentre gli allevatori di bovini lo dicevano figlio di Ninsûna, la personificazione divina dei bovini selvatici. La rinascita della vegetazione in primavera e la floridità dei pascoli era infatti la base di quelle economie.
Da alcuni testi appare una forma del dio chiamato “Dumuzi del grano”, legato all’agricoltura ma in particolar modo alla fabbrica della birra di grano, attività nata nella civiltà sumero-accadica.
Ancora, una forma del culto lo vede come il “dio bambino”, Damu, da collegare alla venerazione dei coltivatori degli alberi da frutta nel basso Eufrate. La mitologia di Damu si distacca parzialmente da quella generale di Dumuzi, non prevede i riti del matrimonio ma è particolarmente importante il rito della ricerca del dio morto.
I culti e la figura di Dumuzi sono strettamente legati a quelli della dea Inanna (Ishtar). Il matrimonio tra il giovane dio e la dea dell’amore era celebrato e messo in scena sacralmente ogni anno. La coppia Inanna Dumuzi, oltre al mito, venne celebrata nella letteratura non religiosa come esemplare di una relazione amorosa.

Il Corteggiamento nelle liriche Inanna e Dumuzi si incontrano la prima volta, e si innamorano, passa una giornata prima che si possano rivedere, così canta Inanna:
« Io, una fanciulla, ho atteso tutto il tempo, fin da ieri
Io, Inanna, ho atteso tutto il tempo, fin da ieri
ho atteso tutto il tempo, ho danzato
ho cantato tutto il giorno, fino a sera,
mi ha conosciuto! Mi ha conosciuto!
Il nobile, il pari di An mi ha conosciuto.
Il nobile ha preso la mia mano nella sua.
Ushumgalanna ha messo il suo braccio attorno alle mie spalle.
Dove mi stai portando? Toro selvaggio,
lasciami andare, devo tornare a casa!
Pari di Enlil, lasciami andare, devo tornare a casa!
Che bugia racconterò a mia madre?

Che bugia racconterò a Ningal? »

Il matrimonio sacro Rito centrale nel culto di Dumuzi è il matrimonio sacro, il rito assume aspetti e significati differenti per le diverse comunità che lo celebravano. Per i coltivatori di alberi da frutto il matrimonio rappresentava la pienezza della stagione, il momento della raccolta, il banchetto nuziale ricco e pieno di ogni genere disponibile, anche di ciò che non poteva essere conservato durante la stagione invernale. Per gli allevatori di bestiame l’enfasi andava invece sull’accoppiamento, impersonato da attori umani il rito di fertilità faceva coincidere la potenza generatrice del divino con l’atto sessuale.

***DESCRIZIONE DINASTIKO*** _Lo sviluppo di un sistema sofisticato di amministrazione condusse all’invenzione della scrittura dei numeri nel 3500 a.C. circa, della scrittura pittografica nel 3100 a.C. circa, e della scrittura sillabica nel 2600 a.C.

Morte e lamentazioni La morte del dio è comune a tutti i miti di Dumuzi (o Damu), ma è differente nei diversi testi rinvenuti. I motivi per la morte del dio restano genericamente vaghi.
Nel famoso poema Discesa di Inanna agli inferi il dio Dumuzi viene sacrificato in vece della dea.
Nel poema “Il sogno di Dumuzi”, il dio ha una premonizione del proprio destino e chiede a tutti gli esseri della natura di lamentarlo. Il dio ha diversi sogni che preconizzano la sua morte, secondo tali sogni una banda di briganti lo avrebbe ucciso lungo una strada, nonostante ciò spera di sfuggire al destino. In più occasioni, quando il dio è catturato e tutto sembra perso si rivolge ad un’altra divinità, Utu, e riesce a sfuggire. Al termine della vicenda, cercando rifugio in un ovile senza protezioni nel deserto, i suoi inseguitori lo raggiungono ed il destino si compie.
Alla morte del dio seguono le lamentazioni e la disperata ricerca da parte della sorella Geshtinanna, parzialmente ciò ricorda il mito egiziano di Iside e Horus ma il ritorno alla vita del dio, in questo caso Damu, è riportato in una sola composizione.

Fine secondo capitolo

TESTO E FOTO DI BEATRICE MUMMOLO RICERCATI DAL WEB e GOOGLE IMMAGINE .

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Primo capitolo: http://pianetablunews.wordpress.com/2012/02/12/il-collegamento-esistenziale-tra-sumeri-e-gli-antichi-egiziani/#more-1540

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