Il tilacino è ancora estinto?

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I fratelli Levi e Jarom Triffitt, ciclisti in viaggio per la Tasmania, hanno rinvenuto la scorsa settimana un cranio animale durante una delle loro escursioni in bicicletta. Un cranio che, secondo loro, apparterrebbe ad un tilacino, una specie data per estinta da quasi 80 anni.
Il tilacino (Thylacinus cynocephalus), altrimenti detto “lupo della Tasmania”, è stato forse il più grande carnivoro marsupiale che abbia mai popolato la Terra in epoche recenti. Nativo dell’Australia, della Tasmania e della Nuova Guinea, il moderno tilacino sembra aver fatto la sua comparsa intorno a 4 milioni di anni fa, sviluppando caratteristiche in comune con i canidi in quello che viene considerato un esempio da manuale di convergenza evolutiva.

Purtroppo, la sorte del tilacino non è stata delle più felici: iniziò a sparire dalla Nuova Guinea e dall’Australia oltre 2.000 anni fa, probabilmente sia per colpa dell’essere umano, sia per l’introduzione del dingo nelle aree che occupava.
Sebbene più grosso e dalle abitudini diverse, il tilacino era infatti meno versatile nella sua dieta rispetto all’onnivoro dingo, e possedeva un cranio meno resistente se messo a confronto con quello del canide.

Il fatto che il dingo divenne anche un compagno di caccia dell’uomo non fece altro che complicare le cose per il povero tilacino. Cacciato e ucciso per i danni che causava agli allevamenti locali, la popolazione di tilacini australiana raggiunse minimi storici quando gli europei iniziarono ad insediarsi.

Nei primi anni del 1900, la Tasmania era l’unica regione del mondo in cui, con moltissime difficoltà, si poteva osservare un tilacino. Tra il 1880 e il 1900, il governo tasmano iniziò ad incentivare la caccia al tilacino, pagando una sterlina per ogni testa di esemplare adulto consegnato alle autorità, e 10 scellini per un cucciolo.

Negli anni ’20 del secolo scorso, in Tasmania sopravvivevano ancora gli ultimi tilacini del pianeta. Ma la loro sorte era ormai segnata: l’ultimo tilacino ucciso in natura fu abbattuto nel 1930 da Wilf Batty, agricoltore di Mawbanna, e il fatto che le autorità decisero di proteggere la specie solo 59 giorni prima della morte dell’ultimo tilacino noto (deceduto in cattività il 10 luglio del 1936) non favorì di certo la conservazione di questo marsupiale.

Fino ad oggi si sono susseguiti diversi avvistamenti di possibili tilacini quanto meno discutibili, e non sono ancora state raccolte prove tali da poter dire con certezza che esistano ancora in natura esemplari di questa specie. Il tilacino è rimasto nella categoria di “specie in pericolo” fino agli anni ’80, dato che occorre aspettare almeno 50 anni dall’ultimo avvistamento per dichiarare una specie come estinta, e attualmente viene categorizzato come “probabilmente estinto”.

Trovare un cranio di tilacino quasi intatto dopo poco meno di 80 dal suo ultimo avvistamento è qualcosa che fa sicuramente notizia. Potrebbe indicare la presenza di una popolazione ancora sconosciuta di questi marsupiali in alcune delle isole australiane meno esplorate.

Il problema è che, come spesso accade in situazioni a cavallo tra la criptozoologia e la zoologia “ortodossa”, non si può semplicemente trovare un cranio e stabilire con certezza che si tratta di una determinata specie con una sola occhiata, e senza nessuna competenza in materia.

“Da quando è stato dichiarato estinto, ogni anno c’è chi dice di aver visto un tilacino” dice Andrew Pask, zoologo dell’Università di Melbourne ed esperto della storia evolutiva dei tilacini. “Ma non è mai stata fornita una prova a sostegno di queste dichiarazioni. Qualche anno fa in Australia ci fu una rivista che offrì un milione di dollari di ricompensa a chiunque fosse stato in grado di fornire prove dell’esistenza in natura di un tilacino vivo. A quel punto la gente si è precipitata nella ricerca del tilacino, ma nessuno ha mai concluso la ricerca. La Tasmania non è così grande, e anche le parti più inaccessibili non sono così inaccessibili…credo che se esistessero ancora li avremmo già scoperti”.

L’analisi del cranio, effettuata dai ricercatori del Queen Victoria Museum, ha determinato che si tratta dei resti di un canide non meglio identificato. Il cranio di un canide può trarre facilmente in inganno, specialmente i meno esperti: i tilacini avevano crani morfologicamente molto simili a quelli dei cani, ad eccezione di due denti frontali aggiuntivi.

I fratelli Triffitt, tuttavia, non si sono lasciati convincere dalla spiegazione degli zoologi, sostenendo che ci siano stati molti errori durante le analisi, e che condurranno le loro personali indagini per scoprire la verità.

In attesa dei loro risultati, l’avvistamento dei fratelli Triffitt va ad aggiungersi agli oltre 3.800 avvistamenti registrati dalla data della presunta estinzione. Ma nessuna prova conclusiva che i tilacini, o addirittura intere popolazioni, esistano ancora in natura, rimanendo nascoste dagli insediamenti umani e dalle missioni svolte per scovarli.

Fonte:http://www.ditadifulmine.com/2012/01/il-tilacino-e-ancora-in-vita.html