Pipistrelli che mangiano uccelli: un quadro del 1611 aveva anticipato una scoperta confermata solo nel 2025
Per molto tempo l’idea di pipistrelli che mangiano uccelli è sembrata appartenere più al mondo delle leggende che a quello della zoologia. Oggi, però, sappiamo che in Europa vive davvero una specie capace di catturare piccoli volatili in pieno volo durante la notte. La sorpresa non riguarda soltanto il comportamento di questo mammifero volante. Un dipinto realizzato nel 1611 dal pittore fiammingo Jan Brueghel il Vecchio raffigura infatti un grande pipistrello con un uccello stretto tra le fauci, un particolare che potrebbe aver immortalato questo comportamento oltre quattro secoli prima della sua conferma scientifica. Lo studio pubblicato nel 2025 sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) ha riportato l’attenzione su quell’opera, mostrando come arte e ricerca possano intrecciarsi in modo sorprendente. Questa vicenda offre così l’occasione per conoscere meglio la nottola gigante e capire come gli studiosi siano riusciti a documentare un comportamento rimasto invisibile per secoli.
La nottola gigante è davvero un pipistrello che caccia gli uccelli?
Tra i chirotteri europei, la nottola gigante (Nyctalus lasiopterus) occupa un posto del tutto particolare. È il più grande pipistrello del continente e, a differenza della maggior parte delle specie europee, non si nutre esclusivamente di insetti. Da tempo gli zoologi sospettavano che fosse in grado di predare anche piccoli passeriformi migratori durante i loro spostamenti notturni.
L’ipotesi non nasceva da semplici osservazioni occasionali. Nel corso degli anni, infatti, gli studiosi avevano individuato piume e altri resti di uccelli negli escrementi della specie, un indizio che lasciava pochi dubbi sulla presenza di prede alate nella sua dieta. Ciò che mancava era una prova diretta della caccia, indispensabile per comprendere in che modo avvenisse realmente.
La conferma è arrivata soltanto grazie alle moderne tecnologie di monitoraggio della fauna selvatica. Sensori miniaturizzati e dispositivi di tracciamento hanno consentito di seguire i movimenti dei pipistrelli durante l’attività notturna, rivelando una strategia di caccia inaspettata. Gli animali raggiungono quote elevate, intercettano gli uccelli migratori nel buio e riescono a catturarli senza interrompere il volo.
Osservare una scena simile è estremamente difficile. Tutto avviene nelle ore notturne, spesso a centinaia di metri dal suolo e con animali che si muovono ad alta velocità. È anche per questo motivo che sono serviti decenni di ricerche prima di ottenere una documentazione scientifica completa.
Come gli scienziati hanno dimostrato la caccia in volo della nottola gigante
Lo studio pubblicato nel 2025 rappresenta uno dei contributi più importanti alla conoscenza della biologia della nottola gigante. Grazie a dispositivi estremamente leggeri, progettati per non interferire con il comportamento degli animali, i ricercatori hanno registrato spostamenti, quota di volo e attività durante le battute di caccia.
Le osservazioni hanno evidenziato che questi pipistrelli sfruttano le rotte percorse dai piccoli uccelli migratori durante la notte. Pettirossi, balie e numerose specie appartenenti ai silvidi attraversano infatti il cielo europeo proprio nelle ore in cui i chirotteri sono più attivi. La nottola gigante sembra essersi adattata a sfruttare questa risorsa stagionale con una strategia altamente specializzata.
La ricerca ha inoltre dimostrato che il predatore non si limita a nutrirsi di animali già morti o debilitati, ma è perfettamente in grado di inseguire e catturare le proprie prede direttamente in volo. Si tratta di un comportamento rarissimo tra i pipistrelli, che rende questa specie un caso quasi unico nel panorama europeo.
Dal punto di vista evolutivo, questa scoperta evidenzia l’enorme capacità di adattamento dei mammiferi volanti a nicchie ecologiche molto specifiche. Per gli zoologi rappresenta anche un tassello fondamentale per comprendere le relazioni tra i predatori notturni e gli uccelli migratori.
L’aspetto forse più significativo è che la ricerca ha confermato ipotesi formulate già da molti anni. Gli indizi raccolti in passato erano numerosi, ma soltanto le moderne tecnologie hanno permesso di trasformare quei sospetti in una dimostrazione scientifica documentata.

Secondo gli autori, nell’angolo superiore destro è rappresentata una nottola gigante mentre cattura un uccello, un comportamento osservato per la prima volta solo nel 2025. Immagine tratta da Romero–Vidal et al., 2026.
Il quadro del 1611 che potrebbe aver raccontato tutto con quattro secoli di anticipo
La parte più affascinante di questa storia arriva però dal mondo dell’arte. Analizzando il dipinto Aria, realizzato nel 1611 da Jan Brueghel il Vecchio, alcuni studiosi hanno individuato un particolare rimasto praticamente inosservato per oltre quattro secoli. Nell’angolo superiore dell’opera compare infatti un grande pipistrello raffigurato mentre trasporta un piccolo uccello tra le fauci.
Secondo gli autori dello studio, le caratteristiche dell’animale risultano compatibili con il genere Nyctalus. Il mantello bruno-rossastro, le ali allungate e le orecchie relativamente corte richiamano infatti proprio la nottola gigante, o comunque una specie molto vicina.
Naturalmente non è possibile stabilire con certezza che Brueghel abbia assistito personalmente a quella scena. Tuttavia il pittore trascorse diversi anni in Italia alla fine del Cinquecento, un’area dove la presenza della specie è più frequente rispetto al Belgio. Per questo gli studiosi ritengono plausibile che abbia osservato direttamente l’animale oppure raccolto testimonianze da naturalisti e cacciatori dell’epoca.
Il caso dimostra come alcune opere artistiche possano custodire preziose informazioni sulla storia naturale, offrendo dettagli che acquistano un significato completamente nuovo alla luce delle conoscenze scientifiche attuali.
Quando arte e scienza raccontano la stessa realtà
L’opera di Jan Brueghel non rappresenta un episodio isolato. Molti dipinti rinascimentali e barocchi colpiscono ancora oggi per l’accuratezza con cui raffigurano animali e piante, tanto da diventare oggetto di studio anche per zoologi, botanici e storici della biodiversità.
Nel caso di Aria, il collegamento con la recente ricerca dimostra come una rappresentazione artistica possa conservare osservazioni realistiche rimaste prive di una spiegazione per secoli. Un quadro non costituisce una prova scientifica, ma può comunque testimoniare ciò che gli artisti avevano osservato nel mondo naturale.
Un esempio altrettanto noto è quello del De arte venandi cum avibus, il trattato sulla falconeria commissionato da Federico II di Svevia e conservato presso la Biblioteca Vaticana. Tra le sue illustrazioni compare un cacatua australiano raffigurato circa quattro secoli prima della scoperta ufficiale dell’Australia, segno che alcune conoscenze potevano circolare molto prima della loro documentazione storica.
Vicende come questa ricordano che arte e scienza non seguono percorsi paralleli, ma spesso finiscono per incontrarsi. Gli artisti del passato osservavano con attenzione il mondo naturale, mentre i ricercatori di oggi possono reinterpretare quelle immagini grazie a strumenti e conoscenze impensabili fino a pochi anni fa.
La storia della nottola gigante rappresenta uno degli esempi più affascinanti di questo dialogo tra passato e presente. Un dettaglio dipinto nel Seicento non sostituisce la ricerca moderna, ma acquista oggi un valore completamente diverso grazie alle prove raccolte dagli studiosi, mostrando come la conoscenza possa evolversi nel tempo.
Conclusione
La conferma che esistono pipistrelli che mangiano uccelli rappresenta una delle scoperte più sorprendenti degli ultimi anni nel campo della zoologia europea. Ancora più straordinario è il fatto che un dipinto realizzato nel 1611 sembri aver documentato lo stesso comportamento secoli prima che fosse verificato dalla scienza. Grazie alle moderne tecnologie di monitoraggio, oggi sappiamo che la nottola gigante può intercettare e catturare piccoli uccelli migratori durante il volo notturno. Allo stesso tempo, questa vicenda ricorda quanto le opere d’arte possano custodire preziose testimonianze del mondo naturale, offrendo nuove prospettive su fenomeni osservati molto prima che la ricerca riuscisse a spiegarli.
Redazione
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