Genova dice no al circo Orfei: un segnale forte contro gli animali nei circhi in Italia

Animali nei circhi: Genova dice no al circo Orfei e rilancia il dibattito sul benessere animale

A Genova il circo Africa di Paolo Orfei non arriverà. Il Comune ha negato l’autorizzazione alla sosta dello spettacolo, riportando al centro dell’attenzione una questione che da anni divide l’opinione pubblica: quella degli animali nei circhi. Non è soltanto una decisione locale, ma il riflesso di un cambiamento più ampio che coinvolge cittadini, amministrazioni e associazioni animaliste. Mentre il Governo continua a rimandare l’applicazione della Legge 106 del 2022, la città ligure diventa il simbolo di una trasformazione già in corso. Sul tavolo tornano temi cruciali come il benessere animale, le reali condizioni di vita e il ritardo dell’Italia rispetto ad altri Paesi che hanno già scelto di voltare pagina, puntando su spettacoli senza animali.

Genova blocca il circo Orfei e rilancia il dibattito sul benessere animale

Il circo Africa di Paolo Orfei avrebbe dovuto fermarsi a Genova tra il 12 e il 16 febbraio, ma il Comune ha deciso diversamente. È stata negata l’autorizzazione all’attendamento, cioè il permesso necessario per montare le strutture del circo sul territorio cittadino. Senza questo passaggio amministrativo, lo spettacolo non può andare in scena.

A rendere pubblica la decisione è stata Francesca Ghio, consigliera delegata alla tutela degli animali, che ha colto l’occasione per presentare anche una mozione rivolta al Governo. L’obiettivo è chiaro: sollecitare l’attuazione della Legge delega 106/2022, che prevede la graduale dismissione degli animali dai circhi e dagli spettacoli viaggianti.

Secondo quanto riferito dalla LAV, il Comune ha esaminato la richiesta applicando criteri sempre più stringenti sulle condizioni di attendamento. Non si tratta di una scelta isolata. Da tempo cresce l’attenzione verso il rispetto degli animali negli spettacoli, sostenuta anche da un consenso popolare sempre più evidente. Oltre tre italiani su quattro si dichiarano contrari all’uso di animali nei circhi tradizionali, mentre una percentuale ancora più alta sarebbe favorevole a destinare i fondi pubblici solo a spettacoli privi di animali.

Non a caso, molte Regioni e Comuni hanno approvato mozioni e ordini del giorno per chiedere al Ministero della Cultura l’emanazione del decreto attuativo previsto dalla legge. Genova si inserisce in questo percorso, mostrando come il cambiamento stia partendo dai territori, molto prima che arrivi una risposta definitiva dalle istituzioni centrali.

Le condizioni degli animali e il ruolo della LAV

Per la LAV, il nodo centrale è concreto prima ancora che etico. Gli animali impiegati nei circhi vivono spesso in spazi ridotti, vengono sottoposti ad addestramenti innaturali e affrontano continui spostamenti da una città all’altra. A tutto questo si aggiungono rumori costanti, luci artificiali e il contatto continuo con il pubblico.

Una routine che può provocare stress fisico e psicologico. Le esigenze etologiche, cioè i comportamenti naturali propri di ogni specie, finiscono per essere ignorate. Un elefante, un leone o un cavallo non sono fatti per trascorrere la vita in recinti temporanei o su camion in viaggio.

È proprio su questi aspetti che l’associazione insiste da anni, chiedendo alle istituzioni di guardare oltre la tradizione e di tenere conto delle attuali conoscenze scientifiche sul benessere animale. La pressione esercitata da cittadini e associazioni sta lentamente cambiando il modo in cui si guarda a questi spettacoli. Non si parla più solo di intrattenimento, ma di responsabilità collettiva.

Il ritardo dell’Italia e l’attesa del decreto sugli animali nei circhi

Nonostante le iniziative locali e una sensibilità sempre più diffusa, l’Italia continua a muoversi con estrema lentezza sul tema degli animali nei circhi. Lo scorso giugno è arrivata un’ulteriore proroga, che ha rinviato al 31 dicembre 2026 l’emanazione del decreto attuativo della Legge 106/2022.

Questo decreto è un passaggio fondamentale, perché serve a trasformare la legge in misure concrete, stabilendo tempi e modalità per la dismissione degli animali dai circhi. Senza di esso, tutto resta sospeso. La norma esiste, ma non produce effetti reali.

Nel frattempo, in oltre 50 Paesi il divieto di utilizzare animali negli spettacoli circensi è già una realtà. In Italia, invece, si continua a rimandare. Da una parte ci sono Comuni come Genova che prendono decisioni precise, dall’altra un quadro nazionale che rimane incompleto. Una situazione che genera incertezza per tutti, dagli operatori del settore alle associazioni che da anni chiedono un cambiamento concreto.

Per la LAV, il segnale che arriva dalla città ligure è inequivocabile: i territori stanno andando avanti. Ora tocca al Ministro della Cultura Giuli fare la sua parte, dando finalmente seguito a una legge già approvata.

Dalla spinta dei territori alla responsabilità del Governo

Quello che sta accadendo a Genova racconta molto più di una semplice vicenda amministrativa. Racconta di un cambiamento culturale che attraversa il Paese. Sempre più persone mettono in discussione l’idea che il divertimento debba passare dalla sofferenza degli animali.

Le iniziative di Comuni e Regioni rappresentano una richiesta diretta al Governo: basta rinvii, è tempo di rendere operativa la Legge 106/2022 e avviare una vera transizione verso circhi senza animali. Le istituzioni locali stanno intercettando questo sentimento diffuso, mentre a livello centrale si continua a prendere tempo. Ma ogni proroga, ricordano le associazioni, significa prolungare una situazione che potrebbe già essere superata.

Conclusione

Il no di Genova al circo Orfei non è soltanto una pratica respinta, ma un segnale forte contro l’uso degli animali nei circhi. Dimostra che un altro modello di spettacolo è possibile e che una parte sempre più ampia del Paese è pronta a cambiare direzione. Ora spetta al Governo trasformare una legge esistente in realtà concreta. Perché, come ricorda la LAV, gli animali non possono continuare ad aspettare e il futuro dell’intrattenimento passa sempre più da scelte consapevoli, rispettose e responsabili.Fonte: LAV

Redazione

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