Per circa 7.000 anni Sapiens e Neanderthal si incrociarono in maniera costante

Sapiens e Neanderthal: analisi del DNA rivela incroci continuativi per circa 7.000 anni

Un’analisi del DNA di oltre 300 esemplari antichi e moderni di Homo sapiens e Neanderthal ha permesso di restringere a una finestra di 7.000 anni il periodo in cui la nostra specie, uscita dall’Africa, si incrociò con i Neanderthal che popolavano l’Eurasia. Questa scoperta, pubblicata su Science e confermata da uno studio indipendente su Nature, offre la panoramica temporale più precisa finora delle nostre interazioni con i Neanderthal e del flusso genico che ne conseguì

La scoperta del periodo di incrocio

L’analisi ha rivelato che sapiens e Neanderthal si accoppiarono regolarmente per circa 7.000 anni. Questo periodo iniziò circa 50.500 anni fa. Gli scienziati del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia, in Germania, e dell’Università della California, Berkeley, hanno condotto uno studio approfondito pubblicato su Science. Hanno analizzato i genomi di 275 individui moderni provenienti da ogni parte del mondo. Inoltre, hanno esaminato 58 genomi già sequenziati di antichi esemplari di Homo sapiens. Questi esemplari vissero in Europa, Asia centrale e Asia occidentale negli ultimi 45.000 anni.

L’osservazione della lunghezza dei segmenti Neanderthal nei genomi ha permesso di determinare la tempistica del flusso genico. Questo flusso è riconducibile a un periodo continuativo tra i 50.500 e i 43.500 anni fa. Durante questo tempo, sapiens e Neanderthal convissero e si incrociarono ripetutamente.

Dettagli dell’analisi genetica

«Il nostro obiettivo era determinare la tempistica e la durata del flusso genico dei Neanderthal e il conseguente impatto sugli esseri umani moderni», spiega Priya Moorjani, Assistente Professore di Biologia Molecolare e Cellulare dell’Università della California, Berkeley. Osservando la lunghezza dei segmenti Neanderthal nei genomi analizzati, il team ha dimostrato che la maggior parte del flusso di geni dai Neanderthal ai sapiens è riconducibile a un unico periodo continuativo tra i 50.500 e i 43.500 anni fa. Questo flusso genico continuò fino a quando i Neanderthal iniziarono la loro estinzione.

L’analisi del DNA di oltre 300 esemplari ha fornito una visione chiara delle interazioni tra sapiens e Neanderthal. Il team ha utilizzato un approccio innovativo per creare un catalogo di segmenti di ascendenza dei Neanderthal. Hanno esaminato i 275 genomi moderni e i 58 genomi antichi, ricostruendo così la storia del flusso genico.

Gli scienziati hanno osservato che ogni essere umano moderno di origine non africana reca nel suo DNA una porzione di 1-2% di geni Neanderthal. Questo dato suggerisce una continua interazione genetica tra le due specie. La lunghezza dei segmenti Neanderthal nei genomi indica il numero di generazioni intercorse dal momento dello scambio genico, fornendo una precisa cronologia delle interazioni.

Il periodo di flusso genico è collocabile tra i 50.500 e i 43.500 anni fa. Questo è il momento in cui i Neanderthal iniziarono la loro estinzione, cessando così gli scambi genetici. Le testimonianze archeologiche confermano che sapiens e Neanderthal convissero in Eurasia per un periodo di 6.000-7.000 anni.

Conferma e implicazioni delle scoperte

Le testimonianze archeologiche confermano che sapiens e Neanderthal convissero in Eurasia per un periodo di 6.000-7.000 anni. Precedenti ipotesi abbracciavano una finestra più ampia tra i 54.000 e i 41.000 anni fa. Tuttavia, questa scoperta è corroborata da un altro studio pubblicato su Nature. Gli scienziati del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology hanno condotto questa ricerca. Il team ha analizzato due genomi di Homo sapiens vissuti circa 45.000 anni fa.

Inoltre, lo studio ha concluso che il periodo più probabile di incrocio tra sapiens e Neanderthal risale a circa 47.000 anni fa. Questo risultato offre una visione più precisa del periodo in cui le due specie interagirono. Le prove archeologiche e genetiche si allineano, fornendo una comprensione migliore della coesistenza tra sapiens e Neanderthal.

Le implicazioni di queste scoperte sono significative. Esse suggeriscono che il flusso genico tra le due specie influenzò notevolmente l’evoluzione degli esseri umani moderni. Le varianti genetiche dei Neanderthal presenti nel DNA dei sapiens moderni hanno avuto effetti sul metabolismo, sulla pigmentazione della pelle e sulle funzioni immunitarie. Questo incrocio ha fornito vantaggi evolutivi che hanno contribuito alla nostra adattabilità a diversi ambienti.

Importanza per la migrazione dei sapiens

Queste conclusioni offrono indizi importanti sulla migrazione dei sapiens fuori dall’Africa. La diversificazione degli esseri umani al di fuori dell’Africa potrebbe essere iniziata durante o subito dopo il flusso genico dei Neanderthal. Questo cambiamento genetico potrebbe spiegare i diversi livelli di ascendenza Neanderthal tra le popolazioni non africane.

Inoltre, queste scoperte conciliano le date con le prove archeologiche della presenza di esseri umani moderni nel Sud-est asiatico e in Oceania di circa 47.000 anni fa. Questo periodo coincide con le testimonianze di resti umani trovati in quelle regioni. La diversificazione potrebbe anche spiegare la varietà di tratti fisici e genetici osservati nelle popolazioni non africane.

L’incrocio con i Neanderthal ha fornito vantaggi genetici significativi ai sapiens. I geni acquisiti hanno migliorato le funzioni immunitarie, la pigmentazione della pelle e il metabolismo degli esseri umani moderni. Questi adattamenti hanno permesso ai sapiens di sopravvivere e prosperare in diversi ambienti. In particolare, hanno aiutato le popolazioni a fronteggiare nuove sfide climatiche e patogeni sconosciuti.

Il periodo di flusso genico con i Neanderthal rappresenta un capitolo cruciale nella storia evolutiva dell’umanità. Ha influenzato profondamente la nostra genetica e ha contribuito alla diversità che osserviamo oggi.

Conclusione

I geni Neanderthal che si trovano nel DNA degli esseri umani moderni hanno a che fare con le funzioni immunitarie, la pigmentazione della pelle e il metabolismo. Alcuni di questi geni aumentarono di frequenza nei sapiens perché vantaggiosi. Al contrario, alcune aree del genoma umano sono prive di geni Neanderthal. Questo suggerisce che tali varianti genetiche erano svantaggiose. La scoperta del periodo di incrocio tra sapiens e Neanderthal ci offre una visione più precisa delle nostre interazioni con i Neanderthal e delle migrazioni umane.

Redazione

Immagine anteprima di Matteo De Stefano/MUSE. Questa immagine è stata caricata dal MUSE – Museo delle Scienze di Trento in collaborazione con Wikimedia Italia. – MUSE, CC BY-SA 3.0commons.wikimedia.org

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