Nati 140 elefanti in Kenya dall’inizio del lockdown: turisti “spariti” e piogge aiutano i pachidermi

La dottoressa Winnie Kiiru della Elephant Protection Initiative Foundation ha annunciato che dall’inizio del lockdown nel Parco Nazionale di Amboseli (Kenya) sono nati ben 140 elefantini. Il merito è delle abbondanti piogge delle ultime stagioni e dell’assenza dei turisti, che hanno lasciato indisturbati i pachidermi permettendo loro di portare avanti con successo le gravidanze.

Da quando è stato introdotto il lockdown in Kenya per arginare la diffusione della pandemia di coronavirus SARS-CoV-2, nel grande Parco nazionale di Amboseli (di circa 40mila ettari) sono nati ben 140 cuccioli di elefante africano (Loxodonta africana). Si tratta di una notizia straordinaria per una specie classificata come vulnerabile (codice VU) nella Lista Rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), a causa del bracconaggio che ne ha letteralmente decimato la popolazione, soprattutto nel XX secolo.

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La pandemia ha portato morte e sofferenza in tutto il pianeta, ciò nonostante per spezzare la catena dei contagi sono state introdotte misure di contenimento che hanno determinato anche alcuni effetti positivi sull’ambiente, sebbene temporanei. Fra essi, ad esempio, una migliore qualità dell’aria che respiriamo, per via del lockdown e il conseguente blocco del traffico e delle attività umane. A beneficiare della “scomparsa” dell’uomo anche gli animali selvatici, che hanno potuto conquistare spazi che normalmente tendevano a evitare. Basti pensare ai numerosi uccelli che hanno nidificato sulle spiagge, liberi da bagnanti e passeggiatori. L’assenza dell’uomo a quanto pare ha fatto benissimo anche agli elefanti del Kenya.

Ad annunciare il “baby boom” di elefantini è stata la dottoressa Winnie Kiiru, biologa della Elephant Protection Initiative Foundation che da anni si occupa della tutela dei maestosi e minacciati pachidermi. Intervistata dalla BBC, la scienziata ha dato una spiegazione molto interessante sul record di nascite. A causa delle misure di contenimento, infatti, si è determinato un crollo praticamente totale del turismo, e gli elefanti hanno potuto dedicare più tempo alle proprie relazioni, portando avanti con successo le gravidanze. La gestazione per questi animali dura infatti circa 20 mesi, dunque i nuovi nati sono “figli” di accoppiamenti avvenuti ben prima della pandemia. La presenza dell’uomo rappresenta comunque un fattore di disturbo significativo che riduce il tasso di procreazione. A catalizzare la nascita di così tanti elefanti vi sono state anche le abbondanti piogge delle ultime stagioni, che hanno regalato ai pachidermi vegetazione rigogliosa e nutriente, la base di partenza per una comunità florida e in salute. “Gli elefanti sono ovunque, sono felici e hanno spazio”, ha dichiarato con entusiasmo alla BBC la scienziata, che tuttavia si è detta preoccupata per la popolazione autoctona. Senza turisti, infatti, tante famiglie keniote non hanno lavoro e sostentamento, pertanto la speranza è quella di trovare al più presto un equilibrio che porti benessere tanto agli animali quanto alle persone.

L’elefante africano è tra le specie più minacciate dai cacciatori di frodo, ma come annunciato dal ministro del turismo del Kenya Najib Balala questo fenomeno è stato fortemente contenuto nel Paese. Basti pensare che se nel 1989 si contavano soltanto 16mila elefanti, oggi ce ne sono circa 34mila. La popolazione è praticamente raddoppiata in 30 anni. Nel 2020 sono stati “soltanto” sette i pachidermi uccisi dai bracconieri sul territorio keniota, contro i 34 del 2019 e gli 80 del 2018. Una decrescita significativa legata alle misure introdotte dal governo locale, ma anche a una possibile riduzione nella richiesta di avorio.

Andrea Centini

Fonte:scienze.fanpage.it

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