C’è acqua su quell’esopianeta

Gli scienziati hanno individuato il più piccolo Pianeta esterno al Sistema Solare con tracce di vapore acqueo nell’atmosfera.

C'è acqua su quell'esopianeta.

in foto: Rappresentazione artistica del profilo di HAT-P-11b (Image credit: NASA/JPL-Caltech)

Grazie ai dati raccolti dai telescopi spaziali Hubble, Spitzer e Kepler gli scienziati hanno osservato cieli limpidi e vapori d’acqua nell’atmosfera di un Pianeta collocato al di fuori del Sistema Solare. Il nuovo oggetto scoperto, che per il momento si chiama semplicemente con la sigla HAT-P-11b, ha dimensioni più o meno simili a quelle di Nettuno: questo ne fa il più piccolo esopianeta sul quale sia stata individuata acqua allo stato gassoso.

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L’importanza di un cielo limpido

Nonostante il suo diametro ridotto rispetto a quello di altri esopianeti già oggetto di studi molto approfonditi, il nuovo arrivato può vantare un cielo estremamente pulito che si è rivelato fondamentale per rilevarne al meglio le interessanti caratteristiche. La scoperta può essere quindi considerata una piccola pietra miliare nella storia, appena iniziata, dell’osservazione degli esopianeti. Spesso le nuvole dell’atmosfera, infatti, bloccano la visuale impedendo di conoscere cosa si cela al di sotto di essa: di contro, la composizione molecolare di quel che è nascosto potrebbe rivelare informazioni importanti circa la storia del Pianeta. Trovare un cielo privo di dense coltri di nubi, spiegano gli esperti, è un segnale incoraggiante perché ci dice che potrebbero esserci altri piccoli Pianeti con una visibilità parimenti buona. «Quando gli astronomi si accingono ad osservare di notte con i telescopi, augurano “cieli limpidi!” intendendo “buona fortuna!”» dice Jonathan Fraine della University of Maryland, USA, autore principale dello studio, le cui conclusioni sono state rese note attraverso un articolo di Nature.

Un eso-Nettuno nella Costellazione del Cigno

HAT-P-11b viene chiamato, per il momento, anche eso-Nettuno: nonostante la somiglianza “di taglia”, tuttavia, i due oggetti differiscono per diversi dettagli, non proprio di poco conto. L’esopianeta, collocato a circa 123 anni luce dalla Terra in direzione della Costellazione del Cigno, segue un’orbita estremamente vicina alla propria Stella, una nana arancione, portandola a termine in appena cinque giorni terresti, ora più, ora meno. Un mondo estremamente caldo, insomma, il quale dovrebbe presentarsi, stando alle prime osservazioni, con un centro roccioso, un mantello composto da ghiaccio e fluidi ed una spessa atmosfera gassosa. Per adesso non si sa molto altro sulla sua conformazione: in effetti uno dei principali problemi relativi all’analisi dell’atmosfera di corpi celesti come HAT-P-11b risiede proprio nelle sue ridotte dimensioni. Pianeti come Giove sono più facilmente osservabili dai ricercatori, tant’è che nell’atmosfera di alcuni esopianeti simili ad esso per misura sono già state riscontrate in passato tracce di vapore acqueo. Comprensibilmente, i Pianeti più piccoli vengono esplorati con maggiore difficoltà e, oltretutto, fino ad oggi avevano mostrato tutti un’atmosfera piuttosto torbida.

Idrogeno nell’atmosfera

Ma per HAT-P-11b è stato possibile ricorrere ad una tecnica già utilizzata per esopianeti più grandi, al fine di determinare la composizione gassosa che lo avvolge: l’osservazione dello spettro della luce della sua Stella, il quale subisce variazioni nel momento in cui il Pianeta si trova a transitare dinanzi ad essa, con i diversi gas che assorbono le onde luminose secondo differenti e specifiche lunghezze d’onda. Grazie a questo metodo, e sfruttando i dati rilevati con la Wide Field Camera 3 di Hubble confrontati con quelli raccolti da Spitzer e Kepler, è stato quindi possibile individuare la presenza di idrogeno e del vapore acqueo nell’atmosfera dell’eso-Nettuno: un altro piccolo passo nella conoscenza degli esopianeti della nostra galassia, tra i quali pare che se ne nascondano miliardi simili alla nostra Terra.

Di Nadia Vitali

 

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