Scoperta la molecola che uccide le cellule tumorali

I ricercatori dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano hanno scoperta una molecola capace di intossicare letteralmente le cellule tumorali nel carcinoma papillare della tiroide
Ricercatori italiani scoprono una molecola capace di far “ubriacare” le cellule tumorali e farle morire. Foto: ©photoxpress.com/juanjo tugores
E’ stato presentato al congresso europeo dell’EACR, European Association for Cancer Research, in corso in Germania a Munich fino all’8 luglio 2014, un nuovo studio condotto da un gruppo di ricercatori della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.
Il team, guidato da Maria Grazia Borrello dell’Unità meccanismi molecolari del Dipartimento di oncologia sperimentale e medicina molecolare, ha identificato in laboratorio una piccola molecola in grado di distruggere le cellule tumorali nel carcinoma papillare della tiroide, il più comune dei tumori della tiroide.

Finanziato dall’AIRC, lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Oncotarget e mostra come la molecola chiamata “miR-199a-3p”, che è di norma presente a bassi livelli nel carcinoma della tiroide, quando reintrodotta agisce intossicando le cellule tumorali. La produzione di questa molecola porta le cellule del tumore a riempirsi di liquido extracellulare fino a scoppiare, causando una morte in massa delle stesse.Il meccanismo attraverso il quale la molecola agisce è assai curioso. Chiamato “metuosi” (dal verbo greco “metuo”, ossia “bere fino all’intossicazione”) ed è stato identificato per la prima volta dal ricercatore statunitense William Maltese nel glioblastoma. Questo processo, a oggi, è ancora poco conosciuto e differente dalla più nota forma di morte cellulare chiamata apoptosi, che innesca meccanismi di autodistruzione delle cellule.«Tale risultato – spiega Maria Grazia Borrello, biologa dell’Unità meccanismi molecolari del Dipartimento di oncologia sperimentale e medicina molecolare dell’Istituto dei tumori – è d’interesse sia per i pazienti con carcinoma papillare della tiroide, sia in generale per terapie antitumorali innovative. Il carcinoma papillare della tiroide è in costante crescita e sebbene generalmente sia associato a una buona prognosi dovuta alla risposta positiva ai trattamenti chirurgici o con radioterapia, il 10% dei casi presenta una malattia progressiva e resistente alle terapie tradizionali».
«Il miR-199a-3p – prosegue Borrello – rappresenta quindi una potenziale strategia terapeutica. Inoltre, essendo le cellule tumorali frequentemente resistenti all’apoptosi, l’identificazione di un meccanismo alternativo per indurne la morte è di sicuro interesse anche per altre patologie tumorali».

«Recentemente – sottolinea il direttore scientifico dell’Istituto dei tumori Marco Pierotti – sulla rivista Cell è stata data nuova evidenza all’argomento, in quanto è stato identificato un composto, Vacquinol-1, in grado di indurre morte per metuosi in cellule di glioblastoma. La scoperta del gruppo di Maria Grazia Borrello si inserisce in questo nuovo campo di ricerca cui contribuisce identificando per la prima volta nel carcinoma papillare tiroideo questo nuovo MicroRNA tra i meccanismi di induzione della metuosi».

Il Tumore della tiroide
Il carcinoma della tiroide è un tumore maligno relativamente poco frequente: costituisce l’1-2% di tutti i tumori e colpisce maggiormente le donne (il rapporto è 3:1 donna:uomo) in una larga fascia di età dai 25 ai 70 anni con picco intorno ai 50. I noduli tiroidei sono molto frequenti ma sono tumorali solo nel 5% dei casi. L’incidenza dei carcinomi tiroidei è in aumento: è infatti raddoppiata nella scorsa decade, probabilmente anche a causa di un’aumentata efficienza nella diagnosi. Nonostante l’aumento dell’incidenza, la mortalità per carcinoma tiroideo non è aumentata. In base ai dati tratti da Cancer Statistic 2013 dell’American Cancer Society, nel 2013 sono stimati negli Stati Uniti circa 60mila nuovi casi e 1.850 morti per carcinoma tiroideo. In Italia il tumore delle tiroide è il quarto per prevalenza preceduto dai tumori della mammella del colon-retto e dell’utero.
Tra i fattori di rischio, è noto e accertato quello rappresentato dall’esposizione a radiazioni, sia nelle persone sottoposte a radiazioni terapeutiche sia esposte a materiale radioattivo, come nel caso del disastro di Chernobyl. Il carcinoma della tiroide comprende diversi istotipi: papillare (il più frequente che rappresenta circa l’80-85% dei casi), follicolare, poco differenziato, midollare e anaplastico.

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Gli autori dello studio: Emanuela Minna (1,*), Paola Romeo (1,*), Loris De Cecco (2), Matteo Dugo (2), Giuliana Cassinelli (3), Silvana Pilotti (4), Debora Degl’Innocenti (1), Cinzia Lanzi (3), Patrizia Casalini (5), Marco A. Pierotti (6), Angela Greco (1) e Maria Grazia Borrello (1)

(1) Molecular Mechanisms Unit, Department of Experimental Oncology and Molecular Medicine, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori, Milan, Italy
(2) Functional Genomics Core Facility, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori, Milan, Italy
(3) Molecular Pharmacology Unit, Department of Experimental Oncology and Molecular Medicine, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori, Milan, Italy
(4) Department of Pathology, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori, Milan, Italy
(5) Molecular Targeting Unit, Department of Experimental Oncology and Molecular Medicine, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori, Milan, Italy
(6) Scientific Directorate, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori, Milan, Italy
(*) These authors contributed equally to the work.

 

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