Ma quanto è verde la Terra!!??

Il Pianeta azzurro – o “Biglia blu” – come la chiamano gli astronauti, è anche verde: le aree più ricche di vegetazione viste dallo Spazio, in una suggestiva serie di immagini satellitari.

di: Elisabetta Intini – www.focus.it

 

Non solo blu

L’equipaggio dell’Apollo 17 che la fotografò nel 1972, da 45 mila chilometri di distanza, soprannominò la Terra “Blue Marble”. Visto da quella prospettiva e completamente illuminato, il nostro pianeta somigliava infatti a una biglia blu, un colore dettato dalla predominanza di oceani sulla sua superficie

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Ma se i tre quarti del “pianeta azzurro” sono ricoperti d’acqua, il rimanente 25% ospita macchie di vegetazione più o meno lussureggianti, minacciate da disboscamento illegale, incendi e desertificazione.

Il Suomi National Polar-orbiting Partnership, un satellite della Nasa e della Noaa, l’agenzia federale statunitense che si occupa dello studio degli oceani e dell’atmosfera, ha monitorato per un anno – dall’aprile 2012 all’aprile 2013 – le aree verdi del nostro pianeta. Uno dei suoi strumenti, il Visible Infrared Imaging Radiometer Suite (VIIRS), ha registrato i riflessi della luce visibile e nel vicino infrarosso rispediti nello Spazio da ciascuna area analizzata, determinando il cosiddetto “indice di vegetazione”: una misura della salute del verde naturale nelle varie zone del mondo.

Qui una mappa dell’intero pianeta con le relative aree verdi: le zone con un colore più intenso sono quelle occupate da una vegetazione più fitta e rigogliosa.

Così si cerca il verde dall’alto

Ma come vengono identificate le aree verdi dallo Spazio? Per compiere la fotosintesi, le piante assorbono luce visibile. Nelle zone che accolgono una vegetazione lussureggiante, quindi, la maggior parte della luce visibile sarà assorbita dalle foglie, mentre una grande quantità di luce nel vicino infrarosso verrà riflessa nello Spazio.

Dove invece il verde è poco e la terra è arida, la superficie rimanda indietro luce visibile e nel vicino infrarosso in uguale (e piuttosto elevata) quantità.

L’effetto dei due fenomeni – assorbimento e riflessione – è filtrato ed elaborato dalla stumentazione del VIIRS: il risultato è un’immagine a due colori, sfumature a parte, che consente di mettere a fuoco esclusivamente ciò che interessa, ossia distribuzione e concentrazione del verde.

Nell’immagine, la diversa distribuzione della vegetazione nelle terre dell’emisfero occidentale (si noti il verde intenso dell’Amazzonia).

Dove prima c’era un albero…

L’emisfero orientale con la vasta area “bianca” e deserta del Sahara e della Penisola araba. Lo spettrometro VIIRS non analizza solamente la vegetazione esistente, ma anche i più sottili cambiamenti nella sua distribuzione nel tempo. Le aree più chiare in queste mappe sono quelle in cui il verde ha ceduto il passo a neve e ad aree urbane, rocciose o deserte.

Dove sono le nuvole? La totale assenza di nuvole è dovuta al fatto che queste immagini non sono il risultato di scatti singoli ma un mosaico di immagini. Durante la serie di passaggi del satellite su di uno stesso territorio vi saranno certamente aree più o meno vaste completamente sgombre di nuvole: speciali software di analisi delle immagini registrate “scelgono” le porzioni di foto non coperte e compongono infine l’immagine.

Sua maestà, il fiume
L’importanza di un fiume e il suo impatto sull’ecosistema sono ben visibili in questa immagine del Nilo e del suo delta: gli unici sprazzi di verde nel Sahara si registrano in corrispondenza del suo tracciato.
I dati relativi all’indice di vegetazione vengono utilizzati per raccogliere informazioni sulle aree più a rischio di siccità, sulle foreste minacciate dagli incendi e persino sulla diffusione di alcune malattie legate alla presenza, o all’assenza di verde: mano a mano che la vegetazione aumenta nell’Africa subsahariana, per esempio, aumenta anche il rischio di malaria, spiegano gli esperti dalla Noaa.
Verde non incontaminato
Di certo non ci si può lamentare dell’indice di vegetazione della Florida, qui ben rappresentato. L’area è stata, tuttavia, ampiamente modificata dall’uomo che ha sviluppato qui aree densamente coltivate e nuclei abitativi. Visibili nell’immagine anche i capillari corsi d’acqua che bagnano il sud dello stato e il lago Okeechobe, lo specchio d’acqua bianco dell’immagine.
Una rete irrigatrice
Le aree verdi alimentate dal fiume Mississippi e dai suoi affluenti in corrispondenza del Golfo del Messico.
Verdi rilievi
Le aree verdi intorno alle Montagne Rocciose e alla Catena Costiera del Pacifico nordoccidentale in un’immagine creata dal VIIRS tra l’11 e il 17 giugno 2012.
Polmone verde sul mare
Questa volta ad alimentare la vegetazione è il Mar Caspio (l’area bianca al centro dell’immagine) che porta umidità alla costa settentrionale dell’Iran, il lembo di terra verde visibile nella mappa.
Una mezza delusione
Storicamente nota come “mezzaluna fertile” la terra compresa tra il Tigri e l’Eufrate, nell’attuale Iraq, ha avuto un’enorme importanza storica per la formazione delle prime civiltà agricole. Ma dall’alto non appare così verde come ce la si potrebbe immaginare.
Il calendario del verde
Una visualizzazione a lungo termine (in basso la progressione dei mesi) dell’indice di vegetazione terrestre. I cambiamenti su larga scala dipendono principalmente dall’alternarsi delle stagioni, mentre quelli su scala locale sono gli indicatori più sensibili dell’abbondanza di precipitazioni o al contrario, di siccità e incendi.
All photos by NASA Goddard Photo; NASA/NOAA

 

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