Ecco perché i pinguini non possono volare.Il mistero dell’evoluzione dei pinguini svelato dall’uria di Brünnich?

Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America (Pnas) pubblica lo studio High flight costs, but low dive costs, in auks support the biomechanical hypothesis for flightlessness in penguins, nel quale un team di ricercatori statunitensi, canadesi, britannici e cinesi potrebbe aver svelato uno dei misteri della natura: l’inabilità al volo dei pinguini.

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I ricercatori sottolineano che «Il volo è un tratto adattivo chiave. Nonostante i suoi vantaggi, il volo è stato perso in diversi gruppi di uccelli, in particolare tra gli uccelli marini, dove la “flightlessness” si è evoluta indipendentemente in almeno cinque lignaggi».

Una delle ipotesi sulla perdita della capacità di volare tra gli uccelli marini è che questi animali che si spostano tra diversi ambienti abbiano dovuto accettare dei compromessi per massimizzare alcune funzioni rispetto ad altre. «In particolare – si legge nello studio –  i modelli biomeccanici dei costi di energia durante il volo e le immersioni suggeriscono che un’ala progettata per prestazioni ottimali nelle immersione dovrebbe comportare costi energetici enormi quando vola nell’aria. I costi del  volo e delle le immersioni sono stati misurati negli animali selvatici che utilizzano le loro ali per volare o per spingersi durante le immersioni, ma non in entrambi».

Alcuni animali che volano e si immergono sembrano avvicinarsi al confine funzionale tra il volo ed il non volo. Il team di scienziati ha dimostrato che i costi energetici di volo per l’uria di Brünnich (Uria lomvia), che si sposta sott’acqua utilizzando le ali, e deicormorani pelagici (Phalacrocorax pelagicus) che utilizzano i piedi per la propulsione subacquea, sono i più alti registrati per i vertebrati.

I costi dell’immersione sono alti per cormorani e bassi per le urie, ma per quest’ultime il dispendio energetico è ancora superiore a quello per il volo negli uccelli tuffatori e a propulsione alare (come i pinguini). «Per le urie – dicono gli scienziati – i costi del volo sono stati più alti di quanto previsto dalla modellazione biomeccanica e il tasso di consumo di ossigeno durante le immersioni è diminuito con la profondità a un ritmo più veloce dei costi biomeccanici stimati. Questi risultati sostengono fortemente l’ipotesi che la funzione vincoli la forma negli uccelli tuffatori e che con l’ottimizzazione della forma delle ali per la propulsione nelle immersioni, e con tali alti costi per il volo,  il volare cessi di essere un’opzione negli uccelli marini più grandi che usano la propulsione alare per le immersioni, compresi i pinguini».

E’ la conferma che le abilità subacquee degli uccelli hanno come contropartita la scarsa o nulla capacità di volare e che «Una vela che è buona per volare può non essere buona per immergersi e nuotare».

John Speakman, dell’università di Aberdeen e dell’Accademia delle scienze della Cina, ha detto a Bbc Science & Envirnment: «Come molte persone, sono sempre stato interessato ai pinguini, e vedendoli fare queste marce fenomenali sul ghiaccio, ho spesso pensato: perché non volano? Ed è davvero grande essere coinvolto  nel gruppo di persone che hanno risolto il mistero».

Ci sono diverse teorie di lunga data sul perché alcuni uccelli non possono volare: una è che alcune specie sono diventate inette al volo perché non hanno predatori a terra. «L’altra idea è un’ipotesi biomeccanica – spiega Speakman – Quando l’uccello vola o si immerge deve usare le sue ali per fare due cose diverse. L’ipotesi biomeccanica è che non si può costruire una vela che sia buona per fare entrambe le cose».

Per questo i ricercatori hanno studiato l’uria di Brünnich, un parente dei pinguini che può sia volare che immergersi ed hanno scoperto che è un bravo ed efficiente sommozzatore e un pessimo e dispendioso volatore. Secondo Speakman e il suo team «I loro costi energetici sono molto molto alti. Questi uccelli hanno queste ali molto corte, che devono battere ad una velocità incredibile per rimanere in aria. E’ faticoso per loro». I ricercatori ritengono che l’Uria lomvia, pur utilizzando molta energia, sia appena in grado di mantenersi in volo e che rappresenti il punto di contatto tra gli uccelli marini che sono in grado sia di volare e nuotare e quelli che non sanno volare.

I pinguini avrebbero rinunciato a questo goffo e faticoso volo per avere la massima agilità sotto il mare. «In sostanza l’ipotesi è che, dato che le loro ali divennero sempre più efficienti per immergersi, siano anche diventate sempre meno efficienti per  volare – dice Speakman alla Bbc – A un certo punto per loro è diventato cosi “costoso”  volare che è stato meglio rinunciare a volare tutti insieme e trasformare le ali in piccole pinne».

Fonte:http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=%2022050

 

 

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