Identificazione

In molti casi, quando dite “io,” non siete voi ma è l’ego che parla. È costituito da pensiero ed emozione, con un insieme di memorie che identificate come “me e la mia storia,” di ruoli abituali che giocate senza neppure saperlo, di identificazione collettive come la nazionalità, religione, razza, classe sociale, fede politica. Non solamente è identificazione personale con ciò che si possiede, e anche con le opinioni, le apparenze esteriori, i vecchi risentimenti, e le idee su voi stessi come uno meglio degli altri o non così bravo come gli altri, come uno che ha successo o che è un fallimento. Anche se la struttura di tutti gli ego è la stessa, il contenuto dell’ego varia da persona a persona. In altre parole, l’ego differisce solamente nell’aspetto superficiale, nel fondo sono tutti uguali. E in che modo sono uguali? Vivono tutti grazie all’identificazione e alla separazione. Se vivete attraverso il sé creato dalla mente, l’ego, che è fatto di pensieri ed emozioni, le basi della vostra identità sono instabili perché pensiero ed emozione sono per loro natura effimeri, passeggeri. Per questo, ogni ego si sforza continuamente di sopravvivere, cercando di proteggersi e di ingrandirsi. E per confermare il pensiero che ha su di sé ha bisogno del pensiero opposto che è poi quello “dell’altro.” Il concetto “io” non può sopravvivere senza il concetto “altro”. E quando guardo gli altri come i miei nemici, gli altri sono soprattutto “l’altro”. Ad un estremità della scala di valori di questo schema egoico inconscio, c’è l’abitudine compulsiva a cercare manchevolezze e a lamentarsi degli altri. Gesù si riferiva proprio a questo quando diceva: All’altra estremità di quella scala di valori, vi è la violenza fisica fra le persone e gli atti belligeranti fra le nazioni. Nella Bibbia la domanda di Gesù rimane senza risposta, ma ovviamente la risposta è: perché quando critico o condanno un altro,

mi sento superiore, più grande. – Eckhart Tolle – Un nuovo mondo

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L’identificazione con gli oggetti é utilizzata molto nel campo della pubblicità. Per vendere un prodotto è necessario convincere le persone che usando quel prodotto si distingueranno dalla massa, o che saranno felici, quindi noi non compriamo un prodotto ma qualcosa che valorizza la nostra identità. Siamo educati a trovare noi stessi attraverso queste cose. L’ego si identifica quindi con l’avere ma la sua soddisfazione è di breve durata, rimane sempre un senso di insoddisfazione profondo, radicato, un “non abbastanza” e da lì nasce il bisogno di avere di più. Un’altra forma di identificazione è quella con il “mio” corpo. Intanto il fatto di essere un uomo o una donna ha un ruolo fondamentale nella percezione del proprio sé. E’ un ruolo dove molta gente resta intrappolata. Inoltre coloro che sono identificati con la bella presenza, la forza fisica, o le loro capacità, soffrono quando tutto ciò comincia ad indebolirsi.Non puoi lottare contro l’ego e vincere come non puoi lottare contro l’oscurità, perchè va avanti con la tua luce ma puoi semplicemente portare la luce della coscienza, perchè sei quella luce che tu stesso aiuti ad emergere.

PROCESSO – IDENTIFICAZIONE DI POSSESSO

1. Cerca tutte quelle cose che definisci con la parola “mio”.

2. Osserva se queste cose ti trasmettono un sottile senso di importanza, di superiorità.

3. Provi risentimento o rabbia o ti senti impoverito quando perdi o ti viene portata via una cosa a cui date un valore?

E questo vale anche per le persone. Si può dare valore alle cose o alle persone e prendersene cura,

ma ogni volta che c’è un attaccamento nei loro confronti allora sai che è l’ego.

4. Rimani in osservazione per qualche minuto. Guarda la tua identificazione, il tuo attaccamento.

All’inizio è sufficiente essere consapevoli del nostro attaccamento. A volte possiamo anche pensare di non essere attaccati ad una cosa, o ad una persona, fino al momento in cui la perdiamo o temiamo di perderla. Se allora ci turbiamo, diventiamo ansiosi, ecc. allora vuol dire che c’è attaccamento. L’attaccamento alle cose cade da solo nel momento in cui non cerchi più di trovare voi stessi in esse. Nel frattempo è importante cominciare ad essere consapevole del tuo attaccamento alle cose, se sei consapevole di essere identificato con una cosa,

l’identificazione non è più totale.

PROCESSO – IDENTIFICAZIONE EMOZIONALE

Pensa a una situazione stressante ricorrente, una situazione che è tipicamente stressante anche se puòessere successa solo una volta e ricorra solo nella tua mente. Prima di rispondere a ognuna delle domandesotto, permettiti di rivisitare mentalmente il tempo e il luogo dell’evento stressante.

1. In quella situazione, quel tempo e quel luogo chi ti fa arrabbiare, ti confonde o ti delude, e perché?

(Esempio: Sono arrabbiata con Paolo perché non mi ascolta riguardo alla sua salute.)

2. In quella situazione, come vuoi che cambi? Cosa vuoi che faccia?

Esempio: Voglio che Paolo capisca di avere torto. Voglio che smetta di fumare.

Voglio che smetta di mentire riguardo a ciò che sta facendo alla sua salute. Voglio che veda che si sta uccidendo.

3. In quella situazione, che consigli potresti offrirgli/le?

(Esempio: Paolo dovrebbe fare un respiro profondo. Dovrebbe calmarsi. Dovrebbe capire che le sue azioni spaventano me e i bambini.
Dovrebbe sapere che avere ragione non vale un altro infarto.)

4. Allo scopo di essere felice in quella situazione, cosa hai bisogno che pensi, dica, senta o faccia?

(Esempio: Ho bisogno che Paolo mi ascolti. Ho bisogno che si assuma la responsabilità della sua salute. Ho bisogno che rispetti le mie opinioni)

Rigira il pensiero

a) verso te stesso. (Io non mi ascolto riguardo alla mia salute.)

b) verso l’altro. (Io non ascolto Paolo riguardo alla sua salute.)

c) all’opposto. (Paolo mi ascolta riguardo alla sua salute.)

E trova almeno tre esempi specifici e sinceri di come ogni rigiro

è vero per te in quella situazione.

Di Claudia Palmas

Fonte:  http://umaniindivenire.grou.ps/611160

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