Guidare col Braccio fuori dal finestrino: sì, rischi una multa ed è anche rischiso
Sì, è sanzionabile. Nessun articolo del Codice della Strada recita testualmente “è vietato sporgere l’avambraccio dal finestrino”. Eppure chi viene sorpreso in quella posizione al volante rischia una multa tra 42 e 344 euro e la perdita di un punto dalla patente. In caso di sinistro, può perfino vedersi ridurre o negare il risarcimento dalla propria compagnia. Il meccanismo poggia su due norme di carattere generale: l’articolo 141 e l’articolo 169. Entrambe impongono a chi guida di mantenere in ogni istante il pieno controllo del mezzo e di non alterarne la sagoma. Un gesto che d’estate sembra innocuo, quasi un riflesso condizionato dal caldo, nasconde conseguenze economiche e legali tutt’altro che trascurabili. Vediamo cosa prevede la legge. E perché quel gomito appoggiato al telaio della portiera può trasformarsi in un problema concreto.
Cosa dice davvero la legge: due articoli, nessun riferimento esplicito, una sanzione certa
Chi si aspetta di trovare nel Decreto Legislativo 285 del 1992, il testo unico che raccoglie l’intero Codice della Strada, una riga dedicata al braccio fuori dal finestrino resterà deluso. Quel gesto non compare da nessuna parte con queste parole. La sanzionabilità nasce dall’interpretazione combinata di due disposizioni. Sono pensate per garantire, in senso ampio, che chi sta al volante sia sempre padrone del mezzo. E che l’auto non occupi più spazio di quanto omologato.
L’articolo 141: il controllo del veicolo non si negocia
L’articolo 141, al secondo comma, obbliga ogni conducente a conservare il controllo del proprio veicolo. Deve essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie in condizione di sicurezza. Il riferimento è soprattutto all’arresto tempestivo, entro i limiti del proprio campo di visibilità e dinanzi a qualsiasi ostacolo prevedibile.
Tradotto: se un bambino attraversa all’improvviso, chi guida deve reagire in una frazione di secondo. Se l’auto davanti frena di colpo, idem. Se un cane schizza fuori da un cancello, non c’è tempo per pensare. Con una sola mano sullo sterzo e l’altro arto penzoloni oltre la portiera, i tempi di reazione si allungano. La forza esercitata sul volante si dimezza. La capacità di correggere una sbandata crolla.
La Polizia Stradale, i Carabinieri e la Polizia Municipale possono contestare la violazione in qualsiasi momento. Basta che ritengano, a loro giudizio, che la postura di chi guida comprometta la prontezza necessaria.
L’articolo 169: la sagoma non si tocca
L’articolo 169 aggiunge un secondo livello di tutela. Il primo comma prescrive che chi guida debba godere della più ampia libertà di movimento per effettuare le manovre necessarie. Il quarto comma si rivolge ai veicoli a motore diversi da motocicli e ciclomotori a due ruote. Stabilisce che né il conducente né i passeggeri devono determinare sporgenze dalla sagoma trasversale del veicolo.
L’automobile non può diventare più larga, nemmeno di pochi centimetri. Nemmeno per colpa di un gomito che oltrepassa la linea della carrozzeria. La sagoma trasversale non è un’astrazione ingegneristica. È il confine fisico entro cui il mezzo è stato omologato. Qualsiasi elemento che la superi, fosse anche un avambraccio umano, configura una violazione.
La “sporgenza” che nessuno considera: come viene contestata nella pratica
Molti automobilisti associano la norma sulle sporgenze esclusivamente a carichi ingombranti, portapacchi montati male o specchietti fuori misura. Il testo dell’articolo 169, però, non fa distinzioni tra oggetti e parti del corpo. Parla genericamente di “sporgenze dalla sagoma trasversale” senza specificare la natura dell’elemento che le determina. Un agente appostato a un posto di controllo può verbalizzare l’infrazione nel momento in cui constata visivamente che un arto di chi guida oltrepassa il profilo laterale della carrozzeria. Lo stesso vale per una pattuglia in movimento che affianca la vettura.
Un incidente non è necessario. Neppure una misurazione con il metro. E nemmeno che l’arto sia completamente disteso all’esterno. Basta che il gomito o l’avambraccio superino la linea della portiera. La contestazione segue l’iter di qualsiasi altra infrazione al Codice della Strada. L’agente identifica il veicolo, redige il verbale indicando l’articolo violato, descrive la condotta osservata e notifica la sanzione. Il documento può essere consegnato a mano al momento del fermo. Oppure inviato successivamente, se la pattuglia ha rilevato la targa senza poter interrompere la marcia.
C’è poi una zona grigia che spiega perché non tutti vengono multati. Non esiste una circolare del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che imponga di sanzionare sistematicamente ogni arto sporgente dall’abitacolo. L’accertatore valuta la situazione nel suo insieme: velocità, contesto urbano o extraurbano, densità del traffico, postura complessiva. In autostrada a 130 chilometri orari con traffico fitto, il rischio di contestazione è altissimo. In una stradina di campagna a trenta all’ora, la stessa posizione potrebbe passare inosservata. Questa discrezionalità non elimina il pericolo. Chiarisce però perché, in caso di ricorso, la descrizione contenuta nel verbale assume un peso decisivo.
Multa, punti patente e il vero pericolo: cosa succede se l’assicurazione non paga
Sul piano puramente economico, la forbice si articola su due binari. La violazione dell’articolo 141 comporta una sanzione che parte da 42 euro e può arrivare a 173, accompagnata dalla decurtazione di un punto dalla patente. Quella dell’articolo 169, relativa alla sporgenza dalla sagoma, prevede un importo da 87 a 344 euro.
Le due infrazioni possono essere contestate cumulativamente. Tutelano infatti beni giuridici diversi: la prima protegge la capacità di reazione di chi guida, la seconda l’integrità dimensionale del mezzo rispetto agli altri utenti della strada. Nel caso peggiore, il conto complessivo raggiunge i 344 euro più la perdita di un punto. Una cifra che trasforma un gesto distratto in una spesa paragonabile a un pieno di benzina e mezza giornata di lavoro.
Il nodo assicurativo: quando la compagnia si tira indietro
Il vero salasso, però, non arriva dal verbale. Arriva dalla compagnia assicurativa. In caso di sinistro, l’impresa che gestisce la polizza RC auto può eccepire il concorso di colpa del proprio assicurato. Lo fa invocando l’articolo 1227 del Codice Civile sulla corresponsabilità del danneggiato.
Se dagli accertamenti emerge che al momento dell’impatto chi stava al volante aveva un arto all’esterno dell’abitacolo, la situazione si complica. La compagnia applica una riduzione percentuale del risarcimento, tipicamente tra il 20 e il 50 per cento. La percentuale dipende dalla gravità della negligenza riscontrata. Nei casi più estremi, quando la dinamica dell’incidente è riconducibile quasi interamente alla mancata presa sul volante, l’impresa può spingersi fino al rifiuto totale del pagamento. L’assicurato resta così a coprire di tasca propria i danni causati a terzi.
Un esempio concreto: quando la distrazione costa migliaia di euro
Un pomeriggio di luglio. Strada urbana, cinquanta all’ora, finestrini abbassati. Un automobilista di quarant’anni guida con l’avambraccio sinistro appoggiato al telaio della portiera. Cerca quel filo d’aria che l’abitacolo surriscaldato non riesce a dare. A un incrocio, un ciclista svolta senza segnalare. Il conducente tenta di frenare e sterzare, ma con una sola mano la risposta del volante è lenta, imprecisa. L’impatto avviene. Il ciclista riporta una frattura al polso e danni alla bicicletta: 8.000 euro tra spese mediche e risarcimento.
La compagnia assicurativa acquisisce il rapporto della Polizia Municipale intervenuta sul posto. Nel verbale è annotato che la postura del conducente risultava incompatibile con la piena libertà di movimento. Un testimone ha confermato la posizione dell’arto all’esterno dell’abitacolo. L’impresa contesta il concorso di colpa nella misura del 30 per cento.
Risultato: invece di coprire l’intero importo, liquida 5.600 euro. All’assicurato chiede di versare i restanti 2.400 di tasca propria. A questi si sommano la multa da 344 euro e il punto decurtato. Se la patente era già a quota bassa, scatta il rischio concreto di un corso di recupero o, nei casi peggiori, della revisione del documento di guida.
L’IVASS, l’istituto che vigila sul settore assicurativo italiano, conferma anno dopo anno che le eccezioni per concorso di colpa rappresentano una quota significativa dei contenziosi. I dati ISTAT sugli incidenti stradali, dal canto loro, indicano la distrazione alla guida tra le prime cause di sinistro nel nostro Paese. In questo contesto, qualsiasi elemento che riduca la prontezza di chi sta al volante viene letto dagli uffici legali delle assicurazioni come un aggravante documentabile. Un arto penzoloni oltre la portiera rientra pienamente in questa categoria. Non è un’ipotesi scolastica. È una dinamica che si ripete ogni estate, quando i vetri si abbassano e la tentazione di cercare un po’ di brezza diventa più forte della prudenza.
Quel gesto istintivo che può costare molto più di un po’ d’aria
Nessuno mette in discussione il piacere di guidare con i finestrini aperti in una sera d’estate. Il profumo dell’asfalto caldo, la brezza che entra nell’abitacolo. Il problema non è abbassare il vetro. Il problema è quell’avambraccio che, quasi senza pensarci, scivola fuori e si appoggia al telaio come se l’auto fosse il divano di casa.
In quel momento chi guida ha dimezzato la propria capacità di reagire. Ha allargato la sagoma del mezzo. Ha consegnato alla propria assicurazione un argomento perfetto per ridurre un risarcimento. Quarantadue euro di multa possono sembrare pochi. Trecentoquarantaquattro iniziano a pesare. Duemilaquattrocento di concorso di colpa dopo un incidente cambiano la prospettiva. E un punto in meno sulla patente, sommato ad altre piccole distrazioni accumulate nel corso dell’anno, può avvicinare pericolosamente la soglia della sospensione.
La prossima volta che il caldo si fa sentire e la mano cerca l’aria oltre la portiera, vale la pena ricordare una cosa. Quel gesto dura un secondo. Le sue conseguenze possono accompagnare chi guida per mesi. Il finestrino può restare aperto. Il braccio, meglio tenerlo dentro.
Redazione
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