Lo spuntino del buco nero

Secondo una nuova ricerca il “mostro” al centro della Via Lattea “divora” costantemente gli asteroidi che gli orbitano intorno

astronomia

L’illustrazione mostra una nuvola di asteroidi attorno al buco nero supermassiccio che si trova al centro della nostra galassia. Immagine per gentile concessione M. Weiss, CXC/NASA

Al centro della Via Lattea, a 26 mila anni luce dalla Terra, c’è un buco nero supermassiccio, detto “Sagittarius A*”, circondato da un disco di accrescimento, un anello di gas ad altissima temperatura e polvere stellare. Man mano che “divora” questa materia, il buco nero emette radiazioni.

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Dall’inizio della missione del Chandra X-Ray Observatory, il telescopio orbitante della NASA che osserva lo spazio nello spettro dei raggi X, gli astronomi hanno notato attorno a Sagittarius A “lampi” radioattivi quasi quotidiani, che durano circa un’ora e sono fino a cento volte più luminosi delle normali emissioni del buco nero. Lo stesso fenomeno è stato osservato, nello spettro degli infrarossi dal Very Large Telescope dello European Southern Observatory, che si trova in Cile. Oggi un’équipe di studiosi guidata da Kastytis Zubovas dell’Università di Leicester propone una spiegazione: a provocare i lampi sono gli asteroidi che “cadono” nel disco di accrescimento.

Secondo i modelli computerizzati basati sui dati del telescopio Chandra, intorno a Sagittarius A* orbiterebbe una nuvola contenente alcune migliaia di miliardi di asteroidi, situata ad almeno 160 milioni di chilometri dal margine del disco

di accrescimento. Attratti dalla gravità del buco nero, gli asteroidi escono dall’orbita e cadono verso l’interno, dove le forze di marea li fanno a pezzi. I frammenti rocciosi vanno poi a scontrarsi con i gas surriscaldati e si disintegrano, proprio come accade alle meteore al contatto con l’atmosfera terrestre: è questo il fenomeno che provocherebbe l’emissione dei lampi di radiazione osservati dalla Terra

Per Peter Edmonds, astronomo del Chandra X-ray Center di Cambridge, del Massachusets, che non ha partecipato alla nuova ricerca, è possibile che gli asteroidi “siano stati strappati ai sistemi solari della galassia e attratti verso la nuvola che orbiterebbe intorno al buco nero”.

Secondo lo studio, solo gli asteroidi che superano il diametro di 10 chilometri possono provocare emissioni di radiazioni visibili dalla Terra, ma tutto fa pensare che anche quelli più piccoli, cadendo nel buco nero, provochino emissioni più deboli.

Soprattutto, prosegue Edmonds, “è logico pensare che le emissioni si verifichino da molto tempo”: un’affermazione supportata dalla presenza di “echi luminosi” nelle vicinanze del buco nero. Le emissioni più lunghe e luminose – magari causate dal buco nero che “ingoia” un oggetto più grande, come un intero pianeta – lasciano una sorta di impronta persistente nelle nuvole di gas e polvere, residuo di lampi durati centinaia d’anni.

Infine, conclude lo studioso, Sagittarius A* non dà segni di perdere l’appetito: “Continua a lampeggiare senza sosta”.

fonte: http://www.nationalgeographic.it/scienza/2012/02/10/news/lo_spuntino_del_buco_nero-843717/

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