Un antenato dei mammiferi in Sardegna

Ricostruzione di Massimo Demma con Simone Maganuco
Ad Alghero i paleontologi hanno trovato un raro esemplare di sinapside: è il primo scoperto in Italia. Questi antichi rettili sono considerati i progenitori dei mammiferi di Alice Danti
I resti fossili di un enorme rettile vissuto alla fine del Paleozoico, circa 270 milioni di anni fa, sono stati recentemente scoperti in Sardegna da un gruppo di paleontologi dell’Università di Pavia e dell’Università “la Sapienza” di Roma. L’eccezionale scoperta, avvenuta a Torre del Porticciolo, a nord di Alghero, è descritta sull’ultimo numero di Acta Palaeontologica Polonica.
L’esemplare, affine al genere Cotylorhynchus, è il primo grande vertebrato paleozoico scoperto in Italia. Secondo i ricercatori, i resti fossili ritrovati in Sardegna appartengono tutti allo stesso animale: era lungo circa 4 metri e faceva parte della famiglia dei caseidi, rettili erbivori molto simili agli ippopotami.
Questi grandi vertebrati erano molto diffusi nel Permiano inferiore-medio (299-260 milioni di anni fa), ma il loro ritrovamento è un evento molto raro: gli esemplari scoperti in Europa, infatti, “si contano sulle dita di una mano in tutta l’Europa”, spiega Umberto Nicosia, paleontologo dell’Università La Sapienza di Roma, che ha guidato il team di ricercatori che hanno estratto e studiato il fossile. Infatti, in tutta Europa sono stati trovati solo quattro esemplari di caseidi e questo è il primo “italiano”, mentre il genere Cotylorhynchus, al quale l’esemplare sardo assomiglia molto, fino ad ora sembrava fosse diffuso solo in una ristretta area degli Stati Uniti. La famiglia dei caseidi faceva parte della classe dei sinapsidi, da cui si sono poi evoluti i mammiferi.
Questa scoperta quindi consente di definire con maggiore precisione la presenza di questi animali in Europa, e soprattutto conferma l’ipotesi di una continuità terrestre tra il Nord America e il continente europeo che, durante il Permiano, avrebbe permesso la migrazione di questi grandi animali.

Fotografia di Ausonio Ronchi
“Abbiamo studiato nel dettaglio e per molti anni queste successioni continentali permotriassiche, che affiorano in modo spettacolare lungo la costa a nord di Capo Caccia, senza mai imbatterci nel benché minimo fossile”, spiega Ausonio Ronchi, stratigrafo del Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente di Pavia e primo autore dell’articolo.
“Poi, per un incredibile colpo di fortuna e grazie alla vista acuta di alcuni nostri studenti, Marco Morandotti ed Enrico Bortoluzzi, da questi antichi terreni fluviali sono affiorati i resti di una colonna vertebrale”. (nella foto i resti al momento del ritrovamento).
In cinque campagne di scavo sono state riportate alla luce alcune decine di frammenti ossei, di cui alcuni ancora in connessione anatomica. I reperti sono stati studiati presso i laboratori della Sapienza, e una volta completate le ricerche torneranno in Sardegna.
Secondo i ricercatori, il grande rettile probabilmente morì per un evento traumatico, forse in seguito al crollo di un argine fluviale. L’animale subì poi un rapido seppellimento e ciò spiegherebbe anche perché sulle ossa non ci siano né segni di un lungo trasporto, né tracce di predatori carnivori.

Ricostruzione di Massimo Demma con Simone Maganuco
I caseidi erano animali molto grandi – potevano raggiungere i 6 metri di lunghezza – e piuttosto sgraziati: avevano un collo cortissimo e una testa molto piccola e sproporzionata rispetto al resto del corpo, mentre le zampe erano particolarmente possenti. In quest’immagine si vede il rapporto delle dimensioni dell’esemplare rinvenuto rispetto a un uomo (ovviamente i due non hanno mai convissuto).
L’esemplare sardo non ha ancora un nome specifico: molto probabilmente appartiene a una specie non ancora conosciuta affine al genere Cotylorhynchus.

Fotografia di Ausonio Ronchi
L’immagine mostra Torre del Porticciolo, dove è avvenuta la scoperta. Durante il Paleozoico, 270 milioni di anni fa, Sardegna e Corsica erano ancora saldate alle coste provenzali. A partire dall’Oligocene, circa 30 milioni di anni fa la micro-placca continentale costituita dalle due grandi isole iniziò a separarsi dalla placca europea, e ruotando verso est raggiunse la posizione attuale circa 16 milioni di anni di anni fa.
Le rocce che contenevano le ossa dell’enorme rettile si sono originate in un ambiente continentale di tipo fluviale. Ecco perché i ricercatori hanno ipotizzato che mentre l’animale camminava su un argine, questo improvvisamente franò, provocandone la morte e il rapido seppellimento.
Ausonio Ronchi spiega che questa scoperta, finalmente, “ci consente di dare un’età, anche se approssimativa, agli antichi terreni sedimentari che caratterizzano questa parte dell’isola”.
