TV serba si scusa per informazioni di parte: «Abbiamo chiuso un occhio»
La televisione pubblica serba ha riconosciuto di aver raccontato per anni gli avvenimenti in modo parziale. Ha ammesso di aver trascurato domande importanti e di aver dato spesso spazio a una sola versione dei fatti. L’ammissione è arrivata il 26 ottobre 2026. In quell’occasione, il giornalista Goran Eror ha aperto il telegiornale di RTV con un messaggio di scuse ai telespettatori.
La dichiarazione arriva in una fase delicata per la politica del Paese. La Lista degli studenti ha ottenuto un risultato elettorale significativo. Intanto, il Partito progressista serbo guidato da Aleksandar Vučić ha perso la maggioranza parlamentare, secondo i risultati preliminari. La TV serba si scusa per informazioni di parte e riporta al centro del dibattito una questione cruciale per ogni democrazia: cosa succede quando il servizio pubblico smette di raccontare i fatti con indipendenza? Dietro quelle parole ci sono anni di tensioni, proteste e richieste di maggiore trasparenza nel sistema dell’informazione.
Perché la televisione serba ha chiesto scusa ai cittadini
Le scuse sono state trasmesse da Radio Television of Vojvodina (RTV), emittente pubblica regionale della Voivodina. L’episodio ha riportato l’attenzione sul ruolo del servizio pubblico in Serbia. A pronunciarle è stato Goran Eror, che ha riconosciuto le responsabilità della redazione. In particolare, ha criticato il modo in cui sono state selezionate e presentate le notizie politiche.
La dichiarazione è arrivata in un momento tutt’altro che ordinario. Il Paese stava attraversando una fase di cambiamento. A pesare erano il risultato della Lista degli studenti e le richieste di rinnovamento. Queste ultime coinvolgono da tempo sia la politica sia il mondo dei media.
A rendere significativo l’episodio è stata anche la gestione delle immagini dei festeggiamenti elettorali. Nel precedente notiziario, RTV non aveva mostrato quelle scene, nonostante le obiezioni di alcuni dipendenti. Nell’edizione successiva, invece, le immagini sono state trasmesse insieme alle scuse rivolte al pubblico.
Non si tratta soltanto di una notizia rimasta fuori da un telegiornale. La scelta di mostrare o escludere determinate immagini contribuisce a costruire il racconto di un avvenimento. Lo stesso vale per lo spazio concesso alle diverse posizioni. Quando queste decisioni riguardano la politica, possono influenzare il modo in cui i cittadini comprendono ciò che accade nel proprio Paese.
L’ammissione dell’emittente ha riaperto anche una questione più ampia: quanto sono liberi i giornalisti di lavorare senza pressioni? Un servizio pubblico deve offrire notizie verificate e rappresentare punti di vista differenti. Deve inoltre controllare l’operato di chi governa, senza trasformare il notiziario in uno strumento di sostegno al potere.
Le parole di Goran Eror e l’ammissione di responsabilità
Il passaggio più significativo del telegiornale è stato il riconoscimento degli errori commessi negli anni. Eror non ha parlato soltanto di una singola omissione. Ha descritto un modo di fare informazione che, secondo la sua dichiarazione, non avrebbe garantito un confronto adeguato tra le diverse posizioni.
Per molti anni il servizio non ha svolto la sua funzione, è rimasto in silenzio, ha chiuso un occhio, ha fornito informazioni di parte e ha riportato i fatti in modo acritico. Non sono state poste le domande giuste, o non sono state poste affatto, ha dichiarato Eror nel discorso ai telespettatori. Dobbiamo delle scuse ai telespettatori, una parte di noi ha guidato la lotta affinché i giornalisti e i redattori di questa emittente potessero lavorare liberamente e nel rispetto dei principi etici. Purtroppo, non abbiamo vinto la battaglia in tempo, ma crediamo che sia importante continuare a combatterla.
Da queste parole emergono due questioni. La prima riguarda la responsabilità editoriale. Un giornalista non dovrebbe limitarsi a riportare dichiarazioni ufficiali. Deve verificarle, chiedere chiarimenti e dare spazio alle voci che rischiano di restare inascoltate. La seconda questione riguarda le difficoltà incontrate da chi, nella redazione, ha cercato di difendere una maggiore autonomia professionale.
Eror ha inoltre annunciato le dimissioni di Nenad Čačić, direttore ad interim del Primo programma di RTV. Ha spiegato che la decisione è arrivata dopo le richieste di numerosi dipendenti.
Rimane, tuttavia, una differenza sostanziale tra riconoscere un errore e cambiare il modo di lavorare. Le scuse possono rappresentare un primo passo. La fiducia del pubblico si ricostruisce attraverso comportamenti verificabili: notizie controllate, spazio alle diverse forze politiche e libertà per i giornalisti di porre domande anche scomode.
La vittoria della Lista degli studenti e la crisi dell’informazione in Serbia
Per capire il peso delle scuse di RTV bisogna guardare al clima politico seguito alle elezioni. La Lista degli studenti, espressione del movimento studentesco, ha ottenuto un risultato che ha modificato gli equilibri parlamentari. Il Partito progressista serbo (SNS), legato ad Aleksandar Vučić, ha invece perso la maggioranza secondo i risultati preliminari riportati dalle fonti internazionali.
È importante, però, non confondere i risultati elettorali con i successivi cambiamenti ai vertici delle emittenti. Il voto ha fatto da sfondo alle tensioni nel mondo dell’informazione. Non significa, tuttavia, che tutte le trasformazioni istituzionali siano già state completate.
Le contestazioni hanno coinvolto anche TV Informer, emittente privata considerata vicina al governo. Durante i festeggiamenti elettorali, decine di manifestanti sono entrati nei suoi studi. Chiedevano scuse pubbliche per quelle che consideravano notizie false o distorte. Per riportare la calma è stato necessario l’intervento della polizia.
Le due vicende sono distinte. Le scuse per la copertura informativa di parte sono state pronunciate da RTV. L’irruzione è invece avvenuta nella sede di TV Informer. Anche RTS, il servizio pubblico nazionale serbo, è stata interessata da sviluppi separati. Tra questi figurano le dimissioni della direttrice Manja Grčić, annunciate il 29 ottobre 2026.
Questi episodi mostrano quanto sia diventato centrale il rapporto tra politica e informazione nel dibattito serbo. Quando la fiducia nelle istituzioni è fragile, il modo in cui le televisioni raccontano proteste e risultati elettorali può influenzare la percezione degli avvenimenti. Lo stesso vale per le dichiarazioni dei protagonisti. Per questo la questione non riguarda soltanto le singole redazioni, ma anche il diritto dei cittadini a ricevere notizie complete e attendibili.
Libertà di stampa in Serbia: che cosa dicono i dati
Il contesto delle scuse si comprende meglio osservando gli indicatori sulla libertà di stampa. Nell’edizione 2026 del World Press Freedom Index, pubblicato da Reporter Senza Frontiere (RSF), la Serbia occupa il 104° posto su 180 Paesi. Il dato segna un peggioramento rispetto alla 96ª posizione del 2025. L’Italia si trova invece al 56° posto, dopo essere stata al 49° nel 2025.
La classifica non dimostra automaticamente le responsabilità di una singola emittente. Aiuta però a inquadrare le condizioni generali in cui lavorano i giornalisti. Per la Serbia, RSF segnala problemi legati alle pressioni politiche, alla sicurezza dei professionisti e all’indipendenza dell’informazione.
Un altro elemento arriva da CRTA, organizzazione serba che monitora i processi elettorali. Nel rapporto relativo al periodo dal 21 al 27 settembre 2026, l’organizzazione ha rilevato uno squilibrio nella copertura televisiva. Circa tre quarti del tempo dedicato agli attori politici sulle emittenti nazionali era riservato ai rappresentanti della maggioranza. La Lista degli studenti, tra le forze di opposizione più visibili, aveva ricevuto una copertura prevalentemente negativa.
Questi dati riguardano un periodo preciso della campagna elettorale e derivano da una specifica metodologia di monitoraggio. Non possono quindi essere estesi automaticamente a ogni notiziario o a tutte le televisioni serbe. Offrono, però, un riscontro concreto alle preoccupazioni sul pluralismo e sull’equilibrio dell’informazione politica.
Mettendo insieme le parole di Eror e i risultati del monitoraggio, emerge una questione che va oltre il singolo episodio. L’indipendenza giornalistica non dipende soltanto dalla volontà dei singoli professionisti. Contano anche le regole editoriali, la trasparenza delle redazioni e la possibilità di verificare come vengono trattati i diversi protagonisti politici.
Le scuse possono dunque segnare un punto di partenza. Per capire se produrranno un cambiamento reale, bisognerà osservare la qualità delle notizie. Sarà importante anche verificare la libertà di fare domande e la disponibilità dell’emittente a rendere conto delle proprie scelte.
Conclusione
Le scuse della televisione serba hanno riportato alla luce un problema che non si esaurisce in un singolo telegiornale. Con la dichiarazione di Goran Eror, RTV ha riconosciuto che il proprio modo di raccontare gli avvenimenti non avrebbe sempre garantito l’equilibrio e l’indipendenza richiesti a un servizio pubblico.
L’episodio arriva in una fase di cambiamento politico. Sullo sfondo ci sono il risultato della Lista degli studenti, le contestazioni contro alcune emittenti e le richieste di maggiore autonomia editoriale. I dati sulla libertà di stampa e sul trattamento televisivo dei protagonisti politici aiutano a comprendere perché la vicenda abbia assunto una rilevanza nazionale.
Riconoscere gli errori, però, non basta a cancellarne le conseguenze. Per recuperare la fiducia dei cittadini serviranno notizie verificate, pluralismo e giornalisti liberi di porre domande senza temere pressioni.
La credibilità di RTV dipenderà soprattutto da ciò che accadrà dopo quelle scuse. Non basteranno le parole pronunciate davanti alle telecamere. Servirà un cambiamento concreto.
Fonti per gli approfondimenti
Reporter Senza Frontiere, indice della libertà di stampa in Serbia.
CRTA, rapporto sul trattamento televisivo degli attori politici durante la campagna elettorale.
Reuters, le dimissioni della direttrice di RTS dopo il risultato elettorale.
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