Luogo del battesimo di Gesù, scoperto in Giordania quello che un archeologo definisce il “vero sito”
l’attenzione su Al-Maghtas, in Giordania, sulla sponda orientale del fiume Giordano. Secondo la tradizione cristiana, fu in quest’area che Giovanni Battista battezzò Gesù. L’archeologo giordano Mohammad Waheeb sostiene che le rovine presenti nel sito corrispondano alla Betania oltre il Giordano citata nel Vangelo di Giovanni, una località la cui identificazione è discussa da secoli. A sostegno della sua tesi, il ricercatore richiama gli edifici religiosi riportati alla luce dagli scavi, le descrizioni lasciate dagli antichi pellegrini e una celebre mappa a mosaico di epoca bizantina. Il suo studio riaccende così l’interesse per una questione che unisce fede, storia e archeologia: quali elementi permettono di ricostruire il luogo in cui avvenne uno degli episodi più significativi della tradizione cristiana?
Al-Maghtas, il sito archeologico in Giordania legato al battesimo di Gesù
Per comprendere la ricerca di Waheeb bisogna raggiungere la valle del Giordano, in una zona che da secoli attira pellegrini cristiani. Al-Maghtas si trova sulla riva orientale del fiume, a circa nove chilometri a nord del Mar Morto. Il sito comprende due aree principali: Tell al-Kharrar, conosciuto anche come Jabal Mar Elias o Collina di Elia, e la zona delle chiese dedicate a San Giovanni Battista, situata più vicino al corso d’acqua.

Una veduta aerea della collina di Elia, o Tell Mar Elyas, nell’area di Al-Maghtas, dove sono stati individuati resti architettonici di epoca romano-bizantina.
L’importanza di quest’area va oltre la tradizione religiosa. Gli scavi hanno portato alla luce testimonianze di una frequentazione protratta per secoli: edifici destinati al culto, ambienti monastici e strutture utilizzate per le celebrazioni battesimali. Questi ritrovamenti aiutano a ricostruire come Al-Maghtas sia diventato un centro di pellegrinaggio e perché i cristiani lo abbiano associato all’episodio narrato nei Vangeli.
Chiese, vasche battesimali e tracce di un antico centro di pellegrinaggio
Le campagne di scavo condotte tra il 1996 e il 2002 hanno permesso di conoscere meglio il patrimonio archeologico di Al-Maghtas. Tra i resti individuati figurano chiese, cappelle, mosaici, sistemi per la gestione dell’acqua e vasche destinate ai riti battesimali. Sono emerse anche testimonianze della presenza di monaci ed eremiti, compresi ambienti ricavati nelle grotte.

Gli scavi archeologici ad Al-Maghtas hanno portato alla luce strutture destinate al culto e alla preghiera, testimonianza dell’importanza religiosa del sito in epoca antica.
Le strutture raccontano soprattutto lo sviluppo del sito come centro religioso durante i periodi romano e bizantino. Nel corso dei secoli, le comunità cristiane costruirono luoghi di preghiera e complessi destinati ad accogliere i pellegrini, che raggiungevano la valle del Giordano per commemorare il battesimo di Gesù.
Per Mohammad Waheeb, tuttavia, i ritrovamenti non documentano soltanto una devozione sviluppatasi nel tempo. L’archeologo prende in esame anche gli indizi relativi alla frequentazione più antica dell’area e il rapporto tra le rovine e le descrizioni tramandate dalle fonti storiche. A suo giudizio, questi elementi, considerati nel loro insieme, sono compatibili con un territorio frequentato all’epoca di Giovanni Battista e Gesù.
È necessario, però, distinguere ciò che gli scavi dimostrano dalle conclusioni che se ne possono ricavare. Una chiesa costruita secoli dopo gli eventi evangelici testimonia la venerazione del luogo da parte dei cristiani, ma non prova da sola che il battesimo sia avvenuto esattamente lì. Per ricostruire il passato, gli archeologi devono confrontare la datazione dei reperti, le caratteristiche degli edifici e le informazioni contenute nelle fonti storiche.
L’importanza culturale e religiosa di Al-Maghtas è riconosciuta anche a livello internazionale. Nel 2015, il sito è stato inserito nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO per il suo valore legato alla tradizione cristiana del battesimo e alla storia del pellegrinaggio. La scheda ufficiale dell’UNESCO descrive le due aree archeologiche e i resti che documentano la lunga frequentazione religiosa del luogo. Questo riconoscimento ne conferma il valore storico e culturale, ma non costituisce una verifica definitiva dell’esatta posizione dell’evento evangelico.
Betania oltre il Giordano o Betabara: le prove analizzate dall’archeologo
Al centro dello studio di Waheeb, pubblicato nel 2026 sull’Egyptian Journal of Archaeological and Restoration Studies, c’è una questione legata direttamente al Vangelo di Giovanni: quale località viene indicata come il luogo in cui Giovanni Battista svolgeva la sua attività? Nel versetto 1:28 compare il nome Betania oltre il Giordano, mentre una parte della tradizione manoscritta riporta Betabara. Questa differenza ha alimentato per secoli il dibattito sulla geografia biblica.

L’archeologo Mohammad Waheeb identifica in Al-Maghtas, sulla sponda orientale del fiume Giordano, il luogo del battesimo di Gesù.
Waheeb sostiene che i due nomi vadano riferiti a località distinte e che i ritrovamenti sulla riva orientale del fiume siano compatibili con l’identificazione di Al-Maghtas con Betania oltre il Giordano. Per sostenere la propria interpretazione, il ricercatore confronta le strutture archeologiche con i racconti dei pellegrini dell’antichità e con la mappa di Madaba. La sua tesi si basa quindi sulla convergenza di diverse testimonianze, non su un singolo reperto.
Gli antichi pellegrini, Origene e la mappa di Madaba
Tra gli elementi esaminati da Waheeb figurano le indicazioni geografiche lasciate da alcuni pellegrini cristiani. Il Pellegrino di Bordeaux, che visitò la regione nel 333 d.C., e Teodosio, autore di una descrizione del 530 d.C., collocavano il luogo tradizionale del battesimo a circa cinque miglia dal punto in cui il Giordano sfocia nel Mar Morto. Secondo l’archeologo, questa distanza è compatibile con la posizione dell’area di Wadi al-Kharrar.
Un’altra testimonianza risale al 570 d.C., quando il Pellegrino di Piacenza descrisse un monastero dedicato a San Giovanni nei pressi del luogo del battesimo. Il complesso comprendeva anche strutture destinate ad accogliere i viaggiatori. Waheeb mette a confronto questo resoconto con i resti religiosi individuati durante gli scavi, cercando corrispondenze tra le descrizioni antiche e le caratteristiche dell’area.

Gli archeologi hanno individuato una piccola chiesa nell’area di Betania oltre il Giordano. Antichi resoconti di pellegrini descrivono una chiesa costruita lungo il fiume, nei pressi del luogo tradizionalmente associato al battesimo di Gesù.
Il ricercatore prende in considerazione anche la mappa di Madaba, un mosaico cartografico di epoca bizantina, generalmente datato al VI secolo, che raffigura numerosi luoghi biblici. Nella sua interpretazione, le denominazioni associate alle località sulle due rive del Giordano contribuiscono a distinguere Betania oltre il Giordano da Betabara.
La questione dei nomi è legata anche a Origene, studioso cristiano dei primi secoli. Non riuscendo a identificare con certezza una Betania oltre il Giordano, propose di leggere il passo evangelico facendo riferimento a Betabara. Questa interpretazione contribuì alla diffusione della variante in parte della tradizione manoscritta.
Lo studio di Waheeb, intitolato Neither Bethany nor Bethabara but Bethany Beyond Jordan Site of Jesus Baptism, propone invece di mantenere il riferimento a Betania oltre il Giordano e di considerare le due località distinte. La pubblicazione scientifica originale consente di approfondire direttamente l’argomentazione del ricercatore.
I racconti dei pellegrini, la cartografia antica e i reperti archeologici sono testimonianze di natura diversa. Il loro confronto può rafforzare un’ipotesi geografica, ma richiede cautela: le descrizioni sono state redatte secoli dopo la vita di Gesù e non costituiscono testimonianze dirette del battesimo.
Che cosa dimostra davvero la ricerca sul battesimo di Gesù?
Il lavoro di Mohammad Waheeb riporta l’attenzione su un luogo da lungo tempo associato dalla tradizione cristiana al battesimo, ma il suo interesse va oltre la semplice identificazione geografica. Lo studio mostra come archeologia, geografia e fonti scritte possano essere confrontate per ricostruire la storia di un sito. Gli scavi documentano l’esistenza di un importante centro religioso, mentre i racconti dei pellegrini e la mappa di Madaba offrono indicazioni sulla localizzazione attribuita al luogo del battesimo nell’antichità.

Il Battesimo di Cristo, Maestro della Vita di San Giovanni Battista. National Gallery, Washington DC. By Giovanni Baronzio – Unknown source Alternative: http://www.nga.gov/content/ngaweb/Collection/art-object-page.272.html, Public Domain, commons.wikimedia.org
Rimane, tuttavia, una distinzione essenziale tra la ricostruzione della storia di un santuario e la dimostrazione che un evento sia avvenuto proprio in quel punto. Le testimonianze disponibili permettono di esaminare una tradizione antica e di valutarne la coerenza geografica, ma non consentono di osservare direttamente ciò che accadde all’epoca di Gesù.
La conclusione di Waheeb rappresenta quindi un’interpretazione archeologica sostenuta da più elementi. Il suo studio non esclude automaticamente ogni altra ipotesi, ma offre ulteriori argomenti a favore dell’identificazione di Al-Maghtas con Betania oltre il Giordano, lasciando aperto il confronto tra gli studiosi sulla geografia dei luoghi biblici.
Le tracce del fiume e le trasformazioni del paesaggio
Un altro aspetto da considerare riguarda i cambiamenti che hanno interessato nel tempo il corso del Giordano. Le inondazioni stagionali, l’erosione e lo spostamento dei canali possono modificare il rapporto tra gli edifici antichi e il fiume. Una struttura costruita vicino all’acqua può ritrovarsi, secoli dopo, lontana dal corso principale; altre costruzioni possono subire danni o scomparire.
Queste trasformazioni sono importanti per gli archeologi che cercano di localizzare edifici descritti dai viaggiatori antichi. Le distanze riportate nelle fonti devono essere confrontate con un paesaggio che non è rimasto immutato nel tempo. Waheeb richiama anche documentazioni più recenti delle rovine: nel 1899, un sacerdote fotografò le fondamenta di una cappella sostenuta da archi nei pressi di Wadi al-Kharrar e le collegò a una chiesa descritta in precedenza.
Il confronto tra queste testimonianze aiuta a ricostruire l’evoluzione del complesso religioso e le trasformazioni dell’ambiente circostante. Non dimostra, da solo, dove avvenne il battesimo, ma aggiunge elementi alla ricostruzione della storia del sito.
È proprio dalla valutazione complessiva di queste evidenze che nasce la proposta di Waheeb. I resti degli edifici cristiani, le indicazioni geografiche degli antichi pellegrini e le informazioni ricavate dalla mappa di Madaba convergono, secondo il ricercatore, verso Al-Maghtas. La solidità di questa conclusione dipende però dall’esame critico di ciascun elemento e dal confronto con le altre interpretazioni storiche.
Conclusione
Al-Maghtas, in Giordania, rimane uno dei luoghi più importanti della tradizione cristiana legata al battesimo di Gesù. La ricerca di Mohammad Waheeb aggiunge nuovi argomenti al dibattito, sostenendo che i reperti archeologici e le testimonianze degli antichi pellegrini siano compatibili con l’identificazione del sito con Betania oltre il Giordano.
La controversia tra Betania e Betabara dimostra quanto sia complesso ricostruire la geografia dei racconti biblici attraverso testi antichi, reperti e trasformazioni del paesaggio. Lo studio propone una lettura basata su più indizi, ma non autorizza a considerare definitivamente risolta la questione. Il suo valore sta proprio nel mettere in relazione fonti diverse e nel riaprire il confronto su uno dei luoghi più significativi della storia cristiana.
Redazione
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