Coronavirus, tutti i tipi di mascherina (e i loro pro e contro)

Mascherine semplici, chirurgiche, Ffp2 e Ffp3 (con o senza valvola) hanno funzioni diverse e perciò vanno usate per scopi differenti. Indossare una mascherina sbagliata può essere non solo inutile, ma anche dannoso per sé o per gli altri

Sono i dispositivi di protezione individuale più ricercati del periodo pandemico, ma l’Italia non ha (o meglio, non aveva) alcuna azienda deputata a produrne. Sono da settimane argomento di discussione collettivamotivo di attriti politici, oggetto di truffe, speculazioni e sequestri. Molte persone hanno cercato di accaparrarsene il più possibile, ritenendole il bene più prezioso e allo stesso tempo meno disponibile nell’affrontare il coronavirus. Alla loro carenza si deve probabilmente una parte non trascurabile dei contagi, soprattutto tra gli operatori sanitari. E tuttora non è chiaro nemmeno alla comunità scientifica se il loro uso nella popolazione generale sia complessivamente utile o meno a contenere l’epidemia.

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Alcune certezze però ci sono. Medici e infermieri non possono fare a meno di adeguate mascherine protettive. Fuori dai contesti ospedalieri, la mascherina deve essere indossata più per proteggere gli altri che per difendere se stessi. E poi, la mascherina può diventare controproducente qualora sia indossata male o diventi un pretesto per sentirsi invincibili e trascurare le altre fondamentali misure di protezione, come il distanziamento sociale, l’igiene delle mani e il limitare gli spostamenti allo stretto indispensabile.

Fondamentale è anche sapersi orientare nella variegata offerta di mascherine, che (al netto delle effettive disponibilità) include dispositivi con caratteristiche e funzioni radicalmente diverse. Per usare una metafora un po’ ardita, è come se si trattasse di posate: forchette, cucchiai e coltelli fanno tutti parte della stoviglieria, ma nessuno userebbe mai uno spelucchino per la pasta in brodo o un cucchiaino da tè per mangiare una pizza. Insomma, si chiamano tutte mascherine, ma non sono affatto fra loro intercambiabili.

Mascherine Ffp con la valvola

Ormai abbiamo tutti imparato che di Ffp (Filtering Face Piece) ne esistono di tre qualità: il gruppo 1 che ha una una capacità filtrante delle particelle sospese nell’aria garantita perlomeno dell’80%, il 2 del 94% e il 3 del 99%. Se solo Ffp2 e Ffp3 sono ritenute idonee a proteggere dagli agenti patogeni a trasmissione aerea, più che distinguere per percentuale di filtraggio ha senso sottolineare la differenza tra i modelli che prevedono la valvola e quelli che non l’hanno.

La funzione della valvola è consentire all’aria calda che viene espirata di uscire dalla mascherina senza particolari ostacoli, con l’obiettivo di rendere meno faticoso il tenerla indosso a lungo. Grazie alla valvola, infatti, il calore viene più facilmente disperso verso l’esterno, non si accumula umidità e quindi vengono scongiurati problemi di condensa o di appannamento degli occhiali. La valvola non compromette la capacità filtrante dall’esterno verso l’interno (al 94% o al 99% a seconda del modello), ma è evidente che proprio by design fa venir meno la funzione di filtro dall’interno verso l’esterno. Detto altrimenti, le Ffp con la valvola di espirazione proteggono molto bene chi le indossa, ma non le persone intorno.

Non a caso, infatti, questa tipologia di mascherina è adatta (anzi, ideale) nel caso degli operatori sanitari, che stanno a distanza ridotta da pazienti certamente infetti e che hanno la necessità di mantenerla consecutivamente per interi turni di lavoro senza mai scostarla dal viso. Fanno insomma parte dei veri e propri dispositivi salvavita per medici e infermieri, e in linea teorica dovrebbero essere monouso e comunque cambiate dopo qualche ora (al massimo 10, meglio 6) di utilizzo.

Per i cittadini in generale, invece, il loro impiego è fortemente sconsigliato, sia perché l’uso diffuso determina un’ulteriore carenza di disponibilità per chi ne ha davvero bisogno (in ospedale), sia soprattutto perché una Ffp con la valvola consente comunque a chi la indossa di spargere il virus e infettare gli altri, facendo venire meno lo scopo principale per cui in alcuni contesti si consiglia a tutti di indossare una mascherina. In modo un po’ brutale, ma certamente chiaro, la Ffp con la valvola indossata da persone sane o potenzialmente infette (sintomatiche o meno) è detta sempre più spesso la mascherina da egoista. Un comportamento virtuoso sarebbe quello di non comprarle, né tantomeno usarle.

Mascherine Ffp senza valvola

Sono meno egoiste delle precedenti, perché almeno svolgono una funzione di filtro pure dalla bocca verso l’esterno e quindi proteggono anche chi sta intorno. Tuttavia, in questo caso esiste un problema non trascurabile di comfort: l’umidità e il calore tendono ad accumularsi all’interno della mascherina, determinando una respirazione molto più faticosa già qualche minuto dopo averla indossata. Chi ha qualche sintomo respiratorio, dunque è potenzialmente più contagioso, tipicamente non riesce nemmeno a indossarle.

Nella pratica, se per gli operatori sanitari l’assenza della valvola può trasformare un turno di lavoro in un inferno (ma almeno si è protetti), per i non professionisti questa difficoltà d’uso si traduce spesso nello scostare la mascherina per prendere aria o nell’indossarla in modo che l’umidità possa in qualche modo fuoriuscire. Il risultato, evidentemente, è che tutto l’agognato potere filtrante ne risulta compromesso, e di fatto non si ottiene una protezione migliore per sé e per gli altri rispetto a quella garantita da una mascherina semplice.

Anche gli utilizzatori che resistono stoicamente al caldo umido e alla difficoltà nel respirare dovrebbero comunque tenere conto che – proprio per colpa dell’umidità – dopo qualche ora di utilizzo la mascherina Ffp andrebbe in ogni caso cambiata (e mai indossata più di una volta), poiché il suo potere filtrante degrada fino a renderla paragonabile a una mascherina semplice ma nuova. Anzi, in un supermercato o in altri contesti non ospedalieri si ritiene che una mascherina semplice monouso garantisca di fatto una protezione migliore rispetto a una Ffp riutilizzata e magari ripulita con tecniche fai da te.

Da un punto di vista di mercato, inoltre, le Ffp senza filtro sono molto più costose rispetto alle mascherine semplici e a quelle chirurgiche, e sono anche molto meno disponibili. Lasciarle per gli operatori sanitari, quindi, è un gesto altruistico e che fa anche bene al proprio portafogli.

Mascherine chirurgiche

Tipicamente di forma rettangolare, costituite da tre strati sovrapposti di tessuto-non-tessuto e da indossare con degli elastici o dei lacci, sono dei dispositivi meno sofisticati dei precedenti ma certificati per proteggere soprattutto le altre persone, impedendo alle goccioline emesse durante l’espirazione, con un colpo di tosse o parlando di raggiungere chi abbiamo intorno. Anche se non sono concepite per proteggere chi le indossa, sono le più utili in assoluto quando vengono indossate da tutte le persone che si trovano in uno stesso ambiente. Se ognuno porta correttamente la propria mascherina chirurgica, infatti, nessuno può contagiare gli altri e quindi si è tutti protetti.

Va da sé – lo abbiamo già detto, ma repetita iuvant – che indossare la mascherina chirurgica non basta per garantire davvero la protezione, ma restano indispensabili le altre misure quali il mantenere la distanza di sicurezza, l’attenzione all’igiene delle superfici e tutte le precauzioni di buon senso. E naturalmente qualunque uscita e qualunque contatto anche non ravvicinato rappresenta un rischio di trasmissione del virus superiore al restare in casa.

Da un punto di vista normativo, le mascherine chirurgiche sono dei dispositivi di protezione a marcatura CE che devono rispettare specifici requisiti tecnici stabiliti per legge, oltre che superare dei rigorosi test indipendenti di efficacia. Come suggerisce il loro nome, in condizioni di normalità l’uso della mascherine chirurgiche è comunque limitato al solo personale sanitario, allo scopo di proteggere i pazienti. Tuttavia, vista l’eccezionalità del momento, il decreto Cura Italia ha consentito l’immissione in commercio e la vendita di mascherine chirurgiche anche senza la marcatura CE (ma previa valutazione dell’Istituto superiore di sanità), con l’intento di accelerare le procedure burocratiche e garantire una maggior disponibilità sul mercato anche per tutti i cittadini.

In breve, le mascherine chirurgiche sono quelle consigliate per la popolazione generale, soprattutto se ci si trova in ambienti condivisi con altre persone (il supermercato, la farmacia,…) e sempre a patto che il loro uso non fomenti il senso di invincibilità.

Mascherine semplici

Questa è la categoria più generica e variegata, che include sia i dispositivi igienici non certificati a uso aziendale, sia le mascherine di qualità inferiore a quelle chirurgiche sia un’ampia gamma di altre possibili barriere utilizzabili per coprire il naso e la bocca.

In senso lato, per mascherina semplice si potrebbe intendere anche una sciarpa, un foulard (il provvedimento di Regione Lombardia lo cita esplicitamente), una mascherina di carta, un fazzoletto di stoffa, un aggeggio artigianale auto-prodotto, uno scaldacollo, una bandana a coprire il volto o qualunque altra interpretazione fantasiosa.

In analogia con le mascherine chirurgiche, anche queste versioni semplici hanno lo scopo di proteggere soprattutto gli altri, riducendo alla bell’e meglio la quantità di droplet immesse nell’ambiente. Certamente, in un mondo ideale tutti avremmo a disposizione un numero sufficiente di mascherine chirurgiche certificate in modo da poterne usare una nuova a ogni uscita strettamente necessaria. Nel mondo reale, purtroppo, la cronaca ci insegna che a volte occorre arrangiarsi, e le istituzioni demandano a ognuno di noi non solo il rispetto di tutte le misure di contenimento ma anche l’escogitare il modo migliore possibile di coprirci naso e bocca.

La comunità scientifica, Organizzazione mondiale della sanità inclusa, ritiene di dubbia utilità l’adozione delle mascherine su tutta la popolazione, anche perché ritiene improbabile nella pratica riuscire a rendere davvero disponibili sufficienti mascherine chirurgichecome peraltro ci siamo ben resi conto. Ma possiamo comunque dire che aggiungere una barriera – persino artigianale e al limite del ridicolo – davanti a naso e bocca (ferme restando tutte le altre misure di precauzione, questo è fondamentale) male non fa. Anche perché in questa fase con moltissimi contagiati non sappiamo con precisione chi sia positivo e asintomatico, dunque chiunque (sì, anche tu) potrebbe essere potenzialmente infetto e trasmettere il virus ad altri. Quindi, come si direbbe a Milano, la raccomandazione degli esperti sulla protezione è piutost che nient, l’è mei piutost.

Gianluca Dotti Foto anteprima: Volanthevist/Getty Images

Fonte: www.wired.it

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