Funghi allucinogeni e Lsd combattonno depressione e aprono la mente

Aprire le porte della percezione, viaggiare, espandere la mente, un fenomeno misterioso, e ancora poco chiaro anche per la scienza: lo stato di coscienza alterata che accompagna l’assunzione di sostanze allucinogene. Il principio attivo dei “funghi magici”, ovvero funghi con sostanze psicoattive, sono legati a un potenziamento dell’attività nelle parti evolutivamente più antiche del cervello, come l’ippocampo e il giro del cingolo anteriore, fortemente legate alla modalità emotiva di pensare, e a una contemporanea disorganizzazione delle aree che presiedono al pensiero di alto livello. Ma non solo: oltre a questo schema di attività che ricorda molto quello che si osserva durante il sogno, le diverse aree cerebrali entrano in comunicazione fra loro lungo percorsi che normalmente non vengono attivati, o quanto meno non vengono attivati tutti nello stesso momento. Una circostanza, questa, che potrebbe dar conto della descrizione dell’esperienza psichedelica come di una “espansione della mente”.

Gli effetti allucinogeni della psilocibina La scoperta – pubblicata su “Human Brain Mapping” – è opera di un gruppo di neuroscienziato della Goethe-Universität di Francoforte, dell’Imperial College di Londra e dell’argentino Consejo Nacional de Investigaciones Cientificas y Tecnologicas. “Conoscere i meccanismi alla base di quello che accade sotto l’effetto di droghe psichedeliche può anche aiutare a capire i loro possibili usi. Attualmente stiamo studiando l’effetto dell’LSD sul pensiero creativo e la possibilità che la psilocibina possa essere d’aiuto nell’alleviare i sintomi della depressione, consentendo ai pazienti di cambiare i loro modelli rigidamente pessimistici di pensiero. Tentativi di sfruttare le sostanze psichedeliche a fini terapeutici erano stati effettuati già negli anni cinquanta e sessanta, ma ora stiamo finalmente cominciando a capire la loro azione sul cervello e come eventualmente farne un buon uso”, osserva Robin Carhart-Harris, uno degli autori. Per chiarire le basi biologiche dell’esperienza con le sostanze psichedeliche, i ricercatori hanno analizzato i dati di imaging cerebrale di 15 volontari ai quali è stata iniettata per via endovenosa la psilocibina mentre erano sottoposti a risonanza magnetica funzionale (fMRI).

Loading...

Analizzando i dati raccolti, i ricercatori hanno potuto identificare diversi pattern comuni nell’attività cerebrale di tutti i soggetti sotto effetto della sostanza. Alcuni network neurali legati alle facoltà di ragionamento superiori, alla coordinazione delle facoltà cognitive e più in generale al senso del sé, sotto effetto della psilocibina sono risultati poco sincronizzati, mentre l’attività di molte aree più primitive, in particolare nell’ippocampo e nella corteggia cingolata, associate alla memoria, alle emozioni e all’eccitamento, hanno mostrato un funzionamento molto più compatto e coordinato. Si tratta, spiegano i ricercatori, di un tipo di attività cerebrale simile a quella che si registra in persone che stanno sognando.

Per approfondire la loro ricerca, gli scienziati inglesi hanno deciso di misurare l’entropia presente nei network cerebrali dei partecipanti, ovvero quanti differenti “pattern di attivazione” fossero presenti in un dato periodo di tempo, scoprendo così che nelle aree più primitive del cervello il loro numero risultava maggiore del normale. In altre parole – spiegano i ricercatori – è come se la psilocibina espandesse lo spettro dei possibili stati cerebrali di chi la assume, una probabile controparte biofisica della famosa “espansione della mente” descritta dagli utilizzatori di allucinogeni.

Incoraggiati dai risultati dell’esperimento, i ricercatori riflettono ora anche su di un possibile revival degli allucinogeni a scopo terapeutico, pratica comune negli anni ’50 e ’60. “Comprendere i meccanismi che entrano in gioco quando il cervello è sotto l’effetto delle droghe psichedeliche potrebbe aiutarci in futuro a comprenderne anche i possibili usi terapeutici”, spiega Robin Carhart-Harris, uno degli autori dello studio. “Stiamo già studiando ad esempio gli effetti dell’Lsd sul pensiero creativo, e pensiamo di indagare anche la possibilità che la psilocibina possa alleviare i sintomi della depressione, dando modo ai pazienti di sfuggire ai loro pattern di pensiero rigidi e pessimistici. Oggi stiamo finalmente iniziando a comprendere che effetto hanno gli allucinogeni sul cervello, e possiamo cercare di utilizzare questa conoscenza per farne buon uso”. [fonti di riferimento: WIREDLE SCIENZE]

Fonte:http://www.diregiovani.it/rubriche/scientificamente/32161-funghi-magici-espansione-per-la-mente.dg

Se ti è piaciuto l’ articolo condividilo e iscriviti alle nostre pagine facebook “ Pianeta blu  e Beautiful exotic planet earth” ed al nostro profilo su twitter.  

Pianetablunews lo trovi anche su google plus Segui anche il nostro blog https://pianetablunews.wordpress.com/ tramite email per non perdere altri articoli, curiosità e consigli!!

Ti è piaciuto l’articolo? condividilo anche tu sui social, clicca

Loading...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.