Guardami negli occhi e ti dirò che penso

Nei secoli fior fior di poeti non hanno mai dubitato che gli occhi fossero lo specchio dell’anima. Oggi anche la scienza sembra aver preso alla lettera questa massima, con la messa a punto di uno strumento comunicativo basato sulla dilatazione delle nostre pupille.

Uno studio recentemente apparso su Current biology, propone infatti un metodo innovativo che permette anche ai pazienti con disabilità motorie l’opportunità di comunicare attraverso le proprie pupille. In particolare, gli scienziati hanno messo a punto una strumentazione molto semplice ed economica – che prevede solamente un personal computer e una telecamera – in grado di misurare le dimensioni della pupilla del paziente mentre elabora la risposta a una domanda.

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Gli esperimenti finora sono stati condotti su persone sane, a cui sono state sottoposte delle domande che prevedevano come risposta sì o no. Queste risposte venivano di volta in volta proiettate su uno schermo e solamente nel caso in cui la risposta apparsa fosse stata quella corretta, il paziente doveva risolvere mentalmente un calcolo aritmetico. Ebbene, i ricercatori hanno osservato che proprio lo sforzo nell’eseguire questo calcolo produceva una dilatazione della pupilla dell’individuo, che diventava quindi un segno che la risposta in questione apparsa sullo schermo era affermativa.

Dopo questi primi risultati significativi, il team ha testato l’algoritmo di risposta anche su sette pazienti che avevano subito danni cerebrali a seguito di un ictus, e anche qui nella maggior parte dei casi  è stato possibile ottenere delle risposte attraverso il monitoraggio delle dimensioni delle pupille.

Secondo gli scienziati, questo metodo ingegnoso potrebbe rivelarsi inoltre uno strumento diagnostico innovativo se venisse esteso a pazienti  con un’alterazione dello stato di coscienza, come persone in coma o in cui non si riesce a registrare alcuna reazione verso stimoli esterni.

Di Cristina Da Rold

Fonte:  oggiscienza.wordpress.com

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