Un giorno una cometa potrebbe essere la causa di una pandemia di proporzioni inimmaginabili?

L’insorgere di epidemie virulente ha devastato molte società che in alcuni casi hanno rischiato di scomparire.Oggi le autorità temono che possa scoppiare una nuova epidemia.Lo scienziato Chandra Wickramsinghe ritiene che la minaccia possa arrivare dallo spazio in un futuro non molto lontano,ipotizza infatti una pandemia originata da una cometa e potremmo non avere i mezzi per combattere malattie extraterrestri.Il risultato sarebbe drammatico un tragedia di proporzioni inimmaginabili.

L’astrobiologo Chandra Wickramsinghe direttore del Centro di Buckingham dell’Università di Astrobiologia sostiene che le epidemie più gravi posso arrivare dallo spazio,una teoria controversa,ma se si rivelerà esatta ci aiuterà a risolvere il mistero delle epidemie più tragiche della storia.Per migliaia di anni gli uomini non sono riusciti a capire cosa causava le malattie e come si diffondevano; questo fin dalla metà del 19° secolo, quando gli scienziati hanno scoperto microbi chiamati batteri. Cinquanta anni dopo sono stati scoperti colpevoli ancora più piccoli,i virus.grazie al microscopio elettronico che ha permesso di scoprirli ,visualizzarli e studiarli. La scienza è riuscita a rispondere a molte domande sulla trasmissione dei germi.Nel corso della storia le malattie sono state portate dai viaggiatori,per migliaia di anni le barriere geografiche hanno offerto un protezione, ma queste sono state superate quando le innovazioni tecnologiche hanno permesso all’uomo di attraversare l’intero pianeta.

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La scienza ha fatto progressi nello studio della trasmissione dei germi, eppure i migliori scienziati non hanno trovto ancora una risposta a una domanda basilare:dove hanno origine le malattie?

Chandra Wickramasinghe presso l’Università di Buckingham

Chandra Wickramsinghe ha tentato di rispondere a questa domanda sostenendo che alcune epidemie hanno avuto origine dallo spazio.
Chandra lavora a questa idea da tre decenni insieme all’astrofisico Fred Hoyle scomparso nel 2001.

Insieme hanno studiato la possibilità che la vita non sia confinata solo sulla terra.Questa teoria è chiamata panspermia cioè l’ipotesi che la vita sulla terra abbia avuto origine in un altro luogo nell’universo.

Chandra crede che i semi della vita sono stati trasportati sulla terra 4 miliardi di anni fa dalle comete, in quel tempo remoto sappiamo che c’è stato un bombardamento di comete, la prova dell’inizio della vita coincide con questo bombardamento.

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Immagine del veicolo Stardust -NASA copyright

La missione NASA stardust ha raccolto alcune molecole e frammenti della cometa Wild2,grazie ad uno speciale materiale a bassissima densità chiamato aerogel. I campioni sono stati quindi inviati a terra per mezzo di una speciale capsula, atterrata il 15 gennaio 2006 e portata nel Johnson Space Center.Da qui vennero prelevati alcuni frammenti che sono stati inviati a laboratori in tutto il mondo.Nelle analisi dei campioni raccolti, sono state trovate molecole organiche, già in passato rivelate sulle comete da indagini spettroscopiche e radioanalisi.

Nel 2001 Chandra in collaborazione col centro di ricerca spaziale indiano ha mandato un pallone nella parte alta a 28 miglia di altezza per raccogliere campioni di polvere di comete. Sono stati trovati piccoli frammenti di tipo batterico. C’è un evidenza di vita nelle microparticelle che le comete hanno seminato negli strati alti della stratosfera. Per Chandra è la conferma della teoria della panspermia e la base per l’origine di alcune malattie. Se si accetta la tesi che la vita non è iniziata sulla terra ma è arrivata dalle comete si deve considerare seriamente che malattie ed epidemie possono essere causate dall’arrivo di microorganismi di origine stellare.

File: Microorganisms.jpg

L’immagine di un gruppo di microrganismi di 41 km di altezza fluorescenti su  di un colorante  carbocyanine ,nel pannello di sinistra, e la scansione dell’immagine al microscopio elettronico di un gruppo simile viene visualizzata sul pannello di destra.Fonte Presentazione alla conferenza SPIE a San Diego nel 2002 Autore David Noy, Chanrda Wickramasinghe

Chandra pensa che alcuni virus potrebbero sopravvivere alle durissime condizioni dello spazio.L’idea che alcuni virus siano venuti dallo spazio può spiegare gli strani modelli di alcune epidemie nella storia.
Come l’influenza del 1918 che si è conservata nella tundra dell’Alaska cosi anche altri virus alieni semidormienti si sono conservati nei ghiacci delle comente.Se si sono congelati in profondità in particelle di ghiaccio possono vivere in eterno.

Secondo Chandra, il primo punto di penetrazione di un virus alieno è nella parte alta della stratosfera deve essere a est dell’Imalaia,la catena montuosa più alta del mondo.
Quindi piccole particelle come i virus entrano dalla spazio gli uccelli sono i primi ad entrare in contatto con i virus influenzali inalandoli ed esalandoli.

Se l’infezione colpisse la terra, le autorità sanitarie potrebbero cercare aiuto nelle lezioni del passato.La storia ci ha insegnato che le epidemie hanno vita autonoma. La difficoltà sta oggi nell’individuare e isolare gli agenti che causano le malattie prima che insorgano. Il primo passo che fanno i medici quando si verifica l’insorgere di una malattia nuova è scoprire come si trasmette,perchè comprendendo come avviene la trasmissione si può bloccare il virus.

Somministrazione della vaccinazione antipolio di tipo Salk, nel 1957, presso l’Università di Pittsburgh.The Owl, 1957 student yearbook of the University of Pittsburgh.Autore The Owl

Quando non si riesce a tenere sotto controllo una malattia, scoppia il panico come è successo con l’epidemia di poliomielite degli anni 30 e 40 in cui alcune città si sono chiuse in se stesse,isolandosi dal mondo esterno. Anche locali pubblici,le piscine e i parchi giochi sono stati interdetti.

Forse potrebbe accadere anche a noi di trovarci in una situazione del genere?

Si pensa in tempo di crisi la capacità ricettive saranno insufficienti e si abbasserà di molto la capacità di curare un numero crescente di ammalati e si dovrà fare ricorso alle riserve nazionali.
Sarà utile creare centri di accoglienza per evitare che la gente che non ha ancora contratto il virus venga contagiata.

Per arrestare la diffusione di una possibile epidemia sono state stabilite delle linee guida:i medici dovranno comunicare picchi insoliti di malattie infettive alle autorità sanitarie e se i dati saranno allarmanti queste ultime potranno imporre una parziale quarantena.

Si adotteranno una serie di provvedimenti come ad esempio: vietati assembramenti in luoghi pubblici, cancellazione di concerti,la chiusura delle scuole.

Gli esperti prendono seriamente in considerazione di un velivolo in rientro sulla Terra che sia pericoloso. L’ipotesi che sia pericoloso spostare del materiale da un pianeta ad un altro agita la mente degli scienziati coinvolti nell’esplorazione dello spazio.
Dal 1967 è inoltre attivo un trattato internazionale l’articolo 9 sull’esplorazione dello spazio firmato da 90 nazioni,che impone a tutti i paesi a non contaminare in alcun modo la Luna e gli altri corpi celesti. Nel rispetto di questi vincoli, la NASA, nelle sue missioni, segue i protocolli messi a punto dal Consiglio per la Ricerca Spaziale, un organismo con sede a Parigi che promuove la cooperazione internazionale sulla ricerca spaziale.

Bisognerà studiare come saranno raccolti e sigillati i campioni in contenitori ermetici e come potranno ritornare sulla Terra senza lasciare elementi contaminati.

Ma prima o poi una pandemia sarà causata da una cometa che depositerà le sue particelle negli strati alti dell’atmosfera e la forza di gravità le sfingerà verso la Terra.In genere, per la forza di gravità,possono passare decenni prima che le particelle raggiungono la superficie del pianeta.

Brillamento registrato dallo strumento SOHO EIT nelle frequenze dell’ultravioletto. Per gentile concessione di SOHO.

Ma ogni 11 anni il sole entra in quello che gli astronomi chiamano ciclo delle macchie solari.Quando l’attività del sole è al massimo, le perticelle energetiche vengono scagliate fuori dalla superficie solare.Le particelle elettriche producono a loro volta fortissimi campi elettrici.
L’effetto del campo elettrico fa rapidamente precipitare i virus sulla Terra, fornendo in tal modo l’ultimo ingrediente per una pandemia.
Basta quindi un attività solare al massimo più l’iniezione di un virus per scatenare l’influenza pandemica.

Di Pianeta Blu

 

 

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