Moria delle api:il mistero risolto.

Avevamo trattato questo argomento in un precedente editoriale quando scattò l’allarme api in tutto il Mondo leggi qui e i dubbi aleggiavano tra gli scienziati. Da quando è apparso con prepotenza nel 2006 negli Stati Uniti il cosiddetto Colony Collapse Disorder (CCD), nel nostro idioma “disturbo da collasso dell’alveare”, sta provocando l’inspiegabile sparizione di miliardi di api da miele (Apis mellifera – Linneo 1758) ed il conseguente svuotamento degli alveari in tutto il mondo, un mistero scientifico che in molti hanno tentato di spiegare ma al quale solo oggi è stata data una risposta chiara e definitiva.
Introdotto nei primi anni del 1990 questo insetticida di ultima generazione è un cloronicotinico neonicotinoide (dalla struttura molto simile alla nicotina) che in determinate concentrazioni non è tossico per l’uomo ed altri mammiferi, sebbene sia estremamente dannoso per gli ambienti acquatici -uccide invertebrati e alghe- e persino per gli uccelli. Utilizzato anche in colture dedicate all’alimentazione umana, negli ultimi anni è finito nel mirino dei ricercatori come uno dei responsabili della moria di api e, grazie al lavoro di Lu e del suo team, è stato definitivamente smascherato.
Gli alveari esposti a concentrazioni più elevate del pesticida ne hanno subito prima le conseguenze, secondo gli studiosi totalmente in linea con quelle del Colony Collapse Disorder.
Le api svolgono un ruolo biologico fondamentale e la loro scomparsa avrebbe conseguenze catastrofiche per l’intero pianeta e per la nostra specie, per queste ragioni l’utilizzo del pesticida dovrà essere rivisto e molto probabilmente cancellato, sebbene non sarà un procedimento rapido e semplice data la larghissima diffusione dell’Imidacloprid, recentemente utilizzato anche nella lotta contro il punteruolo rosso che sta distruggendo i palmeti in varie parti del mondo, Italia compresa.
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