Elefanti e piante medicinali: sul Monte Elgon potrebbero curarsi da soli
Gli elefanti e piante medicinali sembrano avere un rapporto molto più complesso di quanto si pensasse. A suggerirlo è uno studio pubblicato il 24 settembre 2026 su Scientific Reports, che ha raccolto le osservazioni di otto esperti locali della comunità Sabaot nella regione del Monte Elgon, in Kenya. I ricercatori hanno individuato 35 specie vegetali e quattro tipi di suolo, minerali o argille associati a possibili comportamenti medicinali degli elefanti. Alcune testimonianze riguardano animali malati che avrebbero cercato determinate piante, mentre altre descrivono madri che avrebbero fornito risorse vegetali ai propri cuccioli. La scoperta è affascinante, ma richiede una precisazione: gli scienziati non hanno ancora dimostrato in modo definitivo che gli elefanti scelgano queste risorse con un’intenzione terapeutica. Le osservazioni, però, aprono una finestra sorprendente sulla capacità degli animali di sfruttare la natura anche quando la loro salute è compromessa.
Gli elefanti del Monte Elgon sembrano scegliere alcune piante quando stanno male
Il Monte Elgon, massiccio vulcanico situato lungo il confine tra Kenya e Uganda, offre condizioni particolari per studiare il comportamento degli elefanti africani. L’area presenta una notevole biodiversità vegetale e numerose grotte con depositi di argilla e minerali. Gli elefanti frequentano queste risorse da tempo e il consumo di determinati terreni, compresi materiali contenenti minerali come la zeolite, era già stato collegato all’ipotesi di possibili funzioni medicinali.
Il nuovo studio ha cercato di capire meglio questo comportamento partendo da una fonte molto particolare. Si tratta della conoscenza di chi vive e lavora da decenni accanto agli animali. Gli otto partecipanti coinvolti nella ricerca appartengono alla comunità Sabaot e comprendono esperti locali della fauna selvatica, un ranger in pensione e anziani con una profonda conoscenza dell’ambiente. Tutti avevano almeno vent’anni di esperienza nell’osservazione degli elefanti selvatici.
Le interviste hanno permesso di raccogliere 39 segnalazioni che i ricercatori hanno ritenuto pertinenti. Di queste, 35 riguardavano piante appartenenti a 23 famiglie botaniche. Le altre quattro erano relative a suoli, argille o minerali.
Il numero da solo, però, non racconta tutta la storia. La parte più interessante riguarda il modo in cui gli elefanti utilizzerebbero alcune di queste risorse. In diversi casi gli informatori hanno descritto comportamenti insoliti rispetto alla normale alimentazione. Hanno raccontato anche il consumo di determinate piante da parte di animali malati e l’impiego di alcune risorse per problemi specifici.
In altri casi gli animali avrebbero raggiunto una determinata pianta anche dopo aver percorso una distanza considerevole, senza fermarsi a nutrirsi normalmente lungo il tragitto. Sono proprio questi comportamenti a rendere meno convincente l’ipotesi di una scelta puramente casuale del cibo.
Otto esperti Sabaot hanno raccontato ciò che osservano da anni
Uno degli aspetti più originali della ricerca riguarda il ruolo delle conoscenze locali. I ricercatori non si sono limitati a osservare gli elefanti per un breve periodo. Hanno raccolto le testimonianze di persone che conoscono il territorio e gli animali da molti anni.
Le interviste erano strutturate per ricostruire le abitudini alimentari degli elefanti e capire se esistessero situazioni in cui determinate risorse venivano utilizzate in maniera insolita. Quando i partecipanti indicavano una pianta con il nome locale, i ricercatori la identificavano scientificamente. Raccoglievano poi campioni botanici per realizzare esemplari d’erbario. In questo modo le testimonianze potevano essere collegate a specie precise, evitando di basarsi soltanto su nomi comuni o ricordi generici.
Un dato particolarmente interessante è il rapporto tra la conoscenza degli elefanti e quella della comunità. 34 delle 39 risorse individuate, pari all’87%, sono state indicate dagli informatori come dotate anche di usi medicinali tradizionali per gli esseri umani. Di queste, 25 sono state considerate dagli stessi partecipanti risorse medicinali utilizzate dagli elefanti.
Questo non significa che gli animali abbiano necessariamente imparato le proprietà delle piante dagli esseri umani, né che gli esseri umani abbiano necessariamente imparato dagli elefanti. Lo studio mostra piuttosto una sovrapposizione molto interessante tra due sistemi di conoscenza che convivono nello stesso ambiente.
I ricercatori hanno inoltre individuato diversi livelli di evidenza. Dieci specie rientravano in una categoria con un possibile uso medicinale. Mancavano però informazioni sufficienti per stabilire se gli animali le cercassero intenzionalmente per curarsi. Altre sette erano state associate a elefanti malati, ma senza informazioni sufficienti sui disturbi specifici. Per otto specie, invece, sono emerse le indicazioni più forti: gli informatori le hanno associate ad animali malati o vulnerabili e a uno scopo terapeutico preciso.
Quali piante medicinali usano gli elefanti?
Tra le specie considerate più interessanti dagli studiosi ci sono Aloe arborescens, Bersama abyssinica, Coleus barbatus, Dombeya burgessiae, Dombeya rotundifolia, Dombeya torrida, Ficus natalensis e Kuloa usambarensis.
La ricerca ha inoltre rilevato che le parti delle piante maggiormente citate nelle testimonianze sono foglie, corteccia e radici. Non tutte le 35 specie, però, hanno lo stesso livello di evidenza. Questo è un punto importante per comprendere correttamente la scoperta.
In particolare, una delle osservazioni più curiose riguarda Ficus natalensis. Secondo una testimonianza, una madre lo avrebbe utilizzato insieme ad altre risorse vegetali e al latte materno prima di somministrarlo al cucciolo. Anche Coleus barbatus e Bersama abyssinica compaiono nelle testimonianze relative alla cura dei piccoli.
I ricercatori hanno interpretato questo comportamento come una possibile forma di allo-medicazione, cioè l’utilizzo di una risorsa per fornire un beneficio a un altro individuo, anziché soltanto per curare se stessi.
Anche in questo caso è necessario non trasformare un’osservazione in una certezza. Le testimonianze sono preziose, ma gli elefanti selvatici non possono naturalmente essere sottoposti agli stessi esperimenti utilizzati per dimostrare l’efficacia di un farmaco. Per questo lo studio parla di potenziale automedicazione.
Alcune piante sembrano essere utilizzate anche per curare i cuccioli
Il rapporto tra madri e cuccioli aggiunge una dimensione ancora più interessante alla ricerca. Gli autori hanno raccolto cinque osservazioni di allocare, termine utilizzato per indicare comportamenti di assistenza rivolti a un altro individuo, in questo caso soprattutto tra madri e piccoli.
Quattro delle risorse coinvolte nelle osservazioni più significative rientravano tra le otto specie con le evidenze più forti. Tra queste compaiono Aloe arborescens, Bersama abyssinica, Coleus barbatus e Ficus natalensis.
In una delle testimonianze, per esempio, una madre avrebbe utilizzato alcune piante insieme al proprio latte prima di somministrare il composto al cucciolo. Secondo l’interpretazione riportata nello studio, la comunità considerava questa pratica una forma di protezione o “immunizzazione” del piccolo.
È proprio qui che la storia diventa particolarmente affascinante, ma anche scientificamente delicata. Un comportamento osservato può avere diverse spiegazioni. Una pianta potrebbe essere scelta per il suo valore nutrizionale, per il gusto o perché disponibile in una determinata stagione. Potrebbe anche contenere sostanze utili contro un disturbo.
Per capire quale sia la spiegazione servirebbero ulteriori osservazioni dirette. Sarebbero utili anche studi farmacologici sulle piante coinvolte. I ricercatori hanno comunque trovato una coincidenza significativa: diverse specie associate ai possibili comportamenti medicinali degli elefanti possiedono già usi etnomedicinali documentati o proprietà farmacologiche riportate nella letteratura scientifica.
Questo non dimostra automaticamente che gli elefanti conoscano la chimica delle piante, naturalmente. Indica però che le loro scelte meritano di essere studiate più attentamente.
La ricerca apre inoltre una domanda affascinante: da dove arriva questa conoscenza? Gli elefanti potrebbero acquisirla attraverso l’esperienza individuale, osservando altri membri del gruppo oppure attraverso una combinazione di entrambe le possibilità. Il nuovo studio non risolve ancora questo interrogativo, ma fornisce elementi per indagare più a fondo il rapporto tra comportamento, ambiente e salute.
Gli elefanti sanno davvero curarsi da soli?
La risposta più corretta, sulla base delle conoscenze attuali, è: ci sono indizi convincenti, ma non una prova definitiva per ogni comportamento osservato.
Il concetto scientifico che permette di inquadrare questi fenomeni è la zoofarmacognosia, lo studio dell’utilizzo di sostanze naturali da parte degli animali per ottenere possibili benefici legati alla salute. L’automedicazione animale non riguarda soltanto gli elefanti: nel corso degli anni sono stati descritti comportamenti analoghi in diversi gruppi animali.
Anche precedenti studi sugli elefanti asiatici hanno documentato l’utilizzo di numerose piante in pratiche di medicina veterinaria tradizionale e hanno analizzato la possibile influenza reciproca tra conoscenza umana e comportamento degli elefanti.
Nel caso del Monte Elgon, la novità consiste soprattutto nell’aver documentato per la prima volta, negli elefanti africani della regione, un insieme così ampio di risorse vegetali potenzialmente utilizzate a fini medicinali.
La zoofarmacognosia mostra quanto sia complesso il rapporto tra animali e natura
L’idea che gli animali possano sfruttare determinate sostanze naturali quando hanno un problema di salute cambia il modo in cui possiamo guardare alcuni comportamenti apparentemente normali.
Un elefante che mangia una corteccia, una foglia o una radice potrebbe semplicemente alimentarsi. Ma se quello stesso animale cambia comportamento quando è malato, raggiunge una risorsa che normalmente consuma raramente e la utilizza in una situazione specifica, l’osservazione diventa molto più interessante.
È proprio questo genere di differenza che gli studiosi cercano di individuare quando studiano la zoofarmacognosia. Nel caso del Monte Elgon, le testimonianze raccolte hanno permesso di identificare 39 risorse potenzialmente rilevanti, comprese piante e materiali minerali. Tuttavia, solo una parte di queste presenta gli elementi necessari per ipotizzare un comportamento terapeutico più specifico.
Anche le argille e i minerali meritano attenzione. Gli elefanti frequentano le grotte del Monte Elgon e consumano depositi ricchi di minerali e argilla. Questo comportamento, chiamato geofagia, potrebbe avere diverse funzioni, compresa l’assunzione di minerali. Nel nuovo studio, infatti, alcune risorse minerali sono state considerate dagli informatori non medicinali per gli elefanti, ma legate piuttosto al loro valore minerale.
La ricerca potrebbe avere conseguenze che vanno oltre la semplice curiosità sul comportamento animale. Se gli elefanti dipendono realmente da determinate piante per affrontare alcuni problemi di salute, la perdita del loro habitat potrebbe significare anche la scomparsa di risorse che fanno parte del loro repertorio naturale.
Il Monte Elgon diventa quindi un laboratorio naturale dove si incontrano ecologia, comportamento animale, conoscenza tradizionale e ricerca sulle piante medicinali. Gli stessi autori sottolineano che proteggere l’habitat degli elefanti significa anche preservare l’accesso a queste risorse.
Conclusione
La scoperta sul Monte Elgon racconta qualcosa di più sorprendente del semplice fatto che gli elefanti mangino alcune piante. Le osservazioni raccolte dai ricercatori suggeriscono che questi grandi mammiferi potrebbero selezionare determinate risorse quando la loro salute è compromessa e, in alcuni casi, utilizzarle anche per i propri cuccioli.
Le 35 specie vegetali individuate, insieme ai materiali minerali e alle testimonianze della comunità Sabaot, rappresentano un punto di partenza per comprendere meglio un comportamento ancora poco conosciuto. La scienza, però, mantiene una necessaria prudenza: non tutte le osservazioni dimostrano un’intenzione terapeutica e serviranno ulteriori studi per capire quali piante abbiano davvero un effetto medicinale e come gli elefanti ne abbiano acquisito la conoscenza. È proprio questa combinazione di mistero, comportamento animale e ricerca scientifica a rendere la scoperta del Monte Elgon particolarmente affascinante.
Redazione
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