Divieto social under 15 in Italia: cosa prevede la nuova legge e cosa cambierà davvero

Divieto social under 15 e smartphone nelle mani di adolescenti

Il possibile divieto social under 15 è diventato uno dei temi più discussi degli ultimi giorni. Secondo una bozza di disegno di legge diffusa nelle ultime ore, il governo starebbe preparando nuove regole per limitare l’accesso dei minori ai social network e alle piattaforme di condivisione video. L’obiettivo sarebbe portare la soglia d’età da 13 a 15 anni, seguendo una tendenza internazionale che punta a rafforzare la sicurezza online dei più giovani. La notizia arriva da un articolo del Corriere della Sera firmato dal giornalista Simone Canettieri, che ha visionato alcuni passaggi della bozza. Il provvedimento sarebbe stato discusso in una riunione con vari ministri del Governo Meloni e potrebbe cambiare in modo concreto il rapporto tra adolescenti e mondo digitale.

Nuova legge sui social per minori: cosa sta succedendo in Italia

La proposta punta a introdurre strumenti capaci di impedire l’accesso ai social e alle piattaforme video agli utenti sotto i 15 anni. Oggi la maggior parte dei servizi fissa il limite a 13 anni, ma i controlli sono spesso deboli e facilmente aggirabili. L’intenzione del nuovo intervento sarebbe quindi rafforzare le verifiche e ridurre l’esposizione precoce dei ragazzi ai contenuti online.

Il tema è stato affrontato durante una riunione che ha coinvolto il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara e la ministra per la Famiglia e le Pari Opportunità Eugenia Roccella. Nella bozza si parla della necessità di “prevedere strumenti idonei a impedire l’accesso”, segno di una volontà politica orientata verso regole più stringenti.

La proposta si inserisce in una tendenza già visibile a livello internazionale. In Australia, ad esempio, il 10 dicembre 2025 è entrata in vigore una legge che vieta i social agli utenti sotto i 16 anni. L’Italia potrebbe fermarsi a 15, ma la direzione è chiaramente la stessa: rafforzare la protezione dei minori online.

Da dove nasce la proposta: cronaca e sicurezza online

Il disegno di legge arriva in un contesto segnato da episodi di cronaca che hanno riacceso il dibattito sulla sicurezza digitale. Il 25 marzo a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, un tredicenne ha accoltellato la sua insegnante di francese dopo essere entrato a scuola con uno smartphone collegato in diretta su Telegram. Pochi giorni dopo, il 30 marzo, un ragazzo di 17 anni è stato arrestato a Perugia con l’accusa di progettare una strage a scuola. Entrambi i casi erano collegati a gruppi e community online violente.

Questi episodi hanno contribuito ad alimentare la percezione di un legame sempre più stretto tra mondo digitale e comportamenti dei giovanissimi. Il provvedimento si inserisce quindi in una strategia più ampia di prevenzione dei rischi online.

Un precedente significativo riguarda la pornografia su Internet. L’AgCom ha già iniziato a chiudere i primi siti italiani che non rispettavano le norme sulla verifica dell’età, con circa 50 piattaforme coinvolte. Nei prossimi mesi la misura dovrebbe estendersi anche ai siti esteri più noti, come YouPorn e Pornhub. Questo passaggio mostra che l’intervento sul controllo dell’età online è già iniziato.

Quali piattaforme potrebbero essere coinvolte davvero

Uno degli aspetti più delicati della bozza riguarda la definizione utilizzata: non solo social network, ma in generale “piattaforme di condivisione video”. Una formulazione molto ampia che potrebbe includere numerosi servizi utilizzati quotidianamente dagli adolescenti.

Oltre ai social tradizionali, potrebbero rientrare anche applicazioni di messaggistica come WhatsApp e piattaforme video come YouTube. Dal punto di vista tecnico, perfino servizi di streaming come Netflix e Amazon Prime Video rientrerebbero nella definizione, anche se sarà il testo definitivo a chiarire la reale applicazione della norma.

Per ora sono emersi solo alcuni stralci del documento. Solo con la pubblicazione ufficiale sarà possibile capire con precisione quali servizi saranno coinvolti e con quali modalità verranno applicate eventuali restrizioni.

Come potrebbe funzionare il controllo dell’età

Uno dei nodi centrali riguarda i sistemi di verifica dell’età. Oggi molti servizi si basano su semplici dichiarazioni degli utenti, facilmente aggirabili. Il nuovo disegno di legge punta invece a introdurre strumenti più efficaci, seguendo l’esperienza già maturata con i siti per adulti.

Le recenti chiusure dimostrano che le autorità italiane hanno già iniziato a intervenire sulle piattaforme che non rispettano le regole. Prima sono stati colpiti i siti con base in Italia, poi la misura dovrebbe estendersi progressivamente anche alle piattaforme straniere. Questo lascia intuire che l’eventuale legge sui social potrebbe seguire lo stesso percorso, con un’applicazione graduale ma sempre più estesa.

Il dibattito resta aperto e molte domande attendono risposta, soprattutto su come verranno gestiti gli account già esistenti e quali strumenti tecnici saranno adottati per impedire l’accesso ai minori.

Conclusione

Il possibile divieto social under 15 rappresenta un passaggio importante nel rapporto tra adolescenti e piattaforme digitali. La proposta nasce da una combinazione di fattori: attenzione crescente verso la sicurezza online, recenti fatti di cronaca e l’esempio di altri Paesi che hanno già introdotto limiti simili. Per ora si tratta solo di una bozza, ma il tema è destinato a restare al centro del dibattito pubblico nei prossimi mesi. Quando verrà pubblicato il testo ufficiale, sarà più semplice capire l’impatto reale della legge e quali servizi saranno coinvolti.

Redazione

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