DNA della Sindone di Torino: lo studio che rivela sorprendenti origini indiane

DNA della Sindone di Torino: immagine completa positiva e negativa del celebre telo custodito a Torino

Negli ultimi mesi il tema del DNA della Sindone di Torino è tornato al centro dell’attenzione scientifica e mediatica. Una ricerca pubblicata nel marzo 2026 da studiosi dell’Università di Padova ha analizzato minuscole particelle di polvere raccolte nel 1978, portando alla luce una varietà sorprendente di tracce genetiche provenienti da diverse parti del mondo. Tra i risultati più inattesi spicca la presenza significativa di lignaggi indiani, un dato che apre scenari completamente nuovi sull’origine geografica del tessuto. La reliquia, da sempre collegata alla sepoltura di Gesù di Nazareth, continua così a essere uno degli oggetti più discussi della storia. Più che offrire risposte definitive, questa ricerca amplia il quadro e suggerisce che la storia del telo sia molto più globale e complessa di quanto si pensasse.

Cosa ha scoperto l’analisi del DNA della Sindone di Torino

La Sacra Sindone di Torino è un telo di lino lungo 4,4 metri e largo 1,1 metri che mostra l’immagine tenue e negativa di un uomo crocifisso. Per secoli è stata considerata da molti il sudario autentico di Cristo, ma la discussione scientifica si è intensificata soprattutto dopo la datazione al radiocarbonio del 1988, che suggeriva una realizzazione medievale tra il 1260 e il 1390.

Il nuovo lavoro guidato dal professor Gianni Barcaccia ha utilizzato tecniche di analisi metagenomica avanzata sui campioni di polvere aspirati durante la missione Shroud of Turin Research Project del 1978. Attraverso il sequenziamento genetico e il confronto con database globali, i ricercatori hanno individuato una vera e propria “cornucopia” di DNA umano, animale e vegetale. Il telo si presenta quindi come un archivio biologico accumulato nel corso dei secoli, segnato dalle persone che lo hanno toccato e dai luoghi che lo hanno ospitato. I risultati raccontano una storia fatta di contatti, spostamenti e contaminazioni che attraversano continenti e periodi storici.

Infografica riassuntiva dei dati genomici umani ottenuti dai campioni della Sacra Sindone di Torino.

Sintesi dei dati genomici umani ottenuti dai campioni della Sacra Sindone di Torino. (Barcaccia et al./ Biorxiv )

Perché è stato trovato DNA indiano sulla Sindone

Il dato più sorprendente riguarda il DNA mitocondriale umano: circa il 40% delle tracce genetiche analizzate appartiene a lignaggi indiani. Una percentuale così alta ha portato i ricercatori a formulare due possibili interpretazioni.

La prima ipotesi suggerisce che il lino possa essere stato prodotto nella Valle dell’Indo. In epoca romana era comune importare tessuti pregiati dall’India e alcuni studiosi collegano il termine latino “Sindon” alla parola “Sindia”, utilizzata per indicare tessuti provenienti dal Sindh.

La seconda ipotesi guarda alla lunga storia dei contatti commerciali tra India e Mediterraneo. Le rotte antiche erano già ben sviluppate quando la reliquia comparve nei documenti medievali e il telo potrebbe essere stato maneggiato da persone di origine indiana nel corso dei secoli, lasciando tracce genetiche sul tessuto. Gli autori sottolineano che le varianti individuate riflettono le condizioni di conservazione e le numerose interazioni ambientali subite dalla reliquia nel tempo.

Fotografia a figura intera della Sacra Sindone di Torino

Fotografia a figura intera della Sindone di Torino, che si ritiene sia stato il lenzuolo posto sopra Gesù al momento della sua sepoltura. (Giuseppe Enrie/ Pubblico dominio )

Cosa cambia davvero per il mistero della Sindone

Oltre alle tracce umane, lo studio ha individuato una grande varietà di DNA ambientale. Il telo conserva tracce di animali domestici come cani, gatti, polli, bovini e suini, ma anche di fauna selvatica come cervi e conigli, fino ad arrivare a organismi marini come cefali e merluzzi atlantici. Non meno sorprendenti le evidenze botaniche: grano, carote, patate e perfino corallo rosso mediterraneo.

La presenza delle patate, introdotte in Europa solo dopo i viaggi di Cristoforo Colombo, dimostra che il telo ha continuato ad accumulare contaminazioni fino all’epoca moderna. Questo aspetto rende estremamente complesso isolare eventuali tracce genetiche originarie. Il problema della contaminazione è infatti una delle sfide principali nello studio del DNA antico, e la reliquia rappresenta un caso limite per gli studiosi.

Sindone autentica o medievale: cosa dice oggi la scienza

Le nuove scoperte non chiudono il dibattito sull’autenticità. Alcuni esperti restano scettici, come Anders Götherström dell’Università di Stoccolma, che continua a ritenere valida la datazione medievale. Uno studio del 2025 suggerisce inoltre che l’immagine sarebbe compatibile con tecniche scultoree medievali piuttosto che con l’impronta diretta di un corpo umano.

La prima apparizione documentata risale al 1354 nella collegiata di Lirey. In seguito fu acquisita dalla Casa Savoia e trasferita nel 1578 nella Cattedrale di San Giovanni Battista, dove si trova ancora oggi. La Chiesa cattolica mantiene una posizione neutrale sull’autenticità. Già nel 2015 lo stesso gruppo di ricerca aveva individuato DNA proveniente da Nord Africa, Africa orientale e Asia orientale; il lavoro del 2026 amplia queste evidenze grazie a tecniche di sequenziamento più avanzate, introducendo per la prima volta il collegamento con l’India.

Conclusione

Le nuove ricerche rendono il mistero ancora più affascinante. Le tracce genetiche indiane suggeriscono una storia geografica ampia e interconnessa, legata ai commerci antichi e ai lunghi viaggi della reliquia. Allo stesso tempo, la presenza diffusa di contaminazioni mostra quanto sia difficile isolare eventuali tracce originarie del telo. Più che fornire risposte definitive, la scienza continua ad aggiungere nuovi elementi a una vicenda che resta sospesa tra fede, storia e ricerca scientifica.

Immagine in alto: Immagine a figura intera, positiva e negativa, della Sacra Sindone di Torino.  Fonte: Pubblico dominio.

Redazione

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