Seconda Sfinge di Giza: scoperta reale o teoria controversa? Cosa hanno trovato i radar sotto la sabbia

Possibile posizione della seconda Sfinge di Giza individuata con scansioni radar sotto la sabbia dell’altopiano

Negli ultimi giorni il dibattito internazionale si è riacceso attorno alla possibile esistenza della seconda Sfinge di Giza, una teoria che ha riportato al centro dell’attenzione i misteri dell’antico Egitto. Un gruppo di ricercatori italiani sostiene di aver individuato, grazie a sofisticate scansioni radar, una gigantesca anomalia sotterranea che ricorderebbe il profilo della celebre statua. La notizia ha immediatamente diviso la comunità scientifica: da una parte chi intravede una scoperta potenzialmente rivoluzionaria, dall’altra gli egittologi che invitano alla prudenza e parlano di ipotesi ancora tutte da dimostrare. La domanda che incuriosisce milioni di persone è semplice e potente: sotto la sabbia dell’altopiano più famoso del mondo potrebbe nascondersi un monumento gemello della Sfinge?

La presunta scoperta di una Sfinge gemella a Giza

Tutto nasce dal Progetto di Ricerca di Khafre guidato dall’ingegnere radar Filippo Biondi, che insieme al suo team ha utilizzato la tomografia Doppler a radar ad apertura sintetica per analizzare il sottosuolo dell’Altopiano di Giza. Secondo quanto riportato dal New York Post, le scansioni radar  avrebbero rivelato formazioni geometriche organizzate e cavità profonde, suggerendo la presenza di una vasta megastruttura caratterizzata da pozzi verticali e passaggi interconnessi.

Scansioni preliminari dall'altopiano di Giza presentate da Filippo Biondi

Scansioni preliminari dall’altopiano di Giza presentate da Filippo Biondi, il quale afferma di aver immortalato una struttura che rispecchia la Grande Sfinge. (Filippo Biondi/The Khafre Project)

Al centro dell’ipotesi c’è una duna alta circa 33 metri composta da sabbia indurita, sotto la quale potrebbe trovarsi il monumento nascosto. La teoria prende forza da un dettaglio curioso: la Grande Sfinge di Giza si trova in una depressione poco profonda, rendendo plausibile che un’eventuale statua gemella possa essere sepolta sotto un tumulo rialzato nelle vicinanze. Secondo Biondi esisterebbe una correlazione geometrica precisa tra le piramidi visibili e il presunto monumento sotterraneo, segno di una progettazione antica intenzionale. Le sue dichiarazioni, riprese anche dal Daily Mail, sottolineano come la rete di strutture individuata ricordi i passaggi già noti sotto la Sfinge.

Scansione proveniente dall'altopiano di Giza che, secondo i ricercatori del Progetto Khafre, mostra una seconda sfinge situata sotto una duna di sabbia, indicata con la lettera A, adiacente alla Grande Sfinge indicata con la lettera B.

Scansione proveniente dall’altopiano di Giza che, secondo i ricercatori del Progetto Khafre, mostra una seconda sfinge situata sotto una duna di sabbia, indicata con la lettera A, adiacente alla Grande Sfinge indicata con la lettera B.

Come funziona la tecnologia radar utilizzata a Giza

La teoria si basa sulla tomografia SAR Doppler, una tecnologia di telerilevamento capace di analizzare le variazioni del terreno senza effettuare scavi. Le onde radar penetrano la superficie e restituiscono segnali che permettono di individuare anomalie nel sottosuolo, offrendo indizi preziosi su possibili strutture nascoste.

Per rafforzare l’ipotesi, i ricercatori citano anche fonti storiche e mitologiche. Tra queste spicca la Stele del Sogno, eretta dal faraone Thutmose IV tra le zampe della Sfinge, famosa per raffigurare una coppia di creature feline. Questa doppia iconografia è stata interpretata da alcuni come possibile indizio dell’esistenza originaria di due statue. A fare da sfondo compaiono i racconti dello storico greco Erodoto sul leggendario labirinto egizio e le tradizioni esoteriche legate alla Sala degli Archivi. In passato, l’egittologo Bassam El Shammaa aveva ipotizzato l’esistenza di una Sfinge gemella distrutta da un fulmine sulla base di testi mitologici. Questi elementi non rappresentano prove scientifiche, ma contribuiscono a mantenere viva una teoria che affascina studiosi e appassionati da decenni.

La stele del sogno di Thutmose IV

La Stele del Sogno di Thutmose IV, situata tra le zampe della Grande Sfinge. (Chanel Wheeler/ CC BY-SA 2.0 )

Perché gli esperti restano scettici

Nonostante l’entusiasmo mediatico, gran parte della comunità archeologica invita alla cautela. L’egittologo Zahi Hawass ha respinto con decisione le affermazioni sulla presenza di una statua gemella e di una città sotterranea, definendole prive di fondamento. Secondo Hawass, decenni di scavi sull’altopiano non hanno mai fornito prove di strutture monumentali di questo tipo.

Gli specialisti ricordano che i dati radar, da soli, non bastano a dimostrare l’esistenza di monumenti artificiali. Le anomalie rilevate potrebbero infatti essere semplici formazioni geologiche naturali. Hawass è stato particolarmente diretto nel criticare le voci riguardanti presunte colonne sotto la Piramide di Chefren, definendole invenzioni diffuse da persone prive di competenze sulla civiltà egizia antica.

I misteri ancora nascosti sotto l’altopiano di Giza

Il caso solleva una questione più ampia: come comunicare al pubblico le scoperte basate su tecnologie innovative. Il telerilevamento ha effettivamente rivoluzionato l’archeologia, contribuendo a individuare possibili obiettivi di scavo in molti siti del mondo. Tuttavia, senza conferme fisiche e senza pubblicazioni sottoposte a revisione paritaria, le ipotesi restano tali.

Il team italiano è in attesa dell’autorizzazione delle autorità egiziane per avviare indagini dirette sul sito. Fino a quando non verranno effettuati scavi controllati, l’esistenza di una Sfinge gemella rimarrà una possibilità affascinante ma non dimostrata. Negli ultimi anni l’altopiano ha già riservato sorprese con la scoperta di cavità e passaggi nascosti all’interno del complesso piramidale, segno che il sito potrebbe custodire ancora molti segreti.

Conclusione

Questa vicenda rappresenta l’incontro tra tecnologia moderna, archeologia e immaginario collettivo. Da un lato c’è l’entusiasmo per una possibile scoperta straordinaria, dall’altro la prudenza della ricerca scientifica che richiede prove concrete. Finché non verranno effettuati scavi e verifiche sul campo, l’ipotesi resterà sospesa tra realtà e speculazione. Ciò che è certo è che l’altopiano di Giza continua a sorprendere e a sollevare nuove domande, ricordando quanto il mondo antico possa ancora riservare rivelazioni inattese.

Redazione

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