Viaggio nel tempo è possibile? Sì, stando a quanto emerge da uno studio condotto da un fisico italiano.

Illustrazione scientifica che mostra curve temporali chiuse nello spazio-tempo: il viaggio nel tempo è possibile secondo lo studio del fisico italiano Gavassino
Quante volte avete sognato di tornare indietro di qualche ora per evitare uno sbaglio? Oggi, il viaggio nel tempo è possibile non è più solo fantascienza. Uno studio di Lorenzo Gavassino, fisico italiano alla Vanderbilt University, getta nuova luce sul dibattito scientifico. Senza promesse da laboratorio segreto, la ricerca esplora come le leggi dell’universo — dalla relatività generale all’entropia — possano convivere con percorsi temporali non lineari. L’obiettivo non è costruire una macchina del tempo. Ma capire se lo spazio-tempo, in condizioni estreme, permetta curve chiuse senza generare contraddizioni.
Il cuore della questione? Scoprire se l’aumento del disordine (l’entropia) possa essere localmente “aggirato” grazie alla fisica quantistica. Questo aprirebbe spiragli teorici a un viaggio nel tempo possibile senza distruggere la coerenza dell’universo.

Spazio-tempo e curve temporali: quando il tempo non è una freccia

Fino a poco tempo fa, chi osava parlare di viaggi nel tempo veniva liquidato come un sognatore. Non per mancanza di fantasia, ma per i paradossi logici che sembravano insormontabili. Se tornassi indietro a cambiare il passato, quale presente resterebbe valido?
La svolta arriva dalla relatività generale di Einstein. Questa teoria descrive lo spazio-tempo come una struttura elastica deformabile da masse enormi. In scenari estremi, come quelli vicini a un buco nero, questa tela si piega fino a creare curve temporali chiuse. Sono percorsi che, teoricamente, permetterebbero di ritornare al punto di partenza nel tempo.
Matematicamente, queste soluzioni esistono già nelle equazioni di campo di Einstein. Ma il vero ostacolo è l’entropia: la legge per cui il disordine cresce sempre. Questo dà al tempo una direzione univoca (un bicchiere rotto non si ricompone da solo). Finora, si pensava che l’entropia rendesse il viaggio nel tempo possibile solo in teoria. Ma non nella realtà fisica.
Ecco dove interviene Gavassino. Il fisico italiano non nega l’entropia. Ma ipotizza che, in prossimità di curve temporali chiuse, le fluttuazioni quantistiche — quei piccoli “tremori” del vuoto subatomico — possano creare eccezioni locali alla regola.
Immaginate una zona temporale in cui il disordine non aumenta per un istante. Come se un bicchiere rotto si riassestasse per un microsecondo. Non è un ribaltamento delle leggi fisiche, ma un equilibrio estremamente fragile. Questo eviterebbe che il tempo “si inceppi”.
Questo scenario non permetterebbe viaggi nel passato a piacimento. Ma suggerisce che l’universo potrebbe tollerare percorsi temporali chiusi senza collassare in contraddizioni. La chiave? Ogni “modifica” al passato verrebbe compensata da aggiustamenti impercettibili nel presente. Mantenendo la storia coerente.

Perché l’entropia non è un muro insormontabile

L’entropia è il principio fisico che spiega perché invecchiamo. Perché una stanza ordinata precipita nel caos nel giro di dieci minuti. E perché il tempo scorre sempre in avanti.
Tuttavia, la meccanica quantistica introduce una sfumatura cruciale. A livello microscopico, le particelle possono comportarsi in modo non deterministico. Con fluttuazioni che, seppur rare, permettono al disordine di diminuire localmente.
Gavassino applica questa idea alle curve temporali chiuse. In prossimità di uno di questi percorsi, l’entropia potrebbe “oscillare”. Senza violare la seconda legge della termodinamica nel suo insieme.
Immaginate un fiume che incontra una roccia. Non si blocca, ma la aggira con vortici impercettibili. Mantenendo il flusso globale. Così l’universo, anziché bloccare il viaggio nel tempo, attiverebbe un sistema di compensazione dinamico.
Questo non significa che potremo mai tornare indietro a salvare i dinosauri. Ma che la fisica non esclude a priori scenari in cui il tempo non scorre in linea retta. La vera rivoluzione è concettuale: il viaggio nel tempo possibile diventa un laboratorio teorico. Per testare i confini tra relatività, termodinamica e quantistica.

Fisica quantistica: i paradossi non esistono (forse)

Immaginate di tornare indietro nel tempo e impedire la nascita di vostro nonno. Se non nasce lui, non nasce vostro padre. E voi non esistete. Ma allora, chi ha impedito la nascita del nonno?
Questo è il famoso paradosso del nonno. Il grimaldello con cui Hollywood ha distrutto più universi del necessario. La risposta di Gavassino è netta: i paradossi non si verificano. Perché l’universo si autoregola.
Secondo lo studio, ogni azione in una curva temporale chiusa attiverebbe meccanismi quantistici. Questi preservano la coerenza storica. Non servirebbero linee temporali parallele (come nell’ipotesi dei “molti mondi”). Ma semplicemente una riconfigurazione dinamica degli eventi.
Ad esempio, se provaste a fermare un evento passato, le probabilità quantistiche si aggiusterebbero in tempo reale. Facendo sì che il risultato finale coincida comunque con il presente da cui siete partiti.
È come tentare di modificare una frase in un libro già stampato: ogni cambiamento apparente era già incluso nel testo originale.
Questa visione rilancia la “congettura di protezione della cronologia” di Stephen Hawking. Lui ipotizzava l’esistenza di leggi fisiche in grado di bloccare i viaggi nel tempo. Ma mentre Hawking immaginava barriere attive (come radiazioni letali), Gavassino propone un meccanismo più sottile.
L’universo non impedisce il viaggio. Ma ne neutralizza gli effetti paradossali attraverso l’equilibrio tra entropia e fluttuazioni quantistiche. Il risultato è un universo coerente. Dove l’ipotesi di viaggi temporali non minaccia la logica della realtà.
Importante sottolineare che tutto rimane teorico. Non stiamo parlando di tecnologia imminente. Ma di un modello matematico utile per esplorare fenomeni estremi come i buchi neri.

Dalla teoria alla realtà: perché questa ricerca ci riguarda

Potrebbe sembrare roba da laboratorio. Ma non lo è. Le stesse tecniche matematiche usate per analizzare le curve temporali chiuse sono applicate oggi nella ricerca sui buchi neri.
Lì, l’entropia gioca un ruolo cruciale. Pensate all’”informazione persa” nel paradosso di Hawking. Inoltre, la comprensione di come l’entropia interagisca con la fisica quantistica potrebbe accelerare lo sviluppo di computer quantistici più efficienti.
Sfruttando fluttuazioni controllate per ottimizzare i calcoli. Anche se non costruiremo mai una DeLorean del tempo, questa ricerca ha implicazioni concrete. Domande apparentemente astratte — come l’esplorazione del tempo — aprono porte inattese alla tecnologia del futuro.

Conclusione

Il viaggio nel tempo non è (ancora) una realtà. Ma la scienza ha smesso di considerarlo un tabù. Lo studio di Lorenzo Gavassino dimostra che, anche senza violare le leggi fisiche, l’universo potrebbe permettere scenari temporali non lineari.
Purché governati da un equilibrio tra entropia e meccanica quantistica. Questo non è un manuale per viaggiatori del tempo. Ma una finestra su quanto sia dinamico e misterioso il nostro cosmo.
Forse non torneremo mai indietro a correggere i nostri errori.
Ma continuare a chiederci se l’ipotesi di spostamenti nel tempo sia plausibile ci avvicina a comprendere il presente.
E a ricordare che, a volte, la fisica più audace nasce proprio dalle domande che sembrano più folli.

Redazione

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