Real Madrid, le ragioni del fallimento di Xabi Alonso in panchina

L’esperienza di Xabi Alonso sulla panchina del Real Madrid si è consumata nel giro di pochi mesi, tra aspettative altissime e risultati che non hanno rispettato le premesse. La scelta della dirigenza di affidare la guida tecnica all’ex centrocampista, reduce da stagioni convincenti in Germania alla guida del Bayer Leverkusen, era stata letta come l’inizio di un nuovo ciclo fondato su idee moderne e su una gestione più dinamica dello spogliatoio, al termine delle stagioni sotto la guida di Carlo Ancelotti.

Il progetto, tuttavia, non ha trovato continuità. Fin dalle prime settimane si sono evidenziate difficoltà nell’assimilazione dei nuovi principi tattici. Alonso aveva impostato un sistema di gioco basato su pressing alto, rotazioni rapide e costruzione dal basso, richiedendo ai giocatori un coinvolgimento totale e costante nella manovra. Una parte della rosa, abituata a un calcio più diretto e verticale, ha mostrato resistenze nell’adattarsi ai nuovi automatismi.

I risultati altalenanti in campionato hanno alimentato le prime perplessità. Pur restando nelle zone alte della classifica, anche grazie ad una rosa qualitativamente molto forte, il Real Madrid ha faticato contro avversari sulla carta abbordabili, lasciando punti preziosi e mostrando una certa fragilità nei momenti decisivi. Le merengues non stanno di certo passando un periodo semplicissimo e anche in Champions avrebbero potuto fare di meglio, avendo mancato all’ultimo la qualificazione diretta agli ottavi di finale. Gli addetti ai lavori così come le quote sulla Liga spagnola, però, non possono non descrivere il Real come una squadra sempre sul pezzo, che difficilmente parte in svantaggio nelle previsioni prima di un match, grazie soprattutto al blasone che porta con sé. Talvolta però, soprattutto in questa annata, questo scarto tra percezione esterna e rendimento effettivo ha contribuito ad aumentare la pressione sull’allenatore.

Uno degli elementi più discussi è stato il rapporto con lo spogliatoio. Secondo indiscrezioni emerse negli ultimi mesi, alcuni senatori avrebbero espresso dubbi sulla gestione tecnica e sulle scelte di formazione. Alonso ha cercato di introdurre un principio meritocratico, alternando titolari storici e giovani emergenti, ma tale approccio non sempre è stato accolto con favore. In un club abituato a vincere e a gestire equilibri delicati, l’autorità dell’allenatore rappresenta un fattore decisivo.

La sconfitta nella finale di Supercoppa di Spagna contro il Barcellona ha rappresentato il punto di rottura. Il match, molto sentito dall’ambiente madridista, ha evidenziato limiti strutturali nella fase difensiva e una certa confusione tattica nei momenti cruciali. I blaugrana hanno saputo sfruttare gli spazi lasciati dalla linea alta del Real, colpendo in transizione e imponendo un ritmo superiore. La gestione dei cambi e l’incapacità di correggere l’assetto in corso d’opera sono stati tra gli aspetti maggiormente criticati.

La decisione di risolvere il contratto è maturata rapidamente dopo quella sconfitta. Pur non trattandosi formalmente di un esonero immediato, la separazione è stata il risultato di un confronto interno che ha evidenziato divergenze non più sanabili. La dirigenza, preoccupata per l’impatto mediatico e per la stabilità del gruppo in vista degli impegni internazionali, ha ritenuto necessario un cambio di rotta, chiamando un altro ex blancos alla guida del gruppo, Alvaro Arbeloa.

Potresti leggere anche:

 

Seguici anche su: YoutubeTelegram Instagram Facebook | Pinterest | x