Spinosaurus: un teropode acquatico, semiacquatico o da guado?
Le ossa lunghe delle appendici anteriori e assiali in alcuni esemplari di Spinosaurus sono pachiostotiche. Cioè la cavità midollare è priva o residuale di midollo ed è presente a livello degli arti anteriori sia in S. aegyptiacus che in ”S. tenerensis” ( Sereno et al.) come anche i centri delle vertebre caudali anteriori e cervicali che hanno un vasto spazio midollare. Così non è invece per le ossa lunghe appendicolari posteriori ( femore, tibia, fibula, metatarsi) in cui non vi sono spazi midollari aperti e l’osso tende ad essere denso di tessuto lamellare e spugnoso come visto in un secondo esemplare di S. aegyptiacus ( Russel 1996).

La resistenza alla flessione aumenta fino al 35% quando la cavità midollare è riempita ( Vanderven et al., 2014). Se questa dicotomica discordanza di riempimento midollare tra varie strutture appendicolari e assiali determinava una resistenza alla flessione aumentata fino al 35% quando la cavità midollare negli arti posteriori è riempita può essere una compensazione di supporto della massa tronco per ottemperare a una riduzione della densità nella parte anteriore del corpo.
Facendo due calcoli per una inferenza volumetrica per stimare il rapporto appendice/superficie corporea in analisi ( Sereno et al.) tra specie nuotatrici secondarie (rettili e mammiferi) e S. aegyptiacus, se ne deduce che la superficie dell’appendice (appendicolari) nei nuotatori secondari è ridotta al minimo per ridurre la resistenza, perché gli arti terrestri sono propulsori acquatici inefficienti. La superficie dell’appendice in S. aegyptiacus, se tracciata rispetto alla lunghezza del corpo, è maggiore rispetto ai nuotatori secondari rettili e mammiferi superando anche quella di tutti i graviportali teropodi non aviari, con un rapporto superficie/appendice inferiore che è tendenzialmente al di sotto di 0,3 ( solo l’ omero di Spinosaurus è lungo 1/16 dell’ intero corpo e arti posteriori 1/6 dell’intero corpo ). Se a ciò sommiamo la presenza di sacchi aeriferi dorsali che stimolano l’ascesa del corpo in acqua, il rapporto densità corporea e densità fluido inversamente proporzionali, e che l’efficienza delle pagaie interdigitali si riduce all’aumentare delle dimensioni corporee ( e delle quali non ci sono prove certe), allora tutto ciò contrasta con l’ ipotesi della zavorra ossea e rafforza l’idea che Spinosaurus potesse essere un predatore esclusivamente da guado ( ciò però non esclude che potesse anche nuotare).
Non c’è dubbio che il prolungamento dei processi spinosi caudali e degli archi emali ventrali di Spinosaurus riproducevano in vita una coda a pinna per la propulsione idrodinamica. Non sono però convinto della versione a profondità acquatica. Se è vero che c’era cavità midollare ( vuota) lungo le vertebre assiali, il principio di Archimede determinerebbe una spinta dal basso verso l’alto che avrebbe reso impossibile l’immersione ad alte profondità, o comunque molto limitata, a causa della minore densità del corpo rispetto a quella del fluido. Considerando anche che la pressione dell’acqua aumenta all’aumentare delle dimensioni appendicolari.
Vincenzo Tufano
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