Stop vacanze lunghe d’estate: perché Santanchè vuole rivoluzionare il calendario scolastico (e perché non sarà facile)
Daniela Santanchè non ha peli sulla lingua: «Basta con le vacanze estive infinite». La ministra del Turismo ha acceso il dibattito al Forum internazionale del turismo a Milano, proponendo di spezzare il calendario scolastico italiano, oggi dominato da un’estate lunghissima e da una pausa natalizia. L’obiettivo? Allinearsi all’Europa e dare una boccata d’ossigeno al turismo fuori stagione. «Famiglie e albergatori meritano un sistema più flessibile», ha detto, ma le critiche non si sono fatte attendere. Dal caldo insopportabile nelle aule a giugno alle priorità politiche contestate, la sua idea divide. Mentre il ministero dell’Istruzione frena – «Nessun progetto concreto in corso» – il Paese si interroga: è davvero questa la riforma urgente di cui abbiamo bisogno? Tra sostenitori e scettici, emergono due visioni contrastanti del futuro della scuola e del turismo italiano.
Meno settimane d’estate, più pause per rilanciare il turismo
«Il nostro calendario è un’anomalia che penalizza l’Italia». Così Daniela Santanchè ha aperto il suo intervento a Milano, contestata tra applausi e fischi. Oggi, gli studenti italiani godono di tredici settimane di vacanze estive – le più lunghe d’Europa – mentre in Paesi come la Francia o la Germania le pause sono distribuite: due settimane a novembre per la Toussaint, una a febbraio, e un’estate ridotta a otto settimane. «Da noi, invece, tutto si concentra in due mesi», spiega la ministra. «Questo soffoca il turismo familiare: chi non può permettersi agosto resta a casa». La sua idea è graduale: ridurre l’estate di qualche settimane, aggiungendo pause autunnali o primaverili per permettere viaggi in periodi meno caotici, un vero stop vacanze lunghe d’estate.
L’esempio più vicino a casa è l’Emilia-Romagna, dove da anni si sperimenta un calendario con chiusure di due settimane a Pasqua e in autunno. «Ma bisogna partire dal basso», ammette Santanchè, che ha già avviato colloqui con il ministro dell’Istruzione Valditara. Peccato che dal suo ministero arrivi un messaggio chiaro: «Non è una priorità». E qui nasce il primo paradosso. Mentre Santanchè parla di «modelli europei moderni», le scuole italiane combattono con aule senza climatizzazione e tetti che perdono. «Come possiamo copiare la Francia se da noi un ventilatore è un lusso?», chiede un preside di Palermo, sintetizzando lo scetticismo diffuso.
L’esempio francese: vacanze brevi, turismo che non muore mai
In Francia, le vacanze di Toussaint – a fine ottobre – sono una tradizione consolidata. Le famiglie approfittano di metà settimana per visitare castelli o località montane, quando le tariffe sono più basse e le folle assenti. «Da noi, a ottobre le scuole sono piene e le spiagge deserte», osserva un albergatore della Costiera Amalfitana. Santanchè sogna un sistema simile: «Immaginate se le famiglie potessero visitare Roma a novembre, senza code al Colosseo». Ma il confronto zoppica. Le scuole francesi hanno budget per adeguarsi alle stagioni, mentre in Italia molti edifici non hanno neppure i doppi vetri. «Senza infrastrutture, cambiare calendario è come dipingere una casa diroccata», taglia corto una docente di Bologna.
Critiche: aule roventi, priorità sbagliate e scetticismo politico
«Tenere i ragazzi in classe a giugno con 35 gradi? Sarebbe una follia assoluta». Elisabetta Piccolotti, deputata di Alleanza Verdi-Sinistra, non usa mezzi termini. E non è sola. L’estate 2023 ha visto scuole chiuse a Roma e Bari per temperature insostenibili, con genitori costretti a lasciare i figli a casa. Il Movimento 5 Stelle rincara la dose: «Prima sistemiamo le aule fatiscenti, poi parliamo di calendari». Un’obiezione condivisa anche da sindacati come l’Anief, che però propone un compromesso. «Il cambiamento climatico richiede flessibilità», spiega il presidente Marcello Pacifico, «ma non possiamo imitare la Svezia se le nostre finestre sono rotte». La sua soluzione? Iniziare l’anno a ottobre, terminare a maggio, e recuperare le ore con giornate più lunghe in primavera.
Ma il vero ostacolo è politico. Mentre Santanchè insiste sul dialogo con Valditara, fonti del ministero dell’Istruzione ribadiscono: «Non c’è nessuna bozza, nessun tavolo di lavoro». Un atteggiamento che ha fatto storcere il naso anche a esperti del settore. «Se si vuole riformare il calendario, servono fondi e una cabina di regia nazionale, non annunci estemporanei», commenta un ex assessore all’Istruzione. Intanto, le famiglie restano spaccate. C’è chi sogna vacanze autunnali a prezzi accessibili, e chi difende l’estate lunga come un diritto acquisito, temendo che l’innovazione penalizzi le famiglie meno organizzate.
Il nodo delle infrastrutture scolastiche
Basta entrare in una scuola media a Napoli o a Torino per capire perché il dibattito sui calendari sembra lontano dalla realtà. A maggio, molte classi superano i 30 gradi, con ventilatori rumorosi che non alleviano il caldo. «L’anno scorso abbiamo spostato gli esami di terza media nella palestra perché le aule erano veri forni», racconta una professoressa di Catania. Senza investimenti seri, qualsiasi modifica al calendario rischia di peggiorare le cose. «Parlare di turismo quando le scuole scricchiolano è come preoccuparsi dell’arredamento mentre il tetto crolla», scrive un genitore su un forum locale. È questa la sfida vera: prima di ridisegnare i mesi, serve ricostruire gli edifici.
Conclusione
La proposta per ridurre le vacanze estive è uno specchio delle contraddizioni italiane. Da un lato, un’idea condivisibile: distribuire le pause potrebbe rilanciare un turismo sempre più fragile, aiutando famiglie e piccole imprese. Dall’altro, una realtà fatta di aule surriscaldate, fondi insufficienti e priorità politiche confuse. Forse, come suggerisce Pacifico, la strada giusta è un compromesso: un calendario più flessibile dopo aver sistemato le infrastrutture. Ma intanto, mentre i ministri si confrontano, tocca a genitori, insegnanti e studenti sopravvivere a un’estate che sembra non finire mai. La vera domanda non è solo quando chiudere le scuole, ma come renderle luoghi dignitosi in ogni stagione.
Redazione
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