Morto Erich von Däniken, il volto della teoria degli antichi astronauti: lo scrittore che ha sconvolto l’archeologia

Foto collage di Erich von Däniken, padre della teoria degli antichi astronauti, circondato da simboli delle sue teorie: piramidi di Giza, linee di Nazca e un UFO in cielo notturno. Immagine commemorativa per il suo decesso all'età di 90 anni.

La notizia è arrivata il 10 gennaio 2026: Erich von Däniken, lo svizzero che ha reso popolare la teoria degli antichi astronauti, è morto a Interlaken all’età di 90 anni. A confermarlo è stata la figlia Cornelia, con un comunicato sobrio ma carico di quei silenzi che solo chi chiude un’epoca conosce. 49 volumi, 75 milioni di copie vendute, traduzioni in 30 lingue: numeri che raccontano un successo planetario. Il suo Gli extraterrestri torneranno (1968), inizialmente rifiutato dagli editori, scatenò un fenomeno definito “epidemia di Dänikenite” dal New York Times. Nonostante la scienza lo bolla come pseudoscienza, il suo impatto sulla cultura popolare è indiscusso: dai documentari alle serie tv, von Däniken ha insegnato al mondo a guardare i misteri antichi con occhi nuovi.

Dalla prigione ai bestseller: come un ex impiegato d’albergo rivoluzionò l’archeologia

Nacque il 14 aprile 1935 a Zofingen, in una famiglia cattolica rigorosa. Figlio di un albergatore, von Däniken trascorse l’infanzia tra i banchi di un collegio gesuita a Friburgo, dove già da ragazzo metteva in discussione le traduzioni dell’Antico Testamento: «Ma davvero Mosè ha visto Dio così?», si chiedeva, scuotendo la testa. Nel 1968, mentre lavorava come receptionist in un albergo svizzero, completò Gli extraterrestri torneranno. Il manoscritto fu respinto dagli editori, ritirato dal mercato, quasi dimenticato. Poi entrò in scena Wilhelm Roggersdorf – in realtà lo sceneggiatore tedesco Wilhelm Utermann – che rielaborò il testo, trasformandolo in un bestseller globale con il titolo Chariots of the Gods. La sua tesi rivoluzionaria? Le divinità bibliche e i miti antichi non erano che astronauti giunti diecimila anni fa per plasmare l’uomo. «Non ho mai visto un UFO», ammetteva, «ma le prove sono sotto i nostri occhi». Negli anni ’70, il New York Times parlò di un’epidemia di “Dänikenite”, mentre Der Spiegel lo definì «la bufala di Däniken». Intanto, lui finiva in carcere per frode fiscale: tre anni e mezzo di reclusione per aver sottratto fondi allo Stato svizzero. «Servivano per le ricerche», giustificava, scrivendo Return to the Stars tra le mura della prigione. Negli ultimi anni, diventato un habitué di Twitter (ora X), twittava contro il cambiamento climatico, sostenendo che l’uomo non ne fosse responsabile. Eppure, ogni sera, si inginocchiava a pregare: «Sono un cattolico praticante», ripeteva, senza mai perdere la calma.

Il sogno fallito del Mystery Park: quando la teoria divenne parco a tema

Se nei libri von Däniken aveva conquistato il mondo, nel business le cose andarono diversamente. Nel 2003, decise di trasformare le sue idee in mattoni: a Interlaken nacque il Mystery Park, un progetto ambizioso ma fragile. Sette padiglioni dedicati a Stonehenge, piramidi e linee di Nazca, con al centro una sfera panoramica che sembrava uscita da un film di fantascienza. L’obiettivo era chiaro: far toccare con mano i “misteri” della sua ipotesi sugli antichi visitatori spaziali. Peccato che, dopo soli due anni e mezzo, il parco chiuse i battenti nel novembre 2006. Un tempo record per un parco tematico, segno di una gestione finanziaria fragile. Riaprì nel 2009 come Parco Jungfrau, senza più traccia delle sue teorie. Un finale amaro per un sogno nato con le stesse ambizioni dei suoi libri: avvicinare il pubblico all’archeologia misteriosa, anche se poi i conti non tornavano mai.

Plagio, razzismo e bufale: le accuse che non sono mai svanite

La comunità scientifica ha sempre respinto le sue teorie, definendole pseudoscienza. Nel 2004, lo scettico Jason Colavito pubblicò su Skeptic un articolo che smontava le sue tesi: «Ha plagiato Il mattino dei maghi e i racconti di Lovecraft», scriveva. Ancora più grave, accuse di razzismo per passi del libro Signs of the Gods (1979), dove von Däniken ipotizzava che gli alieni avessero “programmato” le razze umane: «Quasi tutti i negri hanno il ritmo nel sangue». Frasi oggi analizzate alla luce delle teorie post-coloniali, nonostante le sue dichiarazioni di non essere «un razzista». Anche i creazionisti lo attaccarono: Clifford A. Wilson, nel 1972, pubblicò Crash Go the Chariots, un libro intero per smontare Gli extraterrestri torneranno. Von Däniken, però, non mollò. «Non sono un esperto di UFO», ripeteva, «ma i reperti archeologici parlano chiaro». E così, tra critiche e fan sfegatati, continuò a girare il mondo, come se ogni aeroporto fosse una nuova occasione per raccontare la sua versione della storia.

Perché la scienza rifiuta la teoria degli antichi astronauti?

Secondo l’archeologo Keith Fitzpatrick-Matthews, questa ipotesi rivoluzionaria riflette un eurocentrismo profondo: «Von Däniken dà per scontato che le civiltà antiche non potessero costruire le piramidi da sole». Nei suoi libri, frasi come «Chi ha mai visto una scimmia bianca?» riducono secoli di studi antropologici a battute da bar. Eppure, nonostante le critiche, la sua forza è stata quella di mescolare archeologia misteriosa e fantascienza in modo avvincente. «Non è un ricercatore», ammetteva un suo ex collaboratore, «ma sa raccontare storie che ti tengono incollato alla pagina». Ed è proprio questo il paradosso di von Däniken: un uomo che, pur non avendo mai convinto la scienza, ha reso popolari domande che ancora oggi molti si fanno: «E se quei muri antichi nascondessero davvero segreti non spiegati?».

Conclusione

Erich se n’è andato, ma il dibattito acceso che ha lasciato? Quello è destinato a durare. La sua ipotesi sugli antichi visitatori spaziali continuerà a dividere: per alcuni, una rivelazione; per altri, una bufala ben confezionata. Resta il fatto che, con i suoi 49 libri e le sue idee scomode, ha acceso discussioni in ogni angolo del pianeta. Come scrisse lui stesso nel 1968: «Gli extraterrestri torneranno». E con loro, forse, anche il suo sogno di un mondo disposto a guardare oltre l’ovvio.

Redazione

Potresti leggere anche: 

Seguici anche su: YoutubeTelegram Instagram Facebook | Pinterest | x