Stufe a legna e salute: i rischi nascosti che non immagini (lo studio UCL)
Molti scelgono le stufe a legna per risparmiare sul riscaldamento, ma ignorano i gravi rischi per la salute legati alla combustione domestica. Lo studio UCL presentato al Congresso dell’ European Respiratory Society (ERS) ad Amsterdam rivela che accendere la stufa ogni inverno danneggia i polmoni quasi quanto fumare sigarette, con una riduzione della capacità respiratoria fino a 0,12 litri in otto anni. Nonostante la crisi energetica abbia spinto sempre più famiglie verso questa soluzione, pochi sanno che l’inquinamento da PM2.5 – quel particolato invisibile – si accumula tra le mura di casa senza che ce ne accorgiamo. E mentre monitoriamo lo smog fuori, dentro rischiamo di respirare aria altrettanto tossica, con effetti a lungo termine sulla salute respiratoria.
Lo studio UCL: stufe a legna e salute respiratoria sotto esame
Per otto anni, i ricercatori dell’University College di Londra hanno analizzato il legame tra stufe a legna e salute respiratoria di 11.000 persone. Non è un esperimento di laboratorio: sono famiglie comuni con stufe accese in salotto ogni inverno, esposte senza saperlo a livelli pericolosi di PM2.5. I dati mostrano che chi utilizza il riscaldamento a biomassa vede i polmoni “invecchiare” più in fretta, con un calo del FEV1 (misura dell’aria espirata in un secondo) del 70% superiore rispetto ai non esposti. Tra gli over 70, la riduzione media è di 0,12 litri, contro i 0,07 litri dei non utilizzatori. «Non è solo un numero» spiega la dottoressa Horsfall, «è come perdere un respiro profondo ogni inverno».
Il Regno Unito vede l’uso della legna passare dal 10% al 18% delle famiglie tra il 2020 e il 2022, ma le reti di monitoraggio faticano a catturare l’inquinamento dentro casa. «Pensi di stare al sicuro in campagna?» avverte la ricercatrice. «Il fumo delle stufe vicine si accumula nelle strade, creando micro-zone di smog invisibili ai sensori ufficiali». Il paradosso? Molti scelgono il riscaldamento domestico per “rispettare l’ambiente”, ignorando che contribuisce al 38% delle emissioni di PM2.5 in Europa. «Abbiamo misurato livelli interni pari a una strada trafficata» rivela un tecnico, «ma la gente crede ancora nel mito del fumo ‘naturale’».
Perché il fumo delle stufe minaccia la salute senza farsi notare
Quel fumo bianco che esce dal camino? Nasconde un pericolo per la salute legato alle stufe a legna: particelle microscopiche piccole come polvere di vetro, che arrivano dritte ai polmoni senza che tu te ne accorga. «Il PM2.5 è una scheggia invisibile» chiarisce la Horsfall, «persiste nei tessuti, infiammandoli giorno dopo giorno». A Oslo, sensori installati in 50 case hanno rilevato livelli oltre i limiti OMS già dopo due ore di utilizzo. «Aprire una finestra non basta» ammette un ingegnere. «Se ci sono bambini o anziani, quel fumo diventa un rischio serio». Il problema è che non lo vediamo: mentre il fumo di sigaretta ha un odore forte, quello delle stufe passa inosservato, soprattutto con legna “asciutta”. Ma le analisi rivelano la presenza di benzoapirene e formaldeide, composti cancerogeni.
La crisi energetica e il mito del riscaldamento “verde”
In Italia, il caro-bollette ha spinto le vendite di stufe tradizionali in alto del 40% nel 2022. Molti le hanno comprate convinti di fare la scelta “verde”, incoraggiati da bonus per il riscaldamento a biomassa. Peccato che nessuno abbia spiegato loro cosa c’è nel fumo che respirano. A Torino, i ricoveri per BPCO sono aumentati del 15% in quartieri con diffuse stufe a legna. «La gente crede di fare la cosa giusta» commenta un pneumologo, «ma una stufa vecchia emette 20 volte più PM2.5 di una pompa di calore». Il vero nodo è culturale: mentre il fumo di sigaretta è stigmatizzato, quello delle stufe è associato a calore domestico. «Finché non capiremo che accendere la stufa equivale a fumare 5 sigarette al giorno per tutta la famiglia, nulla cambierà» sospira la Horsfall.
Cosa succede ai vicini delle stufe a legna?
Il prossimo obiettivo della ricerca UCL è capire l’impatto del fumo “di ritorno” su chi non possiede una stufa. «Immagina una strada dove 3 case su 10 usano la legna» spiega la Horsfall. «Di notte, quel fumo si accumula come nebbia tossica». Dati preliminari indicano che i livelli di PM2.5 raddoppiano, aumentando il rischio di crisi asmatiche. Un’altra sfida è distinguere tra modelli: le certificazioni Ecodesign riducono le emissioni, ma non le eliminano. «Anche le migliori bruciano in modo incompleto se la legna non è stagionata» precisa un termotecnico. Il team propone avvisi sanitari sui manuali d’uso, come per le sigarette: «Non per spaventare, ma per scegliere consapevolmente». In Svezia, alcune città offrono bonus per sostituire le stufe tradizionali con modelli a pellet certificati – un esempio da seguire.
Conclusione
Le stufe a legna non sono il mostro che alcuni dipingono, ma neanche l’alleato ecologico che vorremmo. Quel fumo che sembra innocuo? Nasconde un prezzo da pagare con la salute, soprattutto senza precauzioni. Lo studio UCL non demonizza una tradizione, ma ricorda che ogni scelta ha conseguenze. Prima di accendere la stufa, chiediti: la legna è stagionata? Le finestre sono leggermente aperte? C’è un sensore dell’aria in casa? Non si tratta di paura, ma di rispetto per chi respira con te. Perché il vero calore non è solo quello sulla pelle, ma l’aria che riempie i polmoni.
Redazione
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