Scoperto in Sicilia il ragno formica che sfugge ai predatori con una strategia evolutiva perfetta
Nel giugno 2023, tra i sentieri polverosi della Riserva di Pantalica, mentre il sole scaldava le gole calcaree della Valle dell’Anapo, Tommaso Fusco e Lorenzo Fortini hanno notato qualcosa di inaspettato: piccoli esseri che correvano in fila indiana tra le rocce, con un’andatura troppo goffa per essere formiche. «Non sono insetti… sono ragni che fingono di esserlo!», ha esclamato Fusco, colpito dall’imitazione perfetta. Così è nata la storia di Leptorchestes elisae, il ragno formica siciliano che da mesi tiene banco tra gli esperti. Non capita tutti i giorni trovare una specie che imita gli insetti fino a ingannare occhi esperti. Eppure, proprio qui, tra le tombe millenarie della necropoli UNESCO e il fruscio del Torrente Cava Grande, la natura ha riservato una sorpresa: un esempio vivente di mirmecomorfismo, quel trucco evolutivo che trasforma un aracnide in una formica a tutti gli effetti.
La scoperta del ragno formica: quando la scienza nasce per caso
Era il giugno 2023 quando, tra i caldi calcari della Sicilia orientale, Tommaso Fusco – all’epoca dottorando in Biologia Ambientale – stava analizzando campioni per uno studio sulle farfalle. A interrompere la routine, però, fu Lorenzo Fortini: «Guarda quei ‘insetti’», gli disse indicando una fila di esseri che avanzavano con movenze sconclusionate, niente affatto da formica. Solo al microscopio sarebbe emersa la verità: non erano imenotteri, ma ragni con un travestimento da manuale. Zampe anteriori sollevate come antenne, corpo snello, movimenti a scatti. «Era come guardare un attore consumato», sorride oggi Fusco.
Il team, guidato dal professor Andrea Di Giulio dell’Università Roma Tre, ha confrontato i campioni con decine di specie simili. La svolta? Gli organi riproduttivi. Nei maschi, quell’embolo corto e dritto e la piccola apofisi tibiale non seghettata hanno fatto la differenza. Nelle femmine, l’incisura epiginale a forma di M ha confermato l’unicità della specie. «Non è la prima volta che vediamo ragni formica, ma questa ha dettagli che non tornano», spiega Di Giulio. La Riserva di Pantalica, con i suoi 3.700 ettari tra Siracusa e Catania, si è rivelata un serbatoio di biodiversità nascosta. Tra platani orientali e tracce di tropa macrostigma, tra le gole scavate dalla civiltà sicula 3.000 anni fa, la natura non smette di stupire. E questa scoperta, pubblicata su Fragmenta Entomologica, è solo l’inizio.
Il trucco della specie mimetica: perché fingere di essere una formica salva la vita
Immaginate un ragno che, anziché tessere ragnatele, decide di diventare una formica. Non è fantascienza: questa specie mimetica lo fa davvero. Con le zampe anteriori sollevate a simulare le antenne e il corpo snello che imita i tre segmenti degli imenotteri, Leptorchestes elisae sfrutta un’arma invisibile: la reputazione tossica delle formiche. Molti predatori, infatti, evitano questi insetti per il loro sapore amaro e le difese chimiche – e il ragno ne approfitta, vestendosi da preda indesiderata.
Ma non è solo questione di aspetto. Questi ragni hanno imparato a recitare la parte: avanzano a scatti, agitano le zampe come antenne, persino la forma del corpo è studiata per ingannare. «A occhio nudo, è quasi impossibile distinguerli», ammette Fusco. Un trucco così raffinato che, persino per un entomologo esperto, serve un secondo sguardo. E non è un caso isolato: in natura, il mirmecomorfismo è un classico esempio di mimetismo batesiano, come quelle falene che sembrano vespe. Ma qui, nella Riserva di Pantalica, la natura ha superato se stessa.
Perché questa scoperta è importante? Non è solo una notizia da giornale
La notizia del ragno formica ha fatto il giro dei social, ma dietro c’è molto di più. «Ogni nuova specie è una pagina di un libro che non abbiamo ancora letto», dice Di Giulio, e non è una frase fatta. La Sicilia, con la sua posizione centrale nel Mediterraneo, è un crocevia di vita unica al mondo. Eppure, come sottolinea il professor Di Giulio, «senza tassonomi, rischiamo di perdere pezzi di questo libro senza nemmeno accorgercene». La crisi della ricerca di base in Italia è reale: mentre i fondi vanno altrove, esperti in grado di riconoscere una nuova specie diventano una rarità.
E pensare che Leptorchestes elisae potrebbe non essere l’unico segreto nascosto a Pantalica. Gli autori dello studio ipotizzano che sia endemica della Sicilia, ma potrebbe essere diffusa in tutto il bacino mediterraneo. «Magari tra vent’anni la ritroveremo in Tunisia o in Grecia», commenta Fusco. Intanto, la Riserva di Pantalica – con le sue tombe rupestri e i suoi corsi d’acqua – resta un’oasi preziosa. Ma è davvero protetta? Con il clima che cambia e le attività umane sempre più invasive, la domanda è urgente.
Tassonomia a rischio: quando la scienza perde i suoi eroi anonimi
C’è un dettaglio che pochi notano: i tassonomi, quelli che danno un nome alle specie, sono sempre meno. «L’Italia è stata la patria della tassonomia, ma oggi i giovani scelgono altre strade», ammette Di Giulio con una punta di amarezza. La scoperta del ragno formica è figlia di anni di studio, di notti passate al microscopio, di pazienza. Eppure, senza finanziamenti, queste competenze rischiano di svanire. «Non serve solo tecnologia per scoprire una nuova specie. Serve saper guardare», aggiunge Cantone.
Ecco perché questa ricerca non è solo una notizia scientifica: è un grido d’allarme. Mentre l’aracnofobia spinge molti a schiacciare un ragno senza pensarci due volte, questi aracnidi sono in realtà alleati silenziosi, utili a controllare parassiti. La recente descrizione dell’ape Andrena culucciae, un’altra scoperta del team, mostra quanto la Sicilia sia un tesoro nascosto. Ma senza tassonomi, rischiamo di perdere tutto prima di capirlo.
Conclusione
La storia di Leptorchestes elisae non è solo una notizia da giornale: è un invito a rallentare il passo. La prossima volta che vi troverete in un bosco o in una riserva, fermatevi un attimo. Forse, tra le foglie ai vostri piedi, c’è un ragno che da millenni recita la parte della formica – e nessuno se n’è mai accorto. Proprio come a Pantalica, dove la scienza nasce spesso dall’occhio attento di chi non smette di stupirsi.
I dettagli della ricerca “A new species of the genus Leptorchestes Thorell, 1870 from the Pantalica Natural Reserve (Sicily, Italy) (Araneae: Salticidae)” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Fragmenta Entomologica.
Redazione
Potresti leggere anche:

