DNA sintetico: ricreare il virus dell’influenza spagnola è semplice. Il bioterrorismo non è più fantascienza

Schermo del computer in un laboratorio con sequenze di DNA sintetico illuminato da un allarme rosso, simbolo della vulnerabilità nei controlli di biosicurezza

 Nel 2023, un gruppo di ricercatori ha ordinato online frammenti del virus dell’influenza spagnola. Non servivano laboratori segreti né complicati traffici: bastava un computer e un conto corrente. E il risultato? In tre settimane avevano in mano il materiale per ricostruire un patogeno che uccise 50 milioni di persone un secolo fa. Questo esperimento del MIT non è un’esercitazione accademica, ma un campanello d’allarme. Il bioterrorismo DNA sintetico non è più un incubo da film: è una minaccia concreta, nascosta dietro le spedizioni di materiale genetico ordinato con un clic. Il 97% delle aziende contattate ha spedito i frammenti senza battere ciglio, anche se si dichiaravano parte di un consorzio internazionale per la biosicurezza. Se scienziati con le migliori intenzioni riescono a rimontare un patogeno storico come un semplice gioco di costruzioni, cosa accadrà quando qualcuno lo farà davvero?

Come il DNA sintetico ha reso accessibile un virus del passato

Per ottenere i frammenti virali, i ricercatori del MIT non hanno dovuto ricorrere a sotterfugi: hanno inviato richieste a 38 aziende e 37 hanno confermato la spedizione senza chiedere spiegazioni, come se stessi trattando ordinazioni di reagenti comuni. Tra queste, 12 appartenevano all’International Gene Synthesis Consortium (IGSC) , un gruppo nato proprio per prevenire abusi. «Non ci hanno chiesto neanche il motivo della richiesta», ha ammesso un ricercatore, «alcune aziende hanno persino ottimizzato le sequenze per accelerare il processo».

Una volta ricevuti i pezzi, assemblare il virus è stato sorprendentemente rapido. Niente strumenti segreti né budget da laboratorio governativo: la biologia sintetica ha democratizzato l’accesso ai patogeni. Kevin Esvelt , bioingegnere del MIT che ha guidato lo studio, è chiaro: «Noi l’abbiamo fatto per allertare il sistema, ma se un team universitario riesce a ricomporre l’ H1N1 in pochi mesi, non è difficile immaginare chi altro potrebbe farlo. E non certo per salvare vite».

E qui emerge il vero problema: l’influenza spagnola è solo la punta dell’iceberg. Con tecnologie come CRISPR , oggi basta un laboratorio domestico per trasformare un virus comune in una minaccia resistente ai vaccini. Lo sanno bene i ricercatori australiani che, nel 2022, hanno reso letale per errore un ceppo di vaiolo nei topi. Non era un esperimento segreto, ma un venerdì mattina come tanti. La linea tra ricerca utile e minaccia biologica è ormai così sottile che persino gli esperti faticano a distinguere le intenzioni dietro a una richiesta di DNA sintetico.

Perché le aziende chiudono un occhio sui frammenti pericolosi?

Il mercato del DNA sintetico vale miliardi , e le aziende camminano su una corda sottile: rifiutare un ordine significa perdere clienti a favore di concorrenti in Germania o Cina. Lo conferma un ex dipendente di un fornitore, che a Nature ha rivelato: «Una volta, per non rischiare, abbiamo modificato una sequenza sospetta senza segnalarla. Pensavamo di aver risolto tutto da soli, ma se il cliente era un terrorista, avrebbe capito subito che lo stavamo tracciando».

Questo è il cuore del problema: le regole dell’IGSC esistono , ma sono opzionali. Senza sanzioni, le aziende preferiscono spedire e scusarsi in seguito. Prendiamo il caso di una startup tedesca che nel 2021 ha ricevuto una richiesta per frammenti del virus Ebola. Invece di bloccare la spedizione, hanno inviato un DNA innocuo… senza avvisare nessuno. «Credevamo di aver agito in modo intelligente», ha ammesso l’amministratore delegato, «ma se il cliente era un malintenzionato, avrebbe capito subito che lo stavamo monitorando». Senza un sistema di controllo globale, ogni azienda agisce per conto proprio, lasciando falle enormi nel sistema di prevenzione delle minacce da DNA modificato .

Le norme esistono, ma sono buchi come setacci

C’è una regola semplice nel mondo del DNA sintetico: spedire un virus completo è illegale, ma spedire i suoi pezzi no. Si chiama ” la legge dei pezzetti “, e funziona così. Immaginate di voler costruire una bomba: comprare l’esplosivo è vietato, ma acquistare polvere da sparo e detonatore separatamente è perfettamente legale. Questo è esattamente ciò che accade oggi con il materiale genetico. L’ Ordine Esecutivo 14110 firmato da Biden nel 2023 mirava a colmare questa falla nel contrasto al bioterrorismo DNA sintetico , ma senza controlli indipendenti, le aziende possono scegliere se applicare le regole o meno.

La situazione peggiora a livello internazionale. La Convenzione sulle armi biologiche del 1972 è un accordo vuoto: non prevede ispezioni, non ha sanzioni, e soprattutto non si applica ai gruppi terroristici non legati a uno Stato. Come ha scritto un rapporto dell’ONU nel 2023: «Il bioterrorismo moderno non ha passaporto . Basta un bonifico e un indirizzo email per diventare una minaccia globale».

Il vero dramma è che le istituzioni corrono in salita. Mentre la biologia sintetica evolve a velocità esponenziale, le leggi restano inchiodate agli anni ’70. «È come guidare a 200 km/h con gli occhi fissi allo specchietto», ha detto Esvelt in un’intervista del 2023. Senza un aggiornamento radicale, il rischio che il DNA sintetico finisca in mani sbagliate non è una possibilità remota: è solo questione di tempo.

Cosa serve davvero per fermare le minacce del futuro?

Non servono promesse, ma azioni concrete. La Svizzera ha dimostrato che un registro globale obbligatorio per chi acquista DNA sintetico funziona: dal 2022, ogni richiesta viene verificata con un sistema simile a quello usato per i passaporti. Risultato? Il 70% in meno di spedizioni sospette . Ma non basta: serve anche tecnologia. Il progetto ” GenomeGuard “, sviluppato da un team europeo, utilizza l’ intelligenza artificiale per analizzare le sequenze in tempo reale, come un filtro antispam per virus mortali.

Tuttavia, la vera svolta deve arrivare dalla comunità scientifica. Oggi i ricercatori pubblicano studi senza rivelare come hanno ottenuto il materiale genetico. «Dovremmo adottare la stessa trasparenza dei processi clinici», propone Esvelt. «Se mostriamo al mondo come abbiamo ricostruito l’ H1N1 , dimostriamo che la scienza è aperta, non un gioco per pochi». Perché alla fine, la biologia sintetica può salvare vite o distruggerle: dipende da noi.

Conclusione

Il DNA sintetico non è una minaccia in sé: è uno strumento neutro, come il fuoco che può scaldare un focolare o ridurre in cenere una città. La scelta è nostra, ma il tempo per decidere sta per scadere. La storia del MIT non è un’allarmistica, ma un invito a non fare gli struzzi di fronte al bioterrorismo DNA sintetico . Senza regole chiare, cooperazione internazionale e tecnologie di controllo, ogni spedizione di DNA sintetico diventa una lotteria globale . Le minacce biologiche non arriveranno con una barca, ma con un clic su un sito di ordinazione. E questa volta, non avremo il lusso di dire “non potevamo saperlo”.

Se vuoi capire come difenderti, leggi il rapporto WHO 2023 “Synthetic Biology and Global Security” o il manuale pratico dell’ IGSC per aziende del settore.

Redazione
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