Ritrovata Tharais, l’antica città perduta raffigurata sulla mappa più antica della Terra Santa
Nel cuore roccioso della Giordania meridionale, un gruppo di archeologi guidata dal Dott. Musallam R. Al-Rawahneh, Professore Associato di Archeologia presso l’Università di Mu’tah, ha riportato alla luce Tharais, un’antica città perduta vicino all’odierno villaggio di El-ʿIrāq, come riportato da Archaeology Magazine. A guidarli non è stata una tecnologia all’avanguardia, ma una mappa millenaria: il celebre mosaico di Madaba, una delle rappresentazioni più antiche della Terra Santa. Grazie a questa straordinaria testimonianza, è stato possibile localizzare un insediamento bizantino dimenticato dalla memoria moderna. Tharais non è solo un nome tornato alla luce: è una finestra sul passato, che ci racconta di rotte commerciali, pellegrinaggi e spiritualità nel Medio Oriente tardoantico. La sua riscoperta restituisce un frammento autentico di storia, tra fede, economia e cultura.
Tharais: la città perduta ritrovata grazie a un’antica mappa bizantina
Non sempre sono i satelliti o i droni a svelare i misteri del passato. A volte basta saper leggere le tracce lasciate dai secoli. Il mosaico di Madaba, conservato nella chiesa greco-ortodossa di San Giorgio, si è rivelato uno strumento di sorprendente precisione. Risalente al VI secolo, rappresenta 157 luoghi sacri con una cura sorprendente. E tra quei tasselli, c’era anche Tharais.
Per molto tempo, il suo nome inciso tra le tessere era rimasto un mistero. Ma la posizione – tra l’altopiano moabita e il Mar Morto – sembrava troppo strategica per un semplice villaggio. Il Dott. Musallam R. Al-Rawahneh e il suo team hanno seguito ogni indizio, incrociando fonti cartografiche, racconti locali e resti materiali. La risposta si trovava nei pressi del villaggio di El-ʿIrāq, sotto strati di sabbia e silenzio.
Gli scavi hanno portato alla luce una basilica con pavimenti a mosaico, soglie scolpite e un portale monumentale. Questi elementi parlano di un centro religioso attivo, frequentato da mercanti e pellegrini in cammino tra le vie del deserto.
Il mosaico bizantino non era solo decorativo, ma una vera e propria bussola archeologica. Mostrava percorsi, città, luoghi di culto. Se Tharais è stata ritrovata grazie a quel disegno antico, quante altre città scomparse potrebbero ancora celarsi sotto la polvere?
Madaba: quando un mosaico si trasforma in guida per archeologi
A uno sguardo distratto, la Mappa di Madaba potrebbe sembrare solo un’opera artistica. In realtà, è diventata una delle fonti più affidabili per ricostruire la geografia sacra del Medio Oriente. Tharais, indicata con il suo nome greco, era raffigurata accanto ad altri luoghi che oggi non esistono più. Per anni, nessuno riusciva a collegarla a un sito reale, finché iscrizioni funerarie, frammenti architettonici e resti ceramici hanno iniziato a comporre un quadro coerente. La città non era solo leggenda: era esistita davvero.

Sezione della mappa a mosaico di Madaba che mostra Al-Karak, Ἀi, Zoar e Tharais (Θαραίς), a dimostrazione dell’importanza dell’insediamento nel mondo antico (MR Al-Rawahneh/ Gephyra )
Una comunità tra spiritualità, lavoro e scambi commerciali
Riscoprire Tharais significa anche restituire dignità a chi l’abitava. Gli archeologi hanno trovato tracce di una società viva, operosa e spirituale. Le testimonianze raccontano un centro urbano autonomo, dove convivevano devozione e attività produttive. Sono emerse strutture come un frantoio per l’olio, un torchio per l’uva e un mulino ad acqua, prova tangibile di un’economia fiorente.
La basilica bizantina, fulcro della vita spirituale, si affiancava ad edifici civili e artigianali. Le numerose iscrizioni funerarie in greco e latino, databili tra il V e il VII secolo, rivelano una comunità radicata, con una forte identità religiosa. Alcuni epitaffi riportano formule liturgiche, segni di un’intensa vita spirituale.
Grazie alla sua posizione, Tharais era un nodo cruciale tra la Giordania centrale e le rotte del Mar Morto. Le carovane si fermavano per riposare, i mercanti commerciavano, i pellegrini trovavano rifugio. Questa antica città bizantina era un crocevia tra civiltà, culture e fedi diverse. Ma come spesso accade nella storia, l’oblio ha finito per coprirla.

Un frantoio in pietra per la lavorazione delle olive ritrovato a Tharais, testimonianza dell’autosufficienza agricola e dell’importanza economica dell’insediamento. (MR Al-Rawahneh/ Gephyra )
Il presente minaccia di cancellare le tracce del passato
Oggi, la vera minaccia non arriva dal tempo, ma dal cemento. L’espansione edilizia nei pressi di El-ʿIrāq rischia di coprire questo insediamento scomparso prima che venga studiato a fondo. Nuove strade e costruzioni stanno avanzando rapidamente, e gran parte del sito resta ancora inesplorata.
Il Dott. Al-Rawahneh ha lanciato un appello urgente alla comunità scientifica e alle autorità locali: senza un piano di tutela, altri frammenti preziosi di questa città bizantina rischiano di andare perduti. E se Tharais dovesse scomparire un’altra volta, nemmeno il mosaico che l’ha riportata alla luce potrà salvarla.
Conclusione
Tharais non è più solo un nome inciso tra le tessere di un mosaico. È un luogo reale, fatto di pietra, memoria e significato. Ritrovata grazie alla mappa più antica della Terra Santa, questa città perduta ci ricorda quanto le tracce del passato siano ancora capaci di parlare. Ma ogni scoperta impone una responsabilità: quella della protezione e valorizzazione. Le città dimenticate possono svanire due volte — la prima quando vengono abbandonate, la seconda quando le ignoriamo. Tharais ha avuto una seconda possibilità. Sta a noi non lasciarla cadere di nuovo nel silenzio.
Redazione
Potresti leggere anche:
