I lupi mutanti di Chernobyl hanno sviluppato capacità contro il cancro

Le analisi di campioni biologici prelevati da lupi che vivono nella zona di esclusione di Chernobyl, l’area interdetta alle persone attorno alla centrale ucraina, hanno fatto emergere che questi animali hanno sviluppato un genoma con capacità anticancro. Il loro sistema immunitario, inoltre, risulta alterato come quello dei pazienti oncologici sottoposti a radioterapia. I lupi e altri animali sono esposti a dosi costanti di radiazioni, sei volte oltre la soglia di sicurezza per l’uomo.

I lupi che vivono nella zona di esclusione – o di alienazione – di Chernobyl (CEZ), l’area contaminata dalle radiazioni attorno alla vecchia centrale nucleare ucraina coinvolta nel catastrofico incidente del 1986, hanno sviluppato delle incredibili capacità anticancro. Le analisi del loro genoma, infatti, hanno fatto emergere delle regioni nel DNA mutate che sembrano resistenti al rischio di sviluppare tumori. Così come esistono mutazioni in grado di favorire le neoplasie, alla stregua di quelle nel famigerato “gene Jolie” – tecnicamente BRCA, acronimo di BReast CAncer gene – collegato al cancro al seno, ne esistono anche di protettive, in grado di ridurre il rischio di ammalarsi. La mutazione CCR5-delta32, nota per essere associata alla protezione dall’HIV (il virus dell’AIDS), sembra ad esempio associata alla protezione dal cancro al colon-retto, così come la Laron – una serie di mutazioni a carico del gene legato all’ormone della crescita – pare sia in grado di proteggere un gruppo di ecuadoregni da tumori e diabete.

Poiché i canidi come il lupo (Canis lupus) e il cane domestico (Canis lupus familiaris) si ammalano di cancro come l’essere umano e sviluppano patologie oncologiche paragonabili, lo studio dei lupi “resistenti” che vivono nella zona di esclusione di Chernobyl potrebbe portare alla scoperta delle suddette mutazioni protettive, in grado di aumentare le probabilità di sopravvivere ai tumori maligni anche nella nostra specie (Homo sapiens). A scoprire che questi animali selvatici hanno sviluppato proprietà anticancro è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati statunitensi del Laboratorio Shane Campbell-Staton presso la prestigiosa Università di Princeton.

I ricercatori, coordinati dalla professoressa Cara Love, biologa evoluzionista ed esperta in tossicologia, hanno iniziato a studiare i lupi di Chernobyl nel 2014, quando li dotarono di speciali radiocollari in grado non solo di rilevarne gli spostamenti tramite segnale GPS, ma anche le dosi di radiazioni cui erano esposti. Ebbene, i ricercatori hanno determinato che questi animali sono esposti quotidianamente a dosi significative di radiazioni, pari a 11,28 millirem al giorno e per tutta la loro esistenza. Per rendersi conto di quanto sono elevate, basti sapere che si tratta di un valore sei volte superiore al limite considerato sicuro per un essere umano.

Oltre a questi rilievi, i ricercatori hanno anche raccolto campioni biologici dei lupi da sottoporre a test di laboratorio. Grazie ad essi hanno scoperto che questi animali hanno un “sistema immunitario alterato”, che che la professoressa Love e i colleghi equiparano a quello di un paziente oncologico sottoposto a radioterapia. Sarebbe stata proprio l’esposizione costante, duratura e massiccia al fallout radioattivo nell’area protetta attorno a Chernoby – che si estende per circa 2.600 chilometri quadrati – ad aver modificato di generazione in generazione il genoma dei lupi, fino a renderli dei mutanti con possibili adattamenti che gli permettono di resistere al cancro. Uno dei pericoli principali delle radiazioni, del resto, risiede proprio nell’elevatissima proprietà cancerogena.

Come indicato in un comunicato stampa pubblicato dalla Society for Integrative and Comparative Biology (SICB), gli autori dello studio sperano di individuare le mutazioni in grado di proteggere anche l’essere umano dal cancro. Purtroppo sono anni che i ricercatori non possono recarsi in loco per studiare i lupi, prima a causa della pandemia di COVID-19 e successivamente per la guerra in Ucraina condotta dalla Russia. Proprio nella zona di esclusione, all’inizio del 2022, alcuni soldati russi sarebbero penetrati all’interno della Foresta Rossa, poco distante dalla centrale a ancora sensibilmente contaminata da Cesio 137, Stronzio 90 e altri radinuclidi. Qui avrebbero addirittura scavato trincee, ammalandosi di Sindrome da radiazioni.

Il fatto che la zona di esclusione sia severamente vietata alle persone – è permesso accedere solo ad alcuni operatori per il monitoraggio delle radiazioni – ha avuto un impatto sulla fauna selvatica e non, permettendo a molti animali di colonizzarla. Molti sono stati influenzati dalle radiazioni. Ad esempio è stato scoperto che i cani che vagano al suo interno hanno un DNA differente da quello del tipico cane domestico, così come è stato dimostrato il successo riproduttivo delle raganelle orientali di colore scuro, una condizione che le avrebbe protette più efficacemente dalle radiazioni. I dettagli della nuova ricerca condotta dalla professoressa Love e colleghi sono stati presentati durante la conferenza della Society of Integrative and Comparative Biology tenutasi a Seattle.

Andrea Centini

Foto di patrice schoefolt:  www.pexels.com

Fonte:  www.fanpage.it

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