Extraterrestri vs NASA: ecco perché potrebbe esserci presto un’invasione aliena sulla Terra

La NASA potrebbe causare un’invasione aliena sul pianeta Terra, lo avvertono gli scienziati.

Può un messaggio inviato nello spazio determinare la fine dell’umanità? Sarebbe questo lo scenario decisamente apocalittico profilato dai detrattori dell’iniziativa Beacon in the Galaxy, promossa dalla NASA. Ma quali informazioni dovrebbe contenere il messaggio che la NASA ha intenzione di lanciare nello spazio e perché questa operazione potrebbe minare la nostra sicurezza? È presto detto. Stando alla volontà degli astrofisici impegnati nel progetto, il messaggio da inviare in orbita riguarderebbe una serie di informazioni sul nostro pianeta, dalla sua composizione chimica alla descrizione visiva degli umani e del loro DNA.

Scritto in codice binario, il linguaggio base più facilmente interpretabile da qualsiasi intelligenza, anche di tipo extraterrestre, il messaggio dovrebbe partire dal SETI Institute in California ed essere spedito attraverso il cinese radiotelescopio FAST. Secondo gli esperti che sostengono la pericolosità del progetto, spedire in orbita un messaggio con informazioni così dettagliate sul pianeta Terra ed i suoi abitanti potrebbe attirare a noi specie viventi miliardi di anni luce più progrediti le quali, qualora avessero “cattive” intenzioni non meglio prevedono, potrebbero sfruttare i dati ottenuti per invadere il pianeta ed ucciderne gli abitanti al pari di ciò che è avvenuto in passato proprio per mano dell’uomo nei confronti di organismi molto meno evoluti come, ad esempio, i batteri che ad oggi contrastiamo con medicinali e terapie di vario genere.

Alle voci che predigono scenari disastrosi nel caso il messaggio venisse lanciato nello spazio si contrappongono i promotori del progetto che dal canto loro si dicono invece sicuri e tranquilli in quanto esseri più evoluti dovrebbero aver già raggiunto la piena consapevolezza del fatto che pace e collaborazione siano la base per ogni conoscenza con vite e specie diverse dalla propria. Due visioni contrapposte, insomma, che ad oggi mantengono la comunità scientifica praticamente spaccata in due sul delicato argomento.

E se anche volessimo rifarci al messaggio di Arecibo inviato nello spazio da Porto Rico nel 1974, pochi sarebbero i punti di incontro tra i due progetti. In quel caso, infatti, i dati contenuti nel messaggio spaziale erano molto meno dettagliati di ciò che ora ci consente di fare il progresso tecnologico. Non ci resta che sperare che la nostra evoluzione e sete di scoperta non rappresentino allo stesso tempo la fine della nostra esistenza.

Luigia Bruccoleri

Fonte:  www.scienzenotizie.it

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