Questa zecca da record può vivere fino a 27 anni e resiste senza cibo per 8 anni
L’entomologo Julian Shepherd dell’Università Binghamton ha scoperto che la zecca Argas brumpti può vivere fino a quasi 30 anni. Senza cibo resiste per 8 anni.
Una zecca africana può vivere fino a 27 anni, un’enormità rispetto alla longevità media di questi aracnidi, che si attesta attorno ai 2 – 3 anni. Ancor più sorprendentemente, la specie è in grado di sopravvivere senza nutrimento per 8 anni, mentre le femmine possono deporre le uova a quattro anni dall’ultimo contatto con un maschio. Ciò indica che sono in grado di conservare gli spermatozoi vitali nelle vie riproduttive per un lunghissimo periodo, prima di avviare il processo di fecondazione.
La zecca da record, chiamata Argas brumpti, è una cosiddetta “zecca molle” della famiglia Argasidae, caratterizzata dall’assenza dello scutum, ovvero della placca di tessuto rigido comunemente presente in questi animali. La zecca, lunga fino a 20 millimetri, vive in zone aride dell’Africa orientale e meridionale, nutrendosi del sangue di numerosi mammiferi piccoli e grandi, dai roditori all’essere umano. Non disdegna anche quello di rettili come le lucertole. Fortunatamente non trasmette alcuna malattia, anche se il morso, essendo una specie di grandi dimensioni, risulta piuttosto doloroso. È possibile trovare l’Argas brumpti dall’Egitto meridionale alla Namibia, all’interno di grotte poco profonde, aree rocciose e polverose dove i mammiferi fanno abitualmente i bagni di terra. Spesso sono appostate sui grandi termitai sui quali gli animali si strofinano.
A scoprire e descrivere le sue straordinarie capacità di sopravvivenza di questa specie è stato il professor Julian G. Shepherd, un anziano entomologo statunitense del Dipartimento di Scienze Biologiche dell’Università Binghamton (Stato di New York). Lo scienziato iniziò a studiare le zecche Argas brumpti ben 45 anni fa, da quando ricevette alcuni esemplari maschi e femmine nel 1976. Iniziò ad allevarli in laboratorio in un ambiente controllato, a una temperatura di 21° C e all’81 percento di umidità. Per lungo tempo nutrì le zecche con sangue di ratto e facendole convivere con topi e conigli, ma dal 1984 decise di non lavorare più con gli animali. A causa di ciò gli aracnidi finirono loro malgrado in controversi esperimenti di “resistenza”, per determinare la capacità di sopravvivenza sia delle zecche originali che dei loro discendenti.
Foto: pixabay.com
Andrea Centini
Fonte: www.fanpage.it
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