Calcio, quali sono i campionati più ricchi d’Europa? I numeri
Il calcio europeo non è più quello di un tempo. Finché si è potuto sono state portate avanti spese folli, ma oggi gli investimenti stellari si sono notevolmente ridotti. Ormai appare impensabile spendere 200 milioni per il cartellino di un singolo giocatore. Di recente il Deloitte Annual Review of Football Finance ha fornito un’analisi sui conti del pallone in Europa, evidenziando un calo dei ricavi di quasi 4 miliardi di Euro negli ultimi 2 anni. Anche la Serie A è rimasta investita. Non a caso alcune delle principali superpotenze del Vecchio Continente avevano pensato di correre ai ripari fondando la Superlega, un progetto che coinvolgeva soprattutto la Juventus e il Real Madrid, con Agnelli e Florentino Perez in prima linea, ma destinato a naufragare nel giro di poco.
Tra i maggiori campionati, la Bundesliga nel 2019/20 ha perso meno di tutti e con 3,2 miliardi di Euro di ricavi ha superato abbondantemente la Serie A, ferma a 2,1 miliardi di euro con una flessione del 18%, e la Ligue 1, con ricavi per 1,6 miliardi di Euro con un calo del 16%. La Premier League, invece, ha visto diminuire i propri guadagni del 13%, ma rimane il campionato più ricco e seguito di tutto il mondo, con quasi 6 miliardi di Euro di ricavi che non sono mai scesi sotto i 5. Il fascino del calcio inglese non smette mai di ammaliare gli appassionati di calcio, che seguono le gesta di United, City, Chelsea e Liverpool anche dall’estero.
Come si spiegano i problemi calcistici di molti dei Paesi più dediti al pallone, però? Gli italiani vivono chiaramente di calcio, i nostri stadi sono tra i più accesi e ad ogni buon conto le società nostrane godono di una certa riconoscibilità in Europa. Il corto circuito è a monte: i diritti televisivi finiscono per la maggior parte alle big, molti club investono più di quanto potrebbero e finiscono con l’indebitarsi, il tutto trascurando inspiegabilmente i settori giovanili. Al talento italiano in rampa di lancio si preferisce quasi sempre il giocatore straniero già formato, magari strapagandolo. Un dilemma di cui si discute ormai da anni e che ha avuto ripercussioni anche nella Nazionale azzurra.
C’è un particolare non indifferente che caratterizza il calcio inglese e lo distacca forse dal resto d’Europa: l’azionariato popolare. In Premier molti tifosi partecipano attivamente alla vita economica del club e, di fatto, lo finanziano. Un’iniziativa che in Italia sarebbe stata anche ipotizzata, ma che per un motivo o per l’altro non riesce a prendere piede: nella fattispecie in Serie A la proposta dell’azionariato popolare ha interessato da vicino i tifosi dell’Inter. Complice la spartizione a tratti illogica delle partite sulle varie reti televisive e web, negli ultimi tempi una buona fetta di appassionati ha iniziato però a seguire il calcio in maniera più marginale. Come se non bastasse, negli stadi i problemi di ordine pubblico non diminuiscono; a tal proposito, l’Inghilterra è evidentemente molto più rigida.
A non passare mai di moda sono il fantacalcio e le schedine, attività collaterali all’essenza vera e propria dello sport. Ogni fine settimana milioni di tifosi si impegnano in previsioni e pronostici per indovinare la formazione da schierare, qualcuno cerca addiritturauna soluzione per provare a creare una scommessa multipla. Anche i videogiochi stanno prendendo sempre più piede e contribuiscono ad alimentare il legame degli italiani con il calcio. Lo spirito dei tifosi rimane vivo, dunque. Chissà se basterà per consolidare e moltiplicare il seguito della Serie A nelle prossime generazioni…
