Addio alla pseudorca Kina: morta sola in una vasca a 44 anni, dopo una vita di dolore a causa nostra

La pseudorca Kina è morta, dopo un’intera esistenza di sofferenze e dolore. Catturata in Giappone dopo lo sterminio del suo gruppo famigliare, fu trasferita in vari parchi acquatici e strutture di ricerca per essere sottoposta a diversi esperimenti, militari compresi. Ha trascorso gli ultimi 4 anni rinchiusa al SeaLife Park delle Hawaii, dove passava la maggior parte del tempo galleggiando al centro di una vasca, sotto al sole cocente. Ora è finalmente libera.

Kina, una meravigliosa pseudorca (Pseudorca crassidens) di 44 anni, è morta sola, in una vasca di un parco acquatico alle isole Hawaii, il Sea Life Park. La sua intera vita è stata costellata da atrocità perpetrate dall’uomo; ora è finalmente libera dalla sofferenza. Ad annunciare il decesso della pseudorca, un grosso cetaceo odontocete (con denti) appartenente alla famiglia dei delfinidi, è stata la direttrice esecutiva del parco marino Valerie King, con un messaggio di commiato che gli attivisti hanno rispedito al mittente ritenendolo “senza senso”. Ma procediamo con ordine e ripercorriamo la drammatica storia di Kina, sulla cui carcassa non è ancora stato condotto un esame necroscopico.

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Tutto ebbe inizio nel 1987 in Giappone, sull’isola di Iki, quando quasi l’intero pod (gruppo sociale di cetacei) al quale apparteneva Kina fu massacrato con lance e altre armi bianche dai pescatori nipponici. Le pseudorche sono possenti predatori pelagici che i pescatori consideravano “rivali” nelle aree di caccia, per questo in passato le sterminavano senza pietà. Ma non tutte. Alcuni esemplari venivano tenuti in vita e venduti a peso d’oro ai parchi acquatici. Questa fu la sorte toccata alla giovane Kina, che dopo aver assistito al massacro della sua famiglia – e aver nuotato nel suo sangue – finì in una vasca dell’Hong Kong Ocean Park.

 

La permanenza nel parco asiatico fu tuttavia breve; il cetaceo fu infatti subito riacquistato dalla Marina degli Stati Uniti, per essere sottoposta ad alcuni esperimenti di tipo militare. I cetacei in passato sono stati spesso coinvolti in test di sminamento, attacco di navi nemiche e simili. Le pseudorche sono considerate particolarmente adatte a questi compiti, poiché nuotano a grandissime profondità e riemergono per respirare dopo molti minuti. Dopo sei anni nelle mani dei militari, Kina fu trasferita all’Istituto di biologia marina delle Hawaii di Coconut Island, dove è stata sottoposta a controversi esperimenti acustici da parte degli scienziati guidati dal professor Paul Nachtigall.

I cetacei utilizzano un biosonar per muoversi nell’ambiente marino e andare a caccia; “grazie” a Kina gli scienziati hanno compreso che le pseudorche sono in grado di distinguere due oggetti a otto metri di distanza con una differenza nelle dimensioni pari allo spessore di un capello, come indicato dall’organizzazione francese dauphinlibre. Ma è stata sottoposta anche a esperimenti per verificare quale fosse la soglia del dolore di una pseudorca sottoposta a rumori sempre più forti (i sonar militari, le perforazioni petrolifere e il traffico navale hanno effetti devastanti sui cetacei). Secondo Valerie King gli esperimenti condotti su Kina hanno permesso agli scienziati di far luce su “metodi per proteggere l’udito degli animali marini dalle esplosioni e per evitare che finiscano intrappolati nelle reti”, un discorso che, come indicato, è stato considerato senza senso dagli attivisti, poiché non ha tenuto conto delle sofferenze e dell’isolamento cui è stata costretta Kina. Durante questo periodo la pseudorca visse con i due delfini tursiopi Bori e BJ.

Gli scienziati dell’Hawai Institute of Marine Biology dicevano di amare Kina e i suoi due compagni, ma 13 anni dopo hanno annunciato di non potersi più permettere i 900mila dollari all’anno che servivano per mantenerli. E così, dopo averli messi all’asta, nel 2015 li hanno trasferiti illegalmente al SeaLife Park alle Hawaii (che ha ottenuto l’autorizzazione solo a posteriori dopo asprissime polemiche). Per diverso tempo Kina fu tenuta in isolamento in una piccola vasca di cemento rettangolare, poco profonda, priva di ripari dal sole – per questo veniva ricoperta di zinco – e quasi senza stimoli. Un ulteriore atto di crudeltà verso un animale intelligente che in natura vive in acque profondissime, all’interno di gruppi sociali composti anche da centinaia di individui. Successivamente fu trasferita in tre vasche interconnesse fra loro dove poteva contare sulla presenza dei suoi vecchi amici Bori e BJ. Ma come indicato dagli attivisti che hanno seguito la sua drammatica storia, Kina ha trascorso gli ultimi 4 anni della sua vita perlopiù da sola, galleggiando al centro di una delle vasche sotto il sole cocente. Fino alla sua morte liberatoria, dopo un’intera esistenza di dolore.

Andrea Centini

Foto anteprima:Dauphinlibre/facebook

 

Fonte: scienze.fanpage.it 

 

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