Stefano Pigolotti: “Arroganza vs umiltà: chi vince sui social?”

Abbiamo chiesto a Stefano Pigolotti, professional coach e imprenditore,  di spiegare come la trasformazione tecnologica in atto abbia cambiato il modo di comunicaree di esprimersi. Nel lavoro, nella famiglia, nella vita di ogni persona.

“Individuiamo due modalità totalmente diverse – spiega Pigolotti- “ l’una dall’altra nel modo di esprimere un’idea, un modo di essere o un modo filosofico di vita. Da una parte abbiamo la persona che esprime con umiltà le proprie competenze, e dall’altra parte qualcuno che le esprime con grande arroganza. Andiamo a vedere cosa ci potrebbe essere dietro.

Dietro ci potrebbe essere effettivamente della competenza, oppure dell’incapacità.

Loading...

“Perché fare questa distinzione, perché parlare di questo tema? Perché, di fatto, oggi rispetto a un tempo, dove erano più benvoluti gli imprenditori, i manager, i venditori, che riuscivano a trasmettere la competenza con umiltà, dall’altra parte venivano messi alla berlina e bollati come venditori aggressivi tutti coloro che avevano molta arroganza nel proporsi”.

“Come sappiamo, ci spiega Pigolotti – sono state fatte numerose ricerche in questo ambito, che hanno portato effettivamente a identificare come colui che esprime con spocchia o arroganza ciò che è capace di fare, solitamente nasconde delle incapacità, mentre colui che parte con più umiltà, e alla domanda “sei capace di fare questo?” risponde “credo di si, ma mi metto in gioco e provo a farlo”, è plausibile immaginare che sia in grado di farlo. È un po’ come dire “ho sempre bisogno di imparare, e per quanto io sappia di una cosa, mi metto in gioco per confrontarmi con gli altri perché so che devo scattare”. Forse è proprio questo l’elemento socratico del “so di non sapere”, di conseguenza ti mette nella condizione di avere la fame e l’umiltà di poter continuare a imparare”.

Di diverso avviso è evidentemente colui che deve continuamente con ampollosità enfatizzare se stesso perché, di fatto, si ha la percezione che abbia qualcosa da nascondere, forse un’incapacità, non necessariamente nelle competenze, ma magari nelle attitudini o nelle relazioni. Nel mondo di oggi, nel mondo dei social, sembra, ma non abbiamo ancora la certezza, perché è ancora relativamente giovane questo mondo e quindi non sappiamo a lungo chi vincerà, chi la spunterà tra i due metodi. Oggi però dobbiamo dire che chi si manifesta di più, chi cavalca di più il suo apparire, rispetto al suo essere, in maniera eclatante, spocchiosa, aggressiva, qualcosa di più lo spunta. In questo momento di forte cambiamento, il mix fra i due elementi potrebbe essere davvero vincente, evidenziando al mondo quanto noi siamo umili, ma recitando una parte per essere efficaci.

“Bisogna però stare attenti – conclude Pigolotti – a non esagerare in nessuna delle due direzioni, e a non cascare in alcune trappole che possono influenzare la propria vita, specialmente lavorativa. Ad esempio durante un colloquio di lavoro bisogna stare estremamente attenti alle parole che usiamo e alle risposte che diamo. Bisogna fare buona impressione, senza forzare la mano e senza autocelebrarsi, cosa che chi fa colloqui di lavoro per professione non ama particolarmente. Le domande che sono legate alla percezione che ognuno ha di sé sono quelle che mettono maggiormente in difficoltà i candidati, e che si rivelano vere e proprie trappole pronte a scattare. Definirsi umili è fra le scelte peggiori che si possano fare seconda solo ad ammettere di essere arroganti. Non esiste forse nulla di più noioso di sentir raccontare da qualcuno quanto sia umile, inoltre autodefinirsi umili è il peggior modo per dimostrare di esserlo, e porterà la persona di fronte a voi che in realtà siete arroganti e cercate, malamente, di nasconderlo”.

 

Se ti è piaciuto l’ articolo condividilo anche tu sui social e iscriviti alla nostra pagina Facebook “Pianetablunews

Loading...