Perché le dita in acqua raggrinziscono?
È una domanda con una lunga storia. Ecco le ipotesi in campo.
È capitato a tutti dopo una bella nuotata al mare o semplicemente in seguito a un bagno caldo: le dita di mani e piedi diventano grinzose. Un mistero, questo, che ha incuriosito negli anni molti scienziati che hanno formulato diverse ipotesi sul perché questo avvenga.
La spiegazione più popolare coinvolge la struttura della nostra pelle. La cute, infatti, è formata da diversi strati, con altrettante caratteristiche: in profondità abbiamo l’ipoderma che contiene grasso, tessuto connettivo, nervi e vasi sanguigni di grandi dimensioni; subito sopra troviamo il derma dove ci sono nervi, capillari, bulbi piliferi e ghiandole sudoripare; e infine c’è l’epidermide, ricca di terminazioni nervose, che con i suoi cinque livelli evita l’evaporazione dell’acqua dei tessuti e protegge il derma. Quello più superficiale si chiama strato corneo ed è composto da cellule morte che contengono cheratina, una proteina alla base anche di unghie e peli.
Secondo l’ipotesi più accreditata, quando stiamo per molto tempo a mollo, lo strato corneo assorbe le molecole d’acqua, aumentando in volume, e, dal momento che aderisce perfettamente al livello sottostante, l’unico modo per gestire questo rigonfiamento è incresparsi.
Perché succede solo a mani e piedi? La risposta è che questi possiedono lo strato corneo più spesso del corpo.
Eppure, viene qualche perplessità se si legge un articolo scientifico pubblicato su Clinical Science nel 1935, nel quale due scienziati descrivono il comportamento di un giovane con unnervo del braccio lesionato: dopo aver messo a mollo la mano, alcune delle sue dita avevano le grinze, altre invece no. È sorto così il dubbio che questo meccanismo avesse un’origine piùneurale che strutturale. Quest’idea viene ripresa nel 1977 da due medici dello University College Hospital che pubblicano un articolo sul British Medical Journal nel quale propongono che il raggrinzimento sia usato come test per le malattie del sistema nervoso autonomo; e da allora arrivano nuove conferme in tale senso.
Ma cosa c’entrano i neuroni? L’idea alla base è che le dita raggrinziscano perché vasi e capillari del derma si restringono (un processo chiamato vasocostrizione). Se il derma perde volume, chiaramente l’epidermide sovrastante si increspa. A dare loro questo ordine sarebbero le terminazioni nervose involontarieche si attivano a contatto con l’acqua assorbita.
Alcuni scienziati si azzardano addirittura a darne un significato evolutivo. Nel 2013, ricercatori di Newcastle hanno ipotizzato su Biology Letters che mani e piedi raggrinziscano per aumentare l’aderenza alle superfici in acqua. Per dimostrarlo hanno fatto diversi test di manipolazione fuori e dentro l’acqua, con mani asciutte o tenute a bagno. Il risultato? Effettivamente con le dita raggrinzite sarebbe più facile maneggiare gli oggetti dentro (ma non fuori) l’acqua rispetto a quanto accada con le dita asciutte. È plausibile che durante l’evoluzione questa caratteristica sia stata selezionata perché favorisce la sopravvivenza? Difficile provarlo, anche perché nuovi esperimenti del 2014, presso il Max Delbrück Center per la medicina molecolare, hanno confutato l’ipotesi evolutiva.
Come si formano le onde? Perché nelle conchiglie si sente il mare? Sono domande che prima o poi ci siamo fatti tutti. Le risposte sono nel libro La scienza sotto l’ombrellone (Codice edizioni, 2014), scritto dal giornalista scientifico di Wired Andrea Gentile, da cui proviene l’estratto che avete appena letto.
Di Andrea Gentile
Fonte: www.wired.it
