La pillola che allunga la vita, solo una trovata commerciale?

Nei topi funziona, mimando gli effetti di una restrizione calorica. Nell’uomo non è chiaro, ma intanto Basis è in vendita. Servono ancora studi.

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Due volte al dì, tutti i giorni, per una spesa di circa 50 euro al mese. Come impegno Basis chiede poco al consumatore, soprattutto se la promessa è quella di restituire loro indietro una vita più lunga. Basis infatti è una pillolina blu venduta come farmaco da banco negli Usa con grandi promesse: essere l’elisir di lunga vita, come l’hanno ribattezzata già in molti. Anche se, a onor del vero, nessuno studio prova che effettivamente le cose stiano così.

Basis, un prodotto della startup Elysium Health, che vanta cinque premi Nobel tra i suoi consulenti e che è stata fondata da Leonard Guarente, biologo del Mit di Boston, è infatti un nutraceutico, e come tale non ha bisogno di trial clinici o di autorizzazione da parte della Food & Drug Administration (Fda), l’agenzia del farmaco statunitense. Dalla scorsa settimana Basis è venduto pertanto come integratore (solo attraverso il sito dell’azienda) ed è un prodotto a base di un precursore del nicotinammide adenina dinucleotide (Nad) – una molecola coinvolta nelle reazioni di ossido-riduzione, come quelle che permettono di trarre energia dal glucosio nell’organismo – e un antiossidante (pterostilbene). Della sostanza per ora, come riferisce la rivista del Mit, sappiamo che allunga la vita in topi e vermi in laboratorio, mimando gli effetti della restrizione calorica, che nei topi sembra appunto allungare la vita, forse attraverso l’attività di proteine note come sirtuine. Sia il Nad e l’antiossidante inclusi in Basis mirano stimolare l’attività di queste molecole, e si spera che insieme abbiano effetto sinergico. Per l’essere umano vedremo.

La vendita di Basis come farmaco da banco sarà infatti una sorta di esperimento, scelta in qualche modo forzata, spiega Guarente, perché condurne di simili a quelli realizzati con i roditori sull’uomo richiederebbe troppo tempo. L’idea quindi è quella di seguire ora i clienti nel corso del tempo e prendere i dati di post-marketing come dei dati da analizzare per capire se quanto visto nei topi funzioni anche nell’uomo.

Ma sebbene non ci siano rischi, si tratta di un approccio totalmente sbagliato commenta Claudio Franceschi, esperto di genetica dell’invecchiamento e longevità dell’università di Bologna: “Siamo di fronte a quella che mi sembra piuttosto una mera trovata commerciale più che a un modo alternativo di fare studi sull’uomo. L’idea della pillola anti-age che allunga la vita si rifà sì a studi importanti condotti negli animali, e per questo hanno una parvenza scientifica, ma estrapolazioni sull’uomo sono completamente fuori luogo”. E ancora, continua il ricercatore: “Come verranno raccolti i dati? Come verranno manipolati? Non possiamo pretendere di estrapolare delle informazioni sull’efficacia o meno di questa pillola da quello che sembra un esperimento di massa, senza disegno”.

Tra l’altro, spiega Franceschi, anche i riferimenti a cui si appoggia Basis non sono di così chiara comprensione. “Alcuni studi sugli effetti della restrizione calorica [che sarebbero mimati dalla somministrazione del Nad, nda] sui topi mostrano che sì si hanno dei benefici, ma non sempre. Questo suggerisce un possible controllo genetico associato alla restrizione calorica”. Ciò non toglie, aggiunge il ricercatore, che studi di questo genere comincino ad esserci anche sull’uomo, ma appunto hanno un disegno speriementale che permetta di valutare chiaramente gli effetti e si basano sui dati che arrivano da esperimenti condotti su modelli sperimentali cellulari o animali.

Perché di evidenze qui, di regimi alimentari, nutraceutici e interventi farmaceutici che possono ritardare l’invecchiamento, aumentando la longevità e ritardando la comparsa di malattie età-correlate ci sono, continua Franceschi: “Insieme ad alcuni colleghi abbiamo appena adesso passato in revisione quanto fatto in merito, identificando quali sono gli approcci con più potenziale di avere effettivi positivi, come l’allungamento – in salute – della vita. Si tratta di studi condotti su modelli animali e organismi semplici, e in alcuni casi convalidati da esperimenti condotti su primati non umani, che però ci dicono quali sono i campi più promettenti da testare, con cautela nell’uomo”. E quali sono queste strategie?

Un approccio possibile è quello di accoppiare l’esercizio fisico a schedule di digiuno intermittente, o parziale, o ancora a schemi di alimentazione distribuiti in modo diverso durante l’arco della giornata. Di certo la costruzione di schemi di restrizione calorica nell’uomo è più difficile che nei modelli animali, precisa Franceschi. “Un’altra strategia potenzialmente utile è quella della restrizione proteica o ancora del controllo farmacologico delle sirtuine, che sembrano essere collegate all’invecchiamento o l’inibizione di pathway molecolari, come quella dell’asse GH/IGF-1 o della via TOR-S6K, e dei processi infiammatori”.

Di Anna Lisa Bonfrancseschi

Fonte:http://www.wired.it/scienza/medicina/2015/02/11/pillola-basis-invecchiamento/

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