Vita eterna? Resurrezione? Possibile grazie all’ibernazione. [VIDEO]

In numerosi racconti di fantascienza l’ibernazione – vista come uno dei possibili metodi di animazione sospesa – è un importante espediente narrativo. Anche in alcune riviste, si teorizza la possibilità di ibernare un intero individuo prima della morte cerebrale in caso di coma irreversibile, oppure per evitare la morte a causa di un male incurabile, in attesa di future scoperte scientifiche in grado di fornire una cura, oppure per vivere una seconda vita, o ancora come metodo unidirezionale di viaggio nel tempo verso un’epoca futura e (ipoteticamente) migliore. Evidentemente per un fatto etico e legale è possibile solo la crioconservazione di corpi morti per cui sfruttando il lasso di tempo che passa dal blocco del battito cardiaco alla morte cerebrale si effettua il congelamento sperando di conservare intatte le strutture nervose.

Secondo i sostenitori della crioconservazione, in futuro dovrebbe essere possibile sviluppare una tecnologia in grado di ripristinare completamente le funzioni vitali dei corpi ibernati. In questa ipotesi, al momento del risveglio il corpo riacquisterebbe il fisico che aveva prima della conservazione; ovvero, il tempo del congelamento non determinerebbe un invecchiamento. Anche se fossero passate decine di anni, l’età biologica del corpo sarebbe rimasta la stessa come gli anni di vita che può ancora avere.

Una breve introduzione alla crionica Il 12 gennaio 1967 a Los Angeles, California, il primo “paziente” veniva trattato con speciali agenti protettivi e congelato immediatamente dopo la morte, nella speranza che future tecnologie ne permettessero il ritorno in vita ed il ringiovanimento.Tale procedura è la crionica (a volte chiamata ibernazione, ibernazione umana, criopreservazione, biostasi o sospensione crionica).

Essa mette in discussione il concetto tradizionale di morte e i limiti “naturali” della vita. Le prospettive su cui si basa (insieme affascinanti ed inquietanti) aprono orizzonti un tempo riservati solo agli dei.
Bitmap Image
La morte è la perdita irreversibile di informazione.

Più specificamente, la morte è la perdita irreversibile dell’informazione contenuta nel cervello (cioè le nostre memorie e la nostra personalità).

E’ sufficiente il mancato funzionamento di un organo per scatenare una serie di eventi che può risultare nel deterioramento del cervello (in genere per mancanza ossigeno) e quindi, nella morte. Una volta deteriorata la struttura del cervello, l’informazione in essa contenuta è irrimediabilmente persa e con essa ogni traccia della persona definita da tale informazione. Ma se la struttura del cervello fosse mantenuta intatta dopo la morte? Se si potesse prevenire la perdita delle strutture neuronali in cui la nostra personalità e i nostri ricordi sono codificati?

In effetti, tutto ciò è già possibile con la tecnologia odierna, anche se non in maniera perfetta. Alcune centinaia di persone, organizzate in varie organizzazioni, intendono farsi congelare (una volta morti), nel tentativo di prevenire la perdita irreversibile dell’informazione iscritta nel proprio cervello. Il problema è che, se da una parte è possibile preservare le strutture del cervello con tecniche attuali, non è invece ancora possibile rianimare una persona congelata.

Perché allora tale procedura, che a molti sembrerà solo un esempio estremo di accanimento terapeutico? Perché, se il progresso scientifico continuerà nella sua marcia, un giorno tale rianimazione potrebbe essere una realtà, così come oggi sono una realtà procedure quali il trapianto di organi e le terapie geniche, che generazioni precedenti avrebbero considerato miracoli (o fantascienza).

Il criterio di morte secondo la teoria dell’informazione

E’ giunto il momento di affrontare il problema-morte in maniera razionale.

Ralph Merkle, nel suo articolo “La riparazione a livello molecolare del cervello”, così descrive il concetto di morte secondo la teoria dell’informazione: “una persona è morta, secondo il criterio della teoria dell’informazione, se le sue memorie, personalità, speranze, sogni, etc. sono state distrutte nel senso della teoria dell’informazione. Questo significa che se le strutture del cervello che codificano la memoria e la personalità sono state danneggiate al punto che non sia possibile riportarle al corretto stato funzionale, allora la persona è morta. Se le strutture che codificano la memoria e la personalità sono invece sufficientemente intatte ed è possibile fare delle deduzioni sulla memoria e sulla personalità in esse codificate, allora il recupero di un appropriato stato funzionale è possibile, almeno in principio e la persona in questione non è morta.”

Solo partendo da questi presupposti si può intravedere la logica nascosta dietro un atto, come appunto quello di congelare una persona recentemente deceduta, che sarebbe altrimenti privo di qualsiasi fondamento.


I vantaggi del raffreddamento, o ipotermia indotta, sono noti da decenni: le radici dell’utilizzo della riduzione della temperatura a scopo terapeutico risalgono all’antichità: l’induzione di ipotermia era già diffusa tra gli antichi Egiziani, Greci e Romani. Ippocrate prescrisse l’applicazione topica di ghiaccio sulle ferite per favorire l’emostasi; già Galeno, nell’”Opera Omnia” analizzò i possibili vantaggi dell’ipotermia, partendo dallo studio di casi accidentali. Il generale Larrey, chirurgo di Napoleone, durante le campagne militari, osservò una mortalità più alta fra i soldati feriti che venivano scaldati rispetto a quelli che rimanevano esposti a temperature ambientali più rigide. Quando il corpo umano si trova ad una temperatura normale di 37°C, le cellule necessitano di un regolare apporto di ossigeno per produrre energia, mentre quando il cuore smette di battere, il sangue non trasporta più ossigeno al cervello ed il paziente può sopravvivere solo per 5 minuti prima che il danno neurologico diventi irreversibile. A temperature notevolmente basse, però, le cellule richiedono meno ossigeno e, di conseguenza, tutte le reazioni chimiche dell’organismo subiscono un processo di rallentamento (si pensi alle persone cadute in un lago ghiacciato , che vengono rianimate, nonostante siano state sottoposte a temperature di molti gradi al di sotto dello zero).

In lista per essere ibernate circa duemila persone, di queste già 200 sono nelle tewar (cisterne con azoto liquido a meno 196 gradi). La crionica, ovvero la preservazione a basse temperature di esseri umani morti con la speranza di ripristinare in futuro le loro funzioni vitali, è un fenomeno che riguarda anche l’Italia. Qui una decina di persone ha già sottoscritto un documento per chiedere che il proprio corpo venga criopreservato.


Uno di loro è già nei tewar da più di due anni. Aldo Fusciardi, un imprenditore di Cassino morto a 75 anni nel 2012, è stato il primo italiano ad essere ibernato dopo il suo decesso per infarto. Un suo amico, Giovanni Ranzo, ha optato assieme alla sua compagna per la stessa scelta ed ha sottoscritto un contratto con il Cryonic Institute. “L’idea dell’ibernazione mi dà serenità e per me è una scommessa. Vedo questa pratica l’unica alternativa all’estinzione. Di sicuro è una partita aperta”, spiega Ranzo, romano di cinquantacinque anni ed insegnante di letteratura, che ha sottoscritto il documento nel 2006, assieme ad Aldo. La modalità di pagamento di Ranzo è rateale: gli è bastato stipulare un’assicurazione sulla vita per cinquantamila euro (che nel suo caso riguardano la spesa di ventottomila euro per la pratica di criopreservazione, aggiunta al resto della somma per il trasporto della salma nel Michigan, all’interno della struttura) il cui beneficiario sarà il Cryonic Institute. Ha anche firmato un documento dove specifica di mettere a disposizione dell’Istituto il suo corpo dopo l’ ‘avvenuta morte legale’.


Le tariffe? Variano dai 28mila ai 150mila euro. Oltre alle due società già esistenti da anni negli Usa, la Alcor e il Cryonic Institute, ne è nata anche una in Russia, la Cryorus, ed in Europa l’Inghilterra e la Germania sono tra i Paesi con il maggiore seguito di ‘crionicisti’.


Il fenomeno è in aumento, “la scienza della rianimazione tra 50 o 100 anni sarà molto più avanzata di oggi”, perchè – secondo Max More, capo della Alcor, – le persone “che oggi soccombono ad una condizione fatale sono in effetti recuperabili. L’obiettivo è riuscire a preservarli per il futuro, quando una tecnologia più avanzata sarà in grado di riportarli in vita”.

PER SAPERNE DI PIU’ CLICCA QUI’

E alla mancanza di dati a livello scientifico, si aggiungono altri dubbi. Man mano che ci si allontana dalle strutture, i tempi per il trasporto verso la criopreservazione diventano più approssimativi. Tanto che qualche anno fa partì un progetto di residence pre-morte per i clienti, vicini alle strutture. Inoltre, non ci sono garanzie sulla solidità finanziaria delle stesse società. Ma c’è chi guarda al futuro con speranza. In attesa che il primo uomo dimostri che quelle cisterne non sono bare.

Fonte: http://www.diregiovani.it/rubriche/scientificamente/36510-vita-eterna-possibile-grazie-ibernazione.dg#sthash.CoBvyB4w.dpuf

 

Se ti è piaciuto l’ articolo condividilo e iscriviti alle nostre pagine Facebook “ Pianeta blu e Beautiful exotic planet earth” ed al nostro profilo su twitter. Per l’iscrizione:passa il mouse sul tasto ti piace,

aspetta due secondi si aprirà un finestrella.
Clicca sul tasto “Mi piace” e poi su “ricevi notifiche” per seguirci costantemente
.

Pianetablunews lo trovi anche su google plus

Segui anche il nostro blog  tramite email per non perdere altri articoli, curiosità e consigli!!

Ti è piaciuto l’articolo? condividilo anche tu sui social, clicca