Albenga: il giallo della strega bambina negli scavi di San Calocero

Un metro e quarantotto centimetri, 13 anni al massimo e incute molta paura. Colpevole di crimini orrendi o solamente terribile superstizione? E’ trovata sepolta a faccia in giù, come si faceva un tempo con i morti che si volevano umiliare. Non ha ancora un nome, ma sembra sia di sesso femminile, lo scheletro venuto alla luce negli scavi dell’area archeologica di San Calocero, ad Albenga, ma una cosa è certa: si tratta di una presenza inquietante, per il tipo di trattamento che le è stato riservato e per la posizione in cui è stata ritrovata. Con la faccia rivolta verso terra, come chiaro segno di disprezzo, ma, allo stesso tempo, in prossimità della facciata della chiesa, luogo ambito di sepoltura. Un rebus che gli archeologi stanno studiando proprio in queste ore, per capire chi fosse, cosa avesse fatto e perché.

Il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, in collaborazione con l’università di Aix-Marseille e con il determinante contributo economico della Fondazione Lamboglia, a cui si è aggiunto il sostegno del Comune di Albenga, della Coop Liguria e del campeggio Isola, è attualmente impegnato nella ripresa dello scavo archeologico di San Calocero ad Albenga, un sito che è stato al centro della ricerca sul tardoantico e sulle prime fasi della cristianizzazione, non solo in Liguria, ma in tutta l’Italia nord-occidentale almeno.

Venerdì 3 ottobre presso l’auditorium del S. Carlo di Albenga, a partire dalle 9 del mattino e fino alle 16, le équipes dello scavo del San Calocero e di Riva Ligure i rappresentanti delle istituzioni coinvolte e gli archeologi presenteranno i risultati della ricerca, attraverso significative applicazioni multimediali, ancora sperimentalmente su uno scavo archeologico, tra cui l’utilizzazione di un drone dell’università dell’Oregon per le riprese dall’alto. L’équipe, guidata dal professor Philippe Pergola del Pontificio e diretta sul campo da Alessandro Garrisi per Riva Ligure e Stefano Roascio per Albenga non nasconde la propria soddisfazione.Afferma Elena Dellù, archeo-antropologa responsabile dello scavo delle sepolture: “spesso queste “sepolture anomale” riguardano persone che in qualche modo vengono giudicate negativamente dalla società, per essersi macchiate di qualche crimine, che provvede ad inumarle attraverso un gesto di dispregio verso il corpo del defunto. Andrà tuttavia spiegato come mai, proprio questa sepoltura anomala, si trovi a contatto con la facciata della chiesa, un ambito tra i più ricercati come luogo di sepoltura”.

Sul punto afferma il Vicesindaco Riccardo Tomatis “Ieri pomeriggio io e il sindaco Giorgio Cangiano abbiamo fatto un sopralluogo sul sito. E’ stato molto emozionante vedere tutti quei ragazzi portare avanti un lavoro di scavo che ha permesso il ritrovamento di questo reperto”.Continua poi Tomatis “E’ molto suggestivo anche immaginare i motivi di una sepoltura effettuata a faccia in giù. Gli archeologi sono al lavoro per saperne ancora di più”.

La “nostra” tredicenne era dunque una reietta. «Quel che sappiamo è che aveva massimo 13 anni, perché le suture ossee non sono ancora saldate, per cui lo sviluppo non si era ancora completato – chiarisce Roascio -. Dalle dimensioni del bacino e del cranio capiremo se era maschio o femmina. C’è da considerare che allora la mortalità era alta, si viveva fino a 45-50 anni, per cui questa persona aveva già trascorso un terzo della sua vita. Al momento non abbiamo trovato segni di morte violenta».

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