Le certezze del cristianesimo in pericolo con la scoperta di una civiltà aliena?

“L’impatto più immediato di un messaggio alieno sarebbe uno scossone alle fedi religiose di tutto il mondo.” La scoperta di un qualunque segnale che indichi che non siamo soli nell’universo, potrebbe dimostrarsi assai problematico per le più importanti religioni organizzate, che furono fondate nell’era pre scientifica e che sono basate su una visione del cosmo che appartiene a un’epoca ormai passata. Anche se le scoperte cosmologiche di Copernico, Galileo, Einstein, e Hubble, causarano disagio e imbarazzo alla religione, alla fine vennero assorbite perchè la maggior parte delle religioni non fa alcune sforzo serio di descrivere l’universo fisico in modo scientifico. I loro miti della creazione sono poetici e simboloci più che fattuali, duemila anni fa ben poche persone avevano il minimo sospetto che al di là del cielo ci fosse un vasto universo. La superficie della Terra e la vita su di essa erano il creato. Il motivo per cui la cosmologia scientifica, con i suoi miliardi di galassie sparse nell’abisso dello spazio, fallì nel demolire le religioni affermate, risiede nel fatto che la fede religiosa si occupa principalmente di persone, e non dell’universo. Paul Davies fisico, saggista e divulgatore scientifico spiega a modo suo perchè la religione, in particolare il cristianesimo sarebbe messa in crisi.

La maggior parte delle religioni, si concentra su una specie particolare che è esistita su un pianeta di una galassia per un misero centomillesimo dell’età dell’universo. Una specie che nonostante ciò, si dice abbia una relazione speciale, nientemeno che con l’architetto del cosmo. Il pericolo è che la religione non riguardi la vastità del cosmo, ma gli affari di esseri dotati di intelleto. Il cristianesimo è la religione messa più alla prova dall’esistenza di esseri extraterrestri, dal momento che i cristiani credono che Dio sia diventato un essere umano: Gesù chiamato Salvatore, proprio perchè si è incarnato per salvare l’umanità; non venne per salvare le balene, i delfinim i gorilla o gli scimpazè, e nemmeno i Neanderthal. Gesù fu il salvatore di “Homo Sapiens”: un pianeta e una specie.

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La plausibilità di una missione divina così straordinariamente focalizzata era molto più facile da accettare quando la maggior parte della gente credeva -come succedeva due milleni fa- che ci fossero soltano una Terra e una specie intelligente, quando non si sapeva nulla dell’estinzione dei Neanderthal e non si aveva riflettuto molto sulla possibilità dell’esistenza di alieni in altri mondi.

 

Il problema del cristianesimo è messo in grande rilievo quando si tiene conto del relativo stato di progresso delle civiltà aliene. Come sottolineato, se l’intelligenza è diffusa nell’universo, ci saranno comunità di esseri che possono aver raggiunto il nostro stadio di sviluppo milioni di anni fa. E’ probabile che tali esseri siano molto avanzati rispetto a noi, non soltanto dal punto di vista scientifico, e tecnologico ma anche etico. E’ possibile che abbiano usato l’ingegneria genetica per eliminare comportamenti smaccatamente criminali o antisociali. Per i nostri standard sarebbero dei veri e propri santi. Ed ecco la situazione critica per il cristianesimo: se noi miseri uomini saremo salvati, non si meriano una possibilità anche questi santi esseri alieni?

Bene, cos’ha da dire la chiesa sull’argomento?

La questione della vita extraterrestre, anche se oggi non è tra le prime in classifica, non è stata del tutto ignorata dai teologi. Una ricerca tra la letteratura rivela due frasi scappatoia in base alle quali gli alieni potrebbero essere salvati. La prima fa appello alle incarnazioni multiple: un salvatore per ogni specie meritoria. “Dio fattosi carne verdolina per salvare ometti verdi” è come me l’ha spiegata un giorno un pastore anglicano. Il problema, con questa idea, è che l’incarnazione (Dio si fa Carne) dovrebbe essere un evento unico: la Bibbia dice che Gesù è l’unico figlio di Dio, e molti cristiani considerano un’eresia l’ipotesi di incarnazioni avvenute su miliardi di pianeti. L’altra soluzione consiste nell’ipotizzare che ci sia soltano un’incarnazione e un univo salvatore, nella forma di Gesù Cristo terrestre, e che sia il destino assegnato da Dio agli uomini quello di “spargere”il verbo nell’universo. Gli uomini, così, si assumono la responsabilità di una specie di crociata cosmica, presumibilmente prima via radio; aumentando le divertenti probabilità che, se mai entreremo in contatto con E.T, i cristiani possano presentare agli alieni come la strada verso la salvezza e viceversa.

 

Di solito i teologi non considerano gli extraterrestri una minaccia per l’umanità. E’ diventata famosa la frase del reverendo Funes quando era a capo dell’osservatorio Vaticano “L’extraterrestre è mio fratello”. Diceva il religioso “Come possiamo escludere che esseri intelligenti creati da Dio, non popolino altri pianeti nell’universo?”.

 

Poco dopo queste esternazioni di Gabriel Funes, venne pubblicata una ricerca in cui si chiedeva a 1135 persone di fedi diverse se la scoperta di un’intelligenza extraterrestre avrebbe avuto un impatto negativo sulle proprie fedi religiose. Lo studio fu condotto dal teologo luterano Ted Peters.

 

E’ rilevante notare che solo un numero ristretto di fedeli lo abbia ritenuto un problema: la maggior parte di loro risposeche la propria fede poteva comodamente far spazio a essere alieni progrediti, senza troppi scossoni alle proprie credenze fondamentali. Molti addiritura consideravano l’esistenza di altri esseri un arrichimento nel quadro della creazione divina. La maggior parte dei commenti tuttavia aveva l’aria di spazzare il problema sotto il tappeto. Pochissimi, tra gli intervistati cristiani, entrarono nel campo minato dell’unicità dell’incarnazione e della natura della salvezza specifica della nostra specie. Una manciata tra questi pochissimi identificò il problema, ma non venne fornita alcuna nuova soluzione.

I cristiani non sono sempre stati così rilassati nei confronti di questo problema: quando Giornado Bruno propose che ci fossero molto mondi abitati, nel XVIII secolo, fu condannato a morte per eresia. Il terribile destino di Giordano Bruno non bastò a indebolire l’entusiasmo su dibattito intorno alla vita extraterrestre, e in tutta l’Europa cristiana si espanse la credenza che esistessero esseri alieni. L’ostinato problema dell’incarnazione tuttavia era sempre sullo sfondo. Agli inizi del XIX secolo William Whewell, filosofo presso l’università di Cambridge divenuto famoso per aver coniato il termine “scientista” era preside del Trinity College, il posto occupato prima di lui da Isacc Newton. Esprimendo il suo punto di vista prevalente, Whewell fu in un primo tempo a favore degli esseri extraterrestri, ma a partire dal 1850 cominciarono ad affiorare i dubbi alimentati dalle preoccupazioni teologiche sull’incarnazione e la salvezza dell’umanità. In un manoscritto non publicato, dal titolo Astronomia e Religione scrisse:

 

Dio è intervenuto nella storia dell’umanità in modo speciale e personale…cosa dobbiamo immaginare per quanto riguarda gli altri mondi che la scienza ci rivela? Esiste un simile schema di salvezza per ciascuno di loro? La nostra visione del salvatore dell’uomo non ci consente di immaginare che ci sia più di un salvatore. E il salvatore, venuto come uomo tra gli uomini, è parte così essenziale dello schema…che il tentativo di trasferirlo ad altri mondi e immaginare che li esista qualcosa di analogo è più ripugnante al nostro sentire, che immaginare che questi altri mondi non siano forniti di alcuno schema divino di salvezza.

 

In altre parole Whewell sostenne che non esistono esseri extraterrestri che vale la pena di salvare. Le sue pesanti riflessioni culminarono in un libro pubblicato anonimamente nel 1854 con il titolo “Sulla pluralità dei mondi” in cui cercò di sfruttare ragionamenti scientifici per appoggiare quella che in buona sostanza, era un’obiezione cristiana all’esistenza degli alieni.

Nonostante ciò, anche il punto di vista opposto, ossia quello che ci siano innumerevoli pianeti che ospitano esseri santificati, si è dimostrata essere popolare tra i cristiani. Nel 1758 Emanuel Sweden-Borg, uno scienziato, filosofo e mistico svedese sulle cui idee ancora oggi è basato un certo culto, offrì una scappatoia al pantano teologico nel curioso libricino “Le terre nel cielo stellato”. Come molti altri studiosi del suo tempo Swedenborg era convinto, anche sul piano teologico, che un certo numero di pianeti anche del sistema solare fossero abitati. Si spinse addirittura a descrivere l’aspetto, i vestiti, la struttura familiare, le pratiche religiose e la vita mondana dei presunti alieni. Descrisse ancora la società idilliaca presente su Marte: un prototipo di struttura sociale perfetta. Nonostante questa presunta utopia marziana, Swedenborg insisteva sul fatto che soltano la Terra avesse ospitato un’incarnazione. Sul problema della natura dell’incarnazione specifica della nostra specie Swedenborg propose una soluzione originale, anche gli extraterrestri sarebbero umani: “Ci sono terre in numeri immensi, abitate da esseri umani, non soltanto in questo sistema solare ma nel cielo stellato, al di la di esso”. In questo modo quando Gesù Cristo morì per salvare l’umanità la definizione si estese, convenientemente, a comprendere gli alieni.

 

Sempre sulle reincarnazione E.A Milne fisico matematico e cosmologo britannico scrisse nel 1952 nel suo libro Cosmologia moderna e idea cristiana di Dio:

 

Il più notevole intervento di Dio nell’attuale processo storico, secondo il punto di vista cristiano è stato l’Incarnazione. Si è trattato di un evento univo, oppure è stato rimesso in atto in ognuno degli innumerevoli pianeti? Il cristiano indietreggerebbe con orrore da una simile conclusione. Non possiamo immaginare il Figlio di Dio che soffre per interposta persona su ognuno di una miriade di pianeti. Il cristiano eviterebbe questa conclusione partendo dall’ipotesi ben definita che il nostro pianeta è, di fatto, unico. Che dire allora dei possibili abitanti degli altri pianeti se l’Incarnazione si è verificata soltando sul nostro?

 

Milne ha centrato la questione e continua suggerendo che il problema teologico sarebbe eluso se il Verbo potesse essere diffuso dalla terra usando i radio telescopi!

 

La confusione della religione sul tema degli extraterrestri

Risulta evidente da queste citazioni che la teologia cristiana quando si parla di esseri extraterrestri, è un pasticcio spaventoso, e che un risultato positivo sulla ricerca di vita aliena aprirebbe subito un orribile vaso di Pandora a prescindere dalle blande rassicurazioni fornite fin’ora dai leader religiosi. A dire il vero, la scoperta degli alieni infliggerebbe un duro colpo non soltanto al cristianesimo, ma a tutte le religioni tradizionali. Non stiamo dicendo che ciò che in modo grossolano quella che possiamo chiamare la dimensione spirituale della vita umana ne sarebbe eclissata, o che verrebbe negata la fede in qualche sorta di scopo o significato più ampio; i buddisti, fur di dubbio continuerebbero a cercare il cammino dell’illuminismo tramite una riflessione interiore, anche se consci dell’esistenza di vita intelligente oltre la Terra. Ciò che è chiaro, tuttavia, è che per ogni teologia che insista sull’unicità umana sarebbe una catastrofe; come questo si concretizzerebbe in termini di sconvolgimenti sociali e politici a livello mondiale è difficile da prevedere. La religione anche se lenta a cambiare è molto adattabile, nel corso dei secoli è riuscita a venire a patti con la cosmologia copernicana, con l’evoluzione darwiniana, il sequenziamento del genoma a altri destabilizzanti sviluppi scientifici. Tra questi l’evoluzione è stato il più difficile da digerire a causa della sua minaccia implicita allo status unico dell’Homo Sapiens. La scoperta di extraterrestri progrediti rappresenterebbe una minaccia della stessa natura, ma ancora più esplicita, e pertanto, ancora più difficile da assimilare.

Fonte:http://www.ufoonline.it/2014/09/06/le-certezze-del-cristianesimo-in-pericolo-con-la-scoperta-di-una-civilt%C3%A0-aliena/

 

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