Epidemie di morbillo, Italia al primo posto nell’Ue

 Va all’Italia il primo posto in classifica, come paese europeo più colpito dal morbillo: sono stati 3400 i casi italiani registrati, sui 12mila censiti in Europa tra novembre 2012 e ottobre 2013: l’87% delle persone colpite non erano vaccinate. Un caso di morbillo su tre è dunque italiano: sono questi i numeri allarmanti dell’ultimo rapporto dell’European Center for Diseases Control (Ecdc), pubblicati sul sito dell’agenzia. È chiaro come l’obiettivo di debellare questa malattia sia ancora molto lontano, non solo per l’Italia ma anche per Gran Bretagna, Germania, Olanda e Romania, insieme a noi tra i paesi più colpiti. Anche se sembra assurdo, secondo il rapporto si tratta di un dato positivo: rispetto alle epidemie del 2010 e del 2011 il numero di casi è molto diminuito, ma rimane “inaccettabilmente alto considerato l’obiettivo di eliminare morbillo e rosolia dall’Europa intorno al 2015”. Una nota dolente, fortunatamente non tricolore, arriva infatti anche per la rosolia. Sempre secondo il rapporto dell’Ecdc nello stesso periodo – da novembre 2012 a ottobre 2013-sono stati circa 40mila i casi segnalati, dei quali però il 99% nella sola Polonia (per l’Italia non ci sono dati).

Ma i numeri parlano chiaro, e raggiungere il traguardo di eliminare queste malattia entro il 2015 (un obiettivo stabilito dall’Oms) sarà quanto mai improbabile se la principale causa della diffusione continua a essere la non vaccinazione. Non sembrano infatti far notizia le centinaia di persone che, non vaccinate, si ammalano e continuano poi a soffrire di gravi complicazioni, mentre è sempre più grande lo spazio che viene dato (specialmente sulla rete) ai sospetti sui presunti danni delle vaccinazioni sulla salute, in particolare  modo quella dei bambini. L’argomento è delicato, ma anche le complicazioni del morbillo non sono certo acqua fresca: si parla di encefaliti, danni cerebrali -con gravi conseguenze in molti casi- e polmoniti. Già tra il 2010 e il 2012 furono segnalati in Italia 8304 casi, con 2155 complicanze tra le quali appunto 197 polmoniti e 11 encefaliti. In un caso su quattro fu richiesto il ricovero in ospedale, e ci fu una morte.

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Medici vs internet

Secondo gli esperti, che da anni intervengono per ricordare l’importanza delle vaccinazioni, la comunità scientifica stessa dovrebbe mobilitarsi per promuovere la prevenzione, aiutando la corretta informazione in prima persona, parlando con le madri e rassicurandole, spegnendo gli allarmismi. Non esiste infatti nessuno studio accreditato che sostenga che i vaccini favoriscono l’insorgere di allergie o patologie gravi come l’autismo, eppure questo spettro terrorizza ancora tutte le famiglie. Al momento di decidere se vaccinare i figli o meno, infatti, i genitori si trovano a districarsi tra il pareri dei medici e una schiera di siti web che sostengono la teoria del complotto delle multinazionali farmaceutiche per coprire il legame tra vaccini e autismo. Se da una parte il potersi informare è uno dei benefici della rete, dall’altra si è bombardati da informazioni di ogni sorta, spesso non verificabili, perciò le fonti vanno scelte con cura.

Il caso Wakefield

L’ipotesi della correlazione tra i vaccini e lo sviluppo dell’autismo nasce nel 1998, quando il gastroenterologo Andrew Wakefield suggerì il legame tra il siero trivalente morbillo-epatite-rosolia e l’insorgere della patologia nei bambini. Lo studio fu pubblicato il 28 febbraio 1998 sulla rivista The Lancet, ed effettuato su un campione di 12 individui, 10 dei quali affetti da autismo: Wakefield sottopose i bambini a una colonscopia e trovata un’infiammazione intestinale in atto non tardò a confezionare l’ipotesi della correlazione, annunciata pubblicamente in una conferenza stampa e che diede origine a tutti i movimenti anti-vaccini che ancora oggi esistono. Non venne tuttavia menzionato che la maggior parte dei bambini malati avevano mostrato i sintomi dell’autismo già prima delle vaccinazioni, e la ricerca non tardò a rivelarsi una frode su tutti i fronti, tanto che molti co-autori del paper si dissociarono. Le informazioni contenute nello studio erano state alterate, la strumentazione utilizzata era inadatta e i dati erano stati modificati intenzionalmente perché, come fu scoperto solo in seguito, Wakefield aveva ricevuto denaro dagli avvocati impegnati nelleclass action di famiglie con bambini autistici, per agevolare loro le cause di risarcimento intentate contro le case farmaceutiche che distribuivano il vaccino.

Come se non bastasse, Wakefield non era proprio motivato dalle più nobili intenzioni: lui stesso aveva brevettato un sistema per la produzione dei tre vaccini singoli (soluzione che suggeriva in sostituzione al vaccino trivalente), e il finanziatore della ricerca era un avvocato che mirava a far causa alle aziende farmaceutiche produttrici di vaccini, per ottenere un rimborso milionario. Il 2 febbraio 2010 la rivista The Lancet ritirò dunque lo studio, Wakefield fu espulso dall’ordine dei medici e accusato di “condotta non etica, disonesta e irresponsabile”, ma in tutto il mondo anglosassone  il fenomeno anti-vaccini era già inarrestabile: ci fu un crollo dei bambini vaccinati e dal 2000 in poi le epidemie non fecero che aumentare, con la comparsa di complicazioni, vittime e la perdita di tutti quei risultati ottenuti con anni di prevenzione. Solo nei primi quattro mesi del 2013, infatti, nell’area di Swansea in Galles si registrarono 600 casi di morbillo. L’epidemia arrivò a far contare un totale di 1.219 casi (tra i quali un decesso) nei successivi quattro mesi.

I vaccini ai giorni nostri

Secondo i dati dell’Oms sono tre milioni ogni anno i decessi evitati grazie alle vaccinazioni. Eppure  il calo nella prevenzione è una realtà, e proprio per questo si rischia di veder ricomparire molte infezioni che erano state quasi debellate: la copertura, a oggi, è purtroppo ancora inefficace. Complici i movimenti anti-vaccinazioni, infatti, solamente il 90% dei nuovi nati viene sottoposto ai vaccini previsti e, come spiegano i medici, rimane scoperta la popolazione adulta. Una fetta da non sottovalutare a causa soprattutto delle complicanze, che possono essere ancora più gravi rispetto alle forme delle malattie che colpiscono i bambini, e portare anche alla morte. Il rischio nel contrarre queste malattie in età adulta aumenta soprattutto nei periodi sensibili come la gravidanza: una madre che si ammala di rosolia, ad esempio, può portare a malformazioni nel feto e alla nascita di bambini affetti da gravi patologie.

Paradossalmente, è proprio grazie al livello di copertura raggiunta negli anni grazie alle vaccinazioni che i genitori hanno iniziato a sottovalutare queste patologie e -in funzione anche dei dubbi che arrivano dal web- a decidere di non far vaccinare i figli. Come spiega Marta Ciofi degli Atti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, ”La circolazione del virus del morbillo, trasmissibile per via aerea e con una contagiosità molto elevata, non è influenzata dalle migliorate condizioni socio-economiche. È quindi una malattia che può essere molto grave, e l’unica protezione disponibile è appunto il vaccino”. L’invito di tutti i medici è di fare il possibile per mantenere la fiducia delle famiglie in quello che è un fondamentale strumento di salute, anche a fronte della ricomparsa di altre malattie che erano state lentamente debellate (come la tubercolosi nei paesi industrializzati, ora al 5% di tutte le patologie): una lista che potrebbe allungarsi, mentre la società si dimentica in che modo sono stati sconfitti vaiolo e poliomielite.

“Vaccination has greatly reduced the burden of infectious diseases. Only clean water, also considered to be a basic human right, performs better”. World Health Organization

Fonti: ANSA, Organizzazione mondiale della Sanità, Istituto Superiore di Sanità, European Center for Disease Control

Di Eleonora Degano

Condiviso da:oggiscienza.wordpress.com

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